cuneo
Letizia Migliore è una giovane cantautrice e polistrumentista di 16 anni, iscritta al terzo anno del liceo musicale Ego Bianchi di Cuneo dove studia canto lirico e pianoforte classico. Il 9 dicembre 2025 si è esibita sul palco di Area Sanremo con il suo ultimo singolo “Vita senza vite”, che racconta la storia di alcune delle tante vittime di femminicidio.
Come nasce la passione per la musica?
Da sempre la mia passione è cantare, soprattutto scrivere canzoni. Da piccolissima, a sette anni, mi è venuto naturale scrivere la mia prima canzone; quindi, i miei genitori mi hanno iscritto ad alcune lezioni di pianoforte classico, poi di canto, infine di chitarra e ukulele. Oltre a cantare, infatti, mi piace molto suonare.
Ha già pubblicato qualche canzone?
Sì, tre: il mio primo singolo si intitola “Ferite” e l’ho scritto a 11 anni. “Vite senza vita”, invece, è l’ultimo brano che ho prodotto ed è uscito lo scorso 19 dicembre. Ho scritto questa canzone dopo la morte di Giulia Cecchettin e l’ho aggiornata nel corso del 2025 aggiungendo gli altri nomi. Infine, a 14-15 anni ho pubblicato la mia terza ed ultima canzone per ora, intitolata “Difetto.” Ho avuto l’onore di portare tutte e tre le mie canzoni diverse volte su canale Italia.
Come nasce “Vita senza vite”?
Questa canzone è nata dopo il femminicidio avvenuto a novembre 2023 in quanto, nel mio piccolo, volevo cercare di raccontare e ricordare tutte queste donne a cui era stata tolta la vita. Ho scritto questa canzone per ricordare Giulia, una ragazza che voleva laurearsi; poi Martina, che ho definito “bambina” perché a 14 anni non si è ancora mature: ho rivisto molto di me in lei, dato che abbiamo un’età simile. Poi ancora Saman, una ragazza pakistana che è stata uccisa perché non voleva un matrimonio combinato. Ho raccontato di Chiara, una ragazza che aveva molti sogni. In realtà, purtroppo, ci sono state molte Chiare; per esempio Chiara Poggi e tantissime altre che, oltre ad avere molti sogni, volevano vivere. Infine ho raccontato di Sara e delle sue paure e di Agnese, una madre da pochissimo tempo che ha perso il bambino per mano di chi doveva amarle.
Come è venuta l’ispirazione per scrivere questa canzone?
Io sono da sempre stata una ragazza e prima una bambina molto sensibile; mi emoziono per qualsiasi cosa, soprattutto riguardo certi argomenti: ad esempio, “Ferite” parlava del periodo del Covid e di come mi sentivo. Ho scritto “Vite senza vita” perché sentivo il bisogno e la necessità di raccontare tutto ciò. Se sono riuscita io a 16 anni a capire e sensibilizzare questo argomento, penso che dovrebbero farlo e riuscirci anche le persone più grandi. Inoltre, penso che anche i più giovani siano capaci di scrivere grandi cose, se lo vogliono. Voglio dire a chi aspira a diventare cantautore o cantautrice di raccontare le emozioni che sente dentro: bisogna cantare ciò che si prova e ciò che si sente, perché le cose più belle arrivano dentro le nostre emozioni e penso che tutti lo possano fare.
Com’è stato portare questa canzone ad Area Sanremo?
Area Sanremo è un concorso in parallelo a Sanremo Giovani: al festival di Sanremo, infatti, andranno i due vincitori di Sanremo Giovani e i due selezionati da Area Sanremo, che parteciperanno al festival nella categoria delle Nuove Proposte. Partecipare ad Area Sanremo è stata un’esperienza bellissima, anche perché ho conosciuto ragazzi più grandi e già noti nel mondo della musica. È stato molto bello anche poter seguire le masterclass tenute da insegnanti professionisti. Io ho portato “Vite senza vita” e mi sono esibita indossando una maglietta con la scritta “Stop!” e il disegno di una mano, accompagnata dalla mia squadra di danza che era vestita allo stesso modo. Sono molto felice di aver portato questa canzone e questo grande messaggio, per contrastare nel mio piccolo questo grande problema che riscontra la nostra società.
Le piacerebbe continuare questo percorso nel futuro?
Io penso che continuerò a scrivere e a cantare. Anzi, sono sicura che proseguirò questo percorso. Nella primavera del 2026 usciranno altre mie canzoni.
VITE SENZA VITA
E cosa resta di quei cuori senza vita
hanno perso l’anima in una sola partita
Come le foglie in autunno sono volate via,
passan le stagioni e non ci ricordiamo più chi sia
Giulia una ragazza che voleva laurearsi
Martina una bambina di 14 anni
Sara era una donna teneva tutto dentro,
la paura si è trasformata nel silenzio
Oggi o domani finirà,
se lei dice basta, vuol dire basta!
Barriere di “no” tra le nostre mani
Dio ci ha insegnato ad essere umani
E stringere non è amare,
per cambiare non bastano le scarpette rosse sulle scale.
E cosa resta di quei corpi sul pavimento,
il sangue nelle vene è diventato freddo
Queste verità sono più dure del cemento,
ma basta un soffio, il fuoco è spento
Ricordiamo Chiara che aveva tanti sogni
Agnese con i figli voleva vivere più giorni
Saman non voleva il matrimonio combinato,
lei aveva il diritto di essere libera
(rit.)
Trascuriamo spesso piccoli dettagli,
che poi di piccolo non c’è mai nulla.
Ogni gesto è una stupida condanna
Gli occhi mentono,
a volte l’apparenza inganna
E che angoscia essere madre
e a casa non vederla più tornare
Chiamare, chiamare, l’unica risposta:
Chiamata interrotta
“Signora, sua figlia è …”
(rit.)
E cosa resta di quelle vite senza vita
La passione per la musica di Letizia Migliore, giovane cantautrice cuneese
31 gennaio 2026
Cuneo
Letizia Migliore è una giovane cantautrice e polistrumentista di 16 anni, iscritta al terzo anno del liceo musicale Ego Bianchi di Cuneo dove studia canto lirico e pianoforte classico. Il 9 dicembre 2025 si è esibita sul palco di Area Sanremo con il suo ultimo singolo “Vita senza vite”, che racconta la storia di alcune delle tante vittime di femminicidio.
Come nasce la passione per la musica?
Da sempre la mia passione è cantare, soprattutto scrivere canzoni. Da piccolissima, a sette anni, mi è venuto naturale scrivere la mia prima canzone; quindi, i miei genitori mi hanno iscritto ad alcune lezioni di pianoforte classico, poi di canto, infine di chitarra e ukulele. Oltre a cantare, infatti, mi piace molto suonare.
Ha già pubblicato qualche canzone?
Sì, tre: il mio primo singolo si intitola “Ferite” e l’ho scritto a 11 anni. “Vite senza vita”, invece, è l’ultimo brano che ho prodotto ed è uscito lo scorso 19 dicembre. Ho scritto questa canzone dopo la morte di Giulia Cecchettin e l’ho aggiornata nel corso del 2025 aggiungendo gli altri nomi. Infine, a 14-15 anni ho pubblicato la mia terza ed ultima canzone per ora, intitolata “Difetto.” Ho avuto l’onore di portare tutte e tre le mie canzoni diverse volte su canale Italia.
Come nasce “Vita senza vite”?
Questa canzone è nata dopo il femminicidio avvenuto a novembre 2023 in quanto, nel mio piccolo, volevo cercare di raccontare e ricordare tutte queste donne a cui era stata tolta la vita. Ho scritto questa canzone per ricordare Giulia, una ragazza che voleva laurearsi; poi Martina, che ho definito “bambina” perché a 14 anni non si è ancora mature: ho rivisto molto di me in lei, dato che abbiamo un’età simile. Poi ancora Saman, una ragazza pakistana che è stata uccisa perché non voleva un matrimonio combinato. Ho raccontato di Chiara, una ragazza che aveva molti sogni. In realtà, purtroppo, ci sono state molte Chiare; per esempio Chiara Poggi e tantissime altre che, oltre ad avere molti sogni, volevano vivere. Infine ho raccontato di Sara e delle sue paure e di Agnese, una madre da pochissimo tempo che ha perso il bambino per mano di chi doveva amarle.
Come è venuta l’ispirazione per scrivere questa canzone?
Io sono da sempre stata una ragazza e prima una bambina molto sensibile; mi emoziono per qualsiasi cosa, soprattutto riguardo certi argomenti: ad esempio, “Ferite” parlava del periodo del Covid e di come mi sentivo. Ho scritto “Vite senza vita” perché sentivo il bisogno e la necessità di raccontare tutto ciò. Se sono riuscita io a 16 anni a capire e sensibilizzare questo argomento, penso che dovrebbero farlo e riuscirci anche le persone più grandi. Inoltre, penso che anche i più giovani siano capaci di scrivere grandi cose, se lo vogliono. Voglio dire a chi aspira a diventare cantautore o cantautrice di raccontare le emozioni che sente dentro: bisogna cantare ciò che si prova e ciò che si sente, perché le cose più belle arrivano dentro le nostre emozioni e penso che tutti lo possano fare.
Com’è stato portare questa canzone ad Area Sanremo?
Area Sanremo è un concorso in parallelo a Sanremo Giovani: al festival di Sanremo, infatti, andranno i due vincitori di Sanremo Giovani e i due selezionati da Area Sanremo, che parteciperanno al festival nella categoria delle Nuove Proposte. Partecipare ad Area Sanremo è stata un’esperienza bellissima, anche perché ho conosciuto ragazzi più grandi e già noti nel mondo della musica. È stato molto bello anche poter seguire le masterclass tenute da insegnanti professionisti. Io ho portato “Vite senza vita” e mi sono esibita indossando una maglietta con la scritta “Stop!” e il disegno di una mano, accompagnata dalla mia squadra di danza che era vestita allo stesso modo. Sono molto felice di aver portato questa canzone e questo grande messaggio, per contrastare nel mio piccolo questo grande problema che riscontra la nostra società.
Le piacerebbe continuare questo percorso nel futuro?
Io penso che continuerò a scrivere e a cantare. Anzi, sono sicura che proseguirò questo percorso. Nella primavera del 2026 usciranno altre mie canzoni.
VITE SENZA VITA
E cosa resta di quei cuori senza vita
hanno perso l’anima in una sola partita
Come le foglie in autunno sono volate via,
passan le stagioni e non ci ricordiamo più chi sia
Giulia una ragazza che voleva laurearsi
Martina una bambina di 14 anni
Sara era una donna teneva tutto dentro,
la paura si è trasformata nel silenzio
Oggi o domani finirà,
se lei dice basta, vuol dire basta!
Barriere di “no” tra le nostre mani
Dio ci ha insegnato ad essere umani
E stringere non è amare,
per cambiare non bastano le scarpette rosse sulle scale.
E cosa resta di quei corpi sul pavimento,
il sangue nelle vene è diventato freddo
Queste verità sono più dure del cemento,
ma basta un soffio, il fuoco è spento
Ricordiamo Chiara che aveva tanti sogni
Agnese con i figli voleva vivere più giorni
Saman non voleva il matrimonio combinato,
lei aveva il diritto di essere libera
(rit.)
Trascuriamo spesso piccoli dettagli,
che poi di piccolo non c’è mai nulla.
Ogni gesto è una stupida condanna
Gli occhi mentono,
a volte l’apparenza inganna
E che angoscia essere madre
e a casa non vederla più tornare
Chiamare, chiamare, l’unica risposta:
Chiamata interrotta
“Signora, sua figlia è …”
(rit.)
E cosa resta di quelle vite senza vita