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Renato, il “pellegrino a pedali” che ha raggiunto i più importanti santuari d’Europa

15 febbraio 2026

Cuneo

Renato Manassero Tenace e instancabile nel fisico e nella mente, ha passato gran parte della vita a viaggiare per lavoro e per piacere. Renato Manassero (classe 1947), per 40 anni camionista, allegro e divertente narra volentieri episodi e aneddoti della sua movimentata esistenza, improntata alla semplicità e alla gioia di vivere e di godere dei propri affetti. Nativo di Fossano, si è trasferito a Borgo San Dalmazzo in seguito al matrimonio con Elsa Parola nell’ottobre del ’71 e, dopo qualche anno, a Vignolo, paese di origine della moglie. Appassionato di bicicletta sin dall’infanzia, ha pedalato verso 13 santuari d’Europa percorrendo oltre 13.000 chilometri dal 1995 al 2021. Da qualche anno condivide le immagini di questi paesaggi e tante emozioni che hanno accompagnato i percorsi con chi non ha la possibilità di viverle in prima persona: grazie al suo carattere socievole, viene invitato a numerosi incontri nelle biblioteche, ma soprattutto in tante case di riposo, dove gli anziani trascorrono pomeriggi un po’ diversi e attraverso la proiezione delle foto rivedono luoghi per qualcuno visitati in passato e per altri mai visti. Durante il lockdown, spinto dalla nipote Anna, ha scritto il libro “Per i santuari d’Europa in bicicletta”, edito da Leggimi nel 2021, nel quale porta il lettore sulle faticose salite delle Alpi, nelle afose pianure spagnole, tra verdeggianti colline in Austria o lungo i litorali della Puglia. Così Manassero narra la sua esperienza: “Da bambino ero un grande tifoso di Gino Bartali e sognavo di partecipare al Giro d’Italia, che mi limitavo a seguire alla radio di nonna Maria. In casa non possedevamo biciclette; alcuni dei miei amici già ne avevano una, mentre io beneficiavo talvolta del prestito di quella di zio Giuseppe, l’unico parente ad avercela, come mezzo di trasporto per recarsi al lavoro. Era una bici pesantissima, in ferro con il portapacchi davanti per caricare le cassette della frutta, ma andava benissimo per unirmi ai miei compagni nelle gite al santuario di Cussanio o a Stura, dove il sabato in estate andavamo a fare il bagno; la domenica, invece, raggiungevamo i paesi vicini per i tornei di calcio. Gli esordi Quando iniziai a lavorare, acquistai una bicicletta che mi serviva prevalentemente per recarmi alla ditta e, la prima degna di tale nome, mi fu regalata nell’87 da mia moglie per il 40° compleanno. Fu un dono bellissimo, ricordo tuttora la gioia di quel giorno. Di lì cominciai a fare il ciclista della domenica mattina, con gite progressivamente più lunghe nei dintorni e strinsi amicizie con altri compaesani con la stessa passione. In particolare Roberto Cartei, anche lui di Vignolo, già esperto ciclista, mi diede preziosi consigli per allenarmi con assiduità e pian piano iniziai ad affiancarlo nei suoi giri. Per otto anni consecutivi andammo a Sanremo il giorno di San Giuseppe per assistere alla corsa ciclistica Milano -  Sanremo. Partivamo in bicicletta al mattino alle 5:30 da Vignolo, attraverso il colle di San Bernardino scendevamo ad Albenga per raggiungere Sanremo. Terminata la tappa ripartivamo in sella passando per Ventimiglia; a Breil salivamo sulla vettura della società ciclistica Vignolo, avendo comunque percorso 180 km. Con lui andai, da casa, a Sant’Anna di Vinadio: fu il primo dei santuari che raggiunsi in bicicletta provando una grande soddisfazione. Non è un percorso lunghissimo, ma per un ciclista della domenica era già un bel traguardo salire al santuario più alto d’Europa! Nel ‘91 conobbi un altro ciclista, Sergio, che mi raccontò di aver partecipato ad un viaggio cicloturistico a Lourdes, santuario a cui sono particolarmente affezionato in quanto meta del mio viaggio di nozze. Mi spiegò che occorreva percorrere circa 150 km al dì, per 6 giorni, ma che il tragitto non era particolarmente faticoso. Cominciò così a frullarmi in testa l’idea di provarci e iniziò l’allenamento per il primo dei miei pellegrinaggi su due ruote. Tredici viaggi Fu così che nel ’95, con tre amici, percorsi il tragitto Cuneo - Lourdes per un totale di 900 km e iniziò l’avventura dei santuari d’Europa; seguirono: 1998 Lourdes – Santiago de Compostela, noto come Cammino Francese, di 1000 km; 2000, in occasione del Giubileo, fu d’obbligo la Via Francigena, Cuneo – Roma, di 950 km; 2007 Cuneo – Banneux, 1.100 km; 2009 dall’Austria alla Polonia: Mariazell – Czestochowa, 850 km; 2014 Lisbona – Santiago de Compostela, Cammino Portoghese, 650 km; 2015 Cuneo – Lourdes, attraverso il Massiccio Centrale, 1250 km; 2016 tour della Provenza Notre Dame de Laus – Notre Dame de la Salette, 750 km; 2017 Lourdes – Fatima, 1450 km; 2018 Lourdes – Santiago de Compostela, Cammino Cantabrico, 1250 km; 2019 Monserrat di Borgo San Dalmazzo – Monserrat di Barcellona, 950 km; 2020 Roma – Santa Maria di Leuca, lungo la Via Micaelica, 900 km; 2021 Cuneo – Mariazell – Vienna, 1300 km. Ho fatto questi viaggi con 4 o 5 amici, che a seconda del tempo a disposizione, si sono aggregati in alternanza. Nel ’95 non avevo in mente alcun progetto; dopo Lourdes la voglia di proseguire è nata, anche grazie a gente conosciuta nelle pedalate, che mi ha raccontato, per esempio, di aver fatto uno dei Cammini di Santiago. Inizialmente il tempo a disposizione era poco, sia per i percorsi, che per l’allenamento, ma dopo il 2007, anno del mio pensionamento, ho intensificato l’attività. Il viaggio interiore La meta è senz’altro l’obiettivo di chi parte in bici, ma mi sono goduto ogni percorso, anche grazie ai miei compagni di viaggio. Ne sono nate solide amicizie, perché la fatica, le intemperie e le difficoltà che si possono incontrare, legano fortemente. In tutti i miei viaggi ho assaporato il panorama, le feste e i canti popolari, i racconti di chi ho incontrato e con molti emeriti sconosciuti ho intessuto e mantenuto relazioni che durano tutt’ora, a distanza di anni. Grazie al lavoro di camionista ho imparato a dialogare discretamente in francese, spagnolo e inglese, abilità che mi ha consentito di relazionarmi con molti altri ‘pellegrini a pedali’. Nei chilometri percorsi mi sono sempre soffermato sulla gente e molte persone hanno toccato il mio cuore: ho incontrato genitori che hanno perso un figlio, figli che hanno perso prematuramente un genitore, persone che vivono il dramma di una grave malattia propria o di un familiare, vedovi/e che fanno il viaggio in memoria del compagno/a scomparso e con cui avrebbero voluto un giorno condividere il cammino, ecc., storie di vita vissuta, che entrano nell’anima! I primi viaggi, negli anni ’90, erano molto meno inflazionati rispetto agli anni recenti: con le nostre biciclette cariche di circa 30 chili attraversavamo lunghe zone in cui non si incontrava nessuno. Erano condizioni ideali per un intimo raccoglimento. L’ultimo pellegrinaggio è stato nel 2021, anno del mio 50° anniversario di matrimonio e, su richiesta di mia moglie, ho promesso di ridimensionare le mie imprese. Itinerari e incontri Alcuni itinerari sono nati quasi per caso: è l’esempio del tratto Notre Dame de Laus – Notre Dame de la Salette, percorso con mio nipote Omar, che avendo un’attività in proprio e due figlie allora piccole, mi propose di trovare una meta raggiungibile in soli 5 giorni e non troppo distante da Cuneo. Fu l’occasione per scoprire panorami bellissimi e un contesto tranquillo. Fatima in bicicletta era, invece, il mio sogno nel cassetto dall’età di 7 anni, quando tre fratelli, figli del sacrestano del Duomo di Fossano, partirono da casa in bicicletta per raggiungere questo santuario, in occasione dell’Anno Mariano proclamato da Pio XII per commemorare il centenario del dogma dell’Immacolata concezione della Vergine Maria. Impiegarono tre mesi e percorsero 4000 km tra andata e ritorno: ogni settimana su ‘La Fedeltà’ usciva una puntata del loro viaggio, che leggevo con mia madrina Lucia, maestra e missionaria diocesana. Nei vari viaggi ho dormito a volte negli ostelli, ma prediligo gli alberghi, più tranquilli e meno movimentati. Un’esperienza unica è stata il pernottamento a Lourdes alla comunità Cenacolo di suor Elvira, situata su una collina nelle vicinanze del santuario. Abbiamo cenato con i ragazzi ospiti, che dopo il pasto ci hanno accolti alle confessioni comunitarie, momenti  di condivisione dei loro problemi, malinconie e desiderio di riabbracciare le loro famiglie. È stato molto toccante. L’idea del libro Non avrei mai immaginato di scrivere un libro: l’idea è stata di mia nipote Anna, musa ispiratrice, che conoscendo la mia loquacità mi ha incoraggiato a provare e mi ha dato una mano nella correzione dei testi. Capitolo dopo capitolo siamo giunti al termine, scambiandoci il materiale via mail. È stata un’enorme soddisfazione, ma soprattutto mi ha regalato un rapporto privilegiato con lei: ci siamo conosciuti più a fondo e in un modo diverso. L’intera famiglia, le mie figlie Cristina e Daniela, i generi e gli altri quattro nipoti hanno fatto il tifo per la mia opera, in primis mia moglie a cui devo l’appoggio e il sostegno di un’intera vita. È stata la mia compagna di molti viaggi in camion per l’Europa, quando le figlie erano già grandi e autonome ed ha partecipato emotivamente e con apprensione ai miei pellegrinaggi in bicicletta. Tutto ciò che ho fatto nella vita è stato possibile grazie al suo supporto e al suo aiuto. Condividere i viaggi Qualche anno fa mi è stato chiesto di presentare il libro in biblioteca a Cervasca; di conseguenza sono stato contattato per altre serate in diversi comuni e teatri. Vedendo l’allegria che il racconto creava, è nata l’idea di portare l’esperienza in alcune case di riposo, che ora sono diventate 16: proietto foto dei percorsi e narro episodi con grande interesse degli ospiti. In ogni struttura ho dedicato una decina di incontri, al termine dei quali si festeggia e si balla con coinvolgimento e buon umore”. Renato Manassero ha ricevuto attestazioni di stima e ringraziamento dai rettori dei 13 santuari riportati nel libro, oltre che dalla Santa Sede. Il libro è acquistabile presso l’editore e il ricavato è interamente devoluto in beneficenza a don Sami, sacerdote indiano, che aiuta bambini e donne sole o vittime di violenza. Manassero con Omar Turco intervsita Cucco 2026 Manassero con Omar Turco intervsita Cucco 2026 Manassero Renato intervsita Cucco 2026
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