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10 luglio 2026

cronaca

Scritte sull’hub vaccinale, chiesti quattro mesi per 60enne no vax

20 gennaio 2026

Cuneo

Sul canale Telegram gestito dal gruppo “Guerrieri ViVi” aveva postato gli articoli di giornale che davano conto del deturpamento dell’hub vaccinale a Cuneo, nel parcheggio del Movicentro, avvenuto qualche giorno prima, nella notte tra il 26 e il 27 agosto 2021, ed è confrontando le immagini del suo profilo con quelle estrapolate dalle telecamere stradali che gli agenti della Polizia risalirono all’identità di G. V., 60enne cuneese, noto per aver più volte preso parte a raduni di “No vax” in provincia. Secondo gli inquirenti sarebbe stato sempre lui, nella notte tra il 20 e il 21 settembre successivo a fare scritte sul muro del cimitero di Busca. Scritte come “i vaccini uccidono” e vari insulti, accompagnate dalle due lettere V sovrapposte e iscritte in un cerchio, erano state fatte con una bomboletta spray di vernice rossa, la stessa di cui l’imputato parlava con una donna chiedendole di comprarla. Proprio con una donna, la cui posizione è stata stralciata, l’uomo era stato ripreso dalle telecamere stradali mentre si dirigeva verso il Movicentro: “Aveva occhiali, zigomi sporgenti, la mascherina era abbassata e si vedeva il viso. Si vedeva la donna che estraeva qualcosa dallo zaino e la passava all’uomo che imbrattava la struttura dell’hub vaccinale. Poi i due si allontanano separatamente”, aveva riferito in aula uno degli agenti che avevano condotto le indagini. Sempre le telecamere avevano ripreso l’auto dell’uomo che si fermava in Lungostura XXIV Maggio prima dell’azione contro l’hub vaccinale, per poi ripercorrere contromano la strada fino alla rotonda e imboccare corso Soleri. Sempre nel canale Telegram gli agenti trovarono la chat con una donna di nome Serena che gli spiegava come muoversi e come eludere i controlli: “Il canale era organizzato in forma piramidale - ha spiegato l’agente che si era occupato degli accertamenti sul telefono -. Ai livelli più bassi si potevano ascoltare gli audio degli amministratori, c’era poi un sottogruppo in cui si ricevevano informazioni su come e dove compiere determinate azioni”. Conclusa l’istruttoria il pubblico ministero ha ripercorso tutte le fasi delle indagini sottolineando la presenza dell’auto e del cellulare dell’uomo (che aveva agganciato la cella di via Caraglio) nel centro di Cuneo quella notte e poi ancora a settembre nei pressi del cimitero di Busca. A casa dell’uomo era stata ritrovata la stessa felpa scura macchiata di vernice rossa. Per lui l’accusa ha chiesto la condanna per entrambi gli episodi a quattro mesi, con 700 euro di multa. L’udienza è stata rinviata al 14 marzo per le conclusioni della difesa.

Cuneo Imbrattamenti Processo Scritte No vax

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