Envie, violenza davanti al figlio: arrestato dopo anni di maltrattamenti
18 febbraio 2026
Cuneo
Quel giorno di dicembre del 2023 all’ennesima sfuriata le aveva messo le mani al collo e intanto filmava la scena poi inviata ai genitori di lei dicendo "ecco cosa faccio a vostra figlia perché è testarda". Non era la prima volta che il marito la picchiava: nel 2019 lei lo aveva già denunciato e lui aveva patteggiato la pena per maltrattamenti e lesioni. G.E. e la moglie si erano sposati proprio quell’anno ed erano venuti ad abitare a Manta; tornarono per qualche tempo in Albania quando lei rimase incinta e da lì nuovamente in Italia ad Envie. Durante questi anni, e nonostante fosse già stato denunciato, lui avrebbe continuato a metterle le mani al collo e a minacciarla con un coltello ogni volta che c’era una discussione. “Ero a pezzi, sola, senza la mia famiglia, avevo paura mi portasse via il figlio, ma da noi c’è una mentalità, se divorzi non puoi tornare dalla famiglia”. Anche quel pomeriggio del 10 dicembre le aveva messo le mani al collo solo perchè lei non aveva voglia di accompagnarlo dalla sorella, e poi uscì da solo. Quando più tardi la chiamò lei era scappata di casa con il figlio, lui le disse di tornare indietro, “perchè diceva che quello che succede tra noi è una cosa normale - aveva riferito la donna ai giudici - ma io dissi no e che lo avrei denunciato, ho chiamato la polizia ma non capivano quello che dicevo”. Si trovava davanti ad un bar/panetteria, dove quel pomeriggio si doveva svolgere una festa, e lui la raggiunse lì. Le urla della donna - che ha raccontato ai giudici di essere stata tirata per i capelli, spinta e buttata a terra, colpita con un pugno e uno schiaffo - richiamarono l’attenzione della persone nel locale che accorsero, “affacciandomi alla vetrina ho visto una donna a terra e un uomo che la picchiava - ha riferito in aula una dipendente del locale - d’istinto sono uscita insieme ad un cliente, io sono andata dalla donna e lui verso l’uomo che stava andando al furgone col bambino e ci disse ‘fatevi i c… vostri”. Lo stesso soccorritore chiamato a deporre in tribunale ha riferito di essere anche stato minacciato il giorno dopo, “ero al bar a fare colazione, lui è entrato e mi ha chiesto se ero stato io a chiamare i carabinieri. Io dissi no e lui aggiunse, ‘tranquillo che io e te ci rivedremo’”. Le stesse minacce che furono ritrovate dagli inquirenti su alcuni messaggi registrati sul cellulare dell’imputato e inviati ai parenti, ‘giuro che non saranno felici senza di me perchè li ammazzerò, la vita di mio figlio non ha senso senza di me e allora li ammazzerò’ e ancora a inizio 2024 rivolgendosi direttamente alla ex moglie ‘fai attenzione, vieni che ti sto aspettando, ti aggiusto io’. Al presidente del collegio che chiedeva spiegazioni di quanto affermato, l’uomo ha dichiarato che alcuni termini cambiano significato dall’albanese all’italiano, che non aveva intenzione di ammazzarla. Intanto la donna era stata collocata in una struttura protetta di cui lei stessa aveva dato l’indirizzo all’uomo, “era Natale e volevo far vedere mio figlio al padre, ci siamo incontrati in una pizzeria, so che ho sbagliato”. Una circostanza confermata dall’ operatrice che lavorava nella struttura dove la donna era alloggiata, “era molto sola, presa dai dubbi per il figlio allontanato dal padre, pensava di tornare per far crescere il figlio col genitore. Noi le spiegammo che sarebbe stato controproducente per il bambino. Lei non aveva manifestato il desiderio di tornare con lui. Poi per sicurezza venne trasferita in un’altra località sicura e non l’ho più vista”. Da marzo del 2025, dopo aver trovato lavoro ed essere diventata autonoma, la donna vive in un proprio alloggio, mentre l’imputato sottoposto alla misura cautelare del divieto di avvicinamento, incontra il figlio in un luogo neutro. L’udienza è stata rinviata per il completamento dell’istruttoria e la discussione al 27 febbraio.