
Villaggio di Liguri Montani
La storia documentata delle popolazioni e delle terre dell’attuale Piemonte, comincia con la conquista compiuta dalle legioni della Repubblica di Roma tra il II secolo e la fine del I secolo a.C., quando nel nostro territorio vivevano tribù celtiche, a nord del Po, e tribù liguri a sud del Po.

Guerrieri Liguri Montani
Celti e Liguri in Piemonte
I Celti erano un insieme di popoli che nel periodo di massima espansione erano stanziati in un’ampia area dell’Europa, dalle isole britanniche fino al bacino del Danubio.
In Piemonte, le principali
tribù celtiche erano: gli Insubri nel Piemonte orientale, Lombardia e Canton Ticino; i Vittimuli (o Ictimuli) nel Biellese, dove sfruttavano anche le importanti miniere d’oro (oggi Riserva Naturale della Bessa); i Libui nel Vercellese; i Vertamocori nel Novarese; i Taurini nel Torinese e i Salassi nella Valle d’Aosta e valli del Canavese.
Oggi in Piemonte ci sono diversi gruppi e associazioni che ripropongono la storia e la cultura dei Celti, quali l’Associazione culturale Okelum di Torino, Il Gruppo di rievocazione celtico Clan della Fossa di Brianze (Vercelli) e l’Associazione culturale Terra Taurina di Pino Torinese.
In epoca preromana i Liguri occupavano l’attuale Liguria, il Piemonte a sud del Po e le Alpi Marittime. Le principali
tribù liguri erano: i Bagienni in una vasta area tra astigiano, albese e cuneese; gli Statielli nel territorio di Acqui Terme; i Liguri Montani (o Capillati, o Alpini) nelle valli delle Alpi Marittime; gli Epanteri Montani nell’alta Valle Tanaro e Valle Bormida.

Legionari romani
L’arrivo delle Legioni romane
Dopo il periodo monarchico, dal 509 a.C. Roma era governata da una
Repubblica oligarchica, che durò fino al 27 a.C., quando subentrò l’Impero.
Alla fine del
I secolo a.C., la Repubblica di Roma aveva sottomesso gran parte dell’Italia, Sicilia, Sardegna, Corsica, Gallia Cisalpina (Provenza), Spagna orientale, Grecia, Turchia occidentale, zona costiera di Tunisia e Libia. Per consolidare
la conquista della Gallia (Gallia Transalpina, oggi Francia), Roma aveva bisogno di un retroterra sicuro per il proprio esercito, con il pieno controllo del
territorio piemontese, e così avere libertà di
transito attraverso i colli del Gran San Bernardo, Piccolo San Bernardo, Moncenisio, Monginevro e Maddalena.
Lo strumento bellico per le conquiste dei romani era la
Legione, un’unità militare di fanteria pesante composta da 4 – 5.000 fanti, suddivisi in
manipoli, ognuno comandato da un
centurione, e
300 cavalieri. Il legionario percepiva uno stipendio annuo e dopo una ventina d’anni di servizio, veniva congedato e riceveva un premio che consisteva in una somma di denaro o in un terreno da coltivare.
Il legionario era un soldato altamente addestrato, equipaggiato con elmo, armatura, scudo, giavellotto e spada (gladio); era abile in combattimento e anche nella costruzione dell’accampamento.
Le salmerie delle legioni erano trasportate da carri, muli e dagli stessi legionari, ed erano costituite principalmente da cibo (farro, carne salata, vino, olio, sale, formaggio, legumi), attrezzature (piccole macine, utensili, pentole), materiali per l’accampamento (pali e tende), armi ed equipaggiamenti personali (zaini, coperte, indumenti, acqua).
La conquista del territorio piemontese non si svolse sempre pacificamente; numerosi furono gli
episodi di resistenza, soprattutto da parte dei Taurini, Salassi e Liguri Montani, accompagnati da massacri, riduzioni in schiavitù e deportazioni di popolazioni.
L’esercito cartaginese di Annibale valicò le Alpi
Prima della romanizzazione del Piemonte, un fatto importante fu il passaggio delle Alpi nell’
autunno del 218 a.C. compiuto dal generale cartaginese Annibale con il suo esercito durante la
Seconda Guerra Punica combattuta contro Roma. L’esercito di Annibale era composto da circa 38.000 fanti, 8.000 cavalieri e alcune decine di elefanti (probabilmente elefanti africani di foresta).
Oggi l’ipotesi più accreditata dice il passaggio delle Alpi avvenne attraverso l’impervio
Colle delle Traversette, a 2.950 m. di quota, che dalla Francia immette in Valle Po. La scelta di questo difficile valico fu probabilmente dettata dalla necessità di aggirare le difese romane; le maggiori difficoltà furono causate dal freddo, dalla neve e dal terreno scosceso, a cui soldati e animali non erano preparati.
Così, Annibale portò la guerra nell’Italia romana, vincendo le battaglie della Trebbia, Lago Trasimeno e Canne (nei pressi di Barletta).
Ma quando Annibale era ancora in Italia, un esercito romano, al comando di Publio Cornelio Scipione (detto poi “l’Africano”) passò al contrattacco, e dalla Spagna sbarcò in Africa dove, nei pressi di Cartagine, il 19 ottobre del
202 a.C. sconfisse Annibale, determinando il definitivo ridimensionamento della potenza cartaginese e la consacrazione dell’egemonia di Roma nel bacino del Mediterraneo occidentale.
(05 – continua)