Quale importanza hanno per la vita di un paese e in particolare di un paese di montagna i negozi di vicinato, piccoli o grandi che siano, risulta evidente passeggiando in un qualsiasi giorno della settimana nel centro storico dei tanti paesi delle vallate cuneesi e non solo. La presenza di un negozio è segno e presenza di vita, non solo commerciale, di una comunità. E gli amministratori locali lo sanno bene. Quanti sono quelli che cercano di avvicinare qualche giovane o qualche famiglia a rivitalizzare i piccoli centri con la presenza di un’attività commerciale?
Paola Baudino è la titolare di uno di questi spazi di vita nel cuore della valle Pesio. Il suo negozio “Paola B. 1951” si affaccia su via Roma di Chiusa di Pesio, ed è un negozio di famiglia, ereditato dal lavoro di generazioni di commercianti. Un locale storico che negli anni ha saputo trasformarsi seguendo le esigenze di mercato, ma non ha mai perso la sua vocazione di negozio di vicinato. Una vocazione che vuol dire investimenti, continui aggiornamenti e soprattutto una vetrina accesa in paese.
La sua attività ha una storia lunga e familiare. Come nasce questo negozio?
L’attività nasce nel 1951 con mia nonna Francesca. All’inizio era un piccolo negozio di merceria e tessuti e vendeva lane. Al primo piano della casa aveva un piccolo laboratorio con macchine da maglia dove produceva. Lavoravano poi per lei alcune sarte del paese e dintorni che confezionavano abiti, ben prima che arrivasse l’industria delle confezioni.
Successivamente la licenza è passata a mia mamma, che ha saputo rinnovare il negozio inserendo anche gli abiti per uomo, bambino e la biancheria per la casa. Nel 2002 sono subentrata io, mantenendo lo stesso spazio ma cambiando progressivamente proposta, puntando su marchi più conosciuti e su un prodotto di qualità, acquistato direttamente dalle aziende. Con il post Covid ho cambiato ancora inserendo l’abbigliamento donna sempre mantenendo fede a quella che è la tradizione di famiglia: qualità, durata nel tempo e modernità.
Quanto è cambiato il commercio negli anni. E come è cambiato in un piccolo paese come Chiusa di Pesio?
È cambiato tantissimo. Prima eravamo commercianti di vicinato, poi è arrivata la paura dei centri commerciali, oggi c’è l’online. Per sopravvivere i negozi devono specializzarsi e offrire qualcosa che sul web non si trova facilmente. La clientela ama entrare in negozio, essere seguita, vivere un acquisto emozionale. L’online è freddo, impersonale, lontano e senza contatti. Forse oggi i giovani sono più abituati alla grande distribuzione, al servirsi da soli, mentre la persona più adulta questa dimestichezza non l’ha mai acquisita al cento per cento. Il negozio di vicinato deve dare un valore in più, aiutarti nella scelta, raccontarti le origini del prodotto e mettere il cliente al centro. Tutto questo però va sostenuto, non tanto dal turista, lui passa, magari anche solo una volta, e va, magari acquista ma non necessariamente. Il negozio di vicinato vero è di chi il paese lo vive e ci vive.
Che ruolo hanno i negozi come il suo per i piccoli paesi di valle ?
Sono fondamentali. Senza servizi un paese diventa un dormitorio e perdono valore le case e gli alloggi. I negozi tengono vivi i centri, creano relazioni, sicurezza e cura del territorio. Senza un “nastro” di attività, tutto muore. Rischiamo di avere città sporche e buie. E sono tanti i gesti quotidiani: banalmente, ogni mattina, all’apertura io pulisco il marciapiede davanti alla vetrina, ed è un marciapiede di tutti; la sera la mia vetrina è accesa e rende vivo il passaggio e anche più sicuro. Piccole cose che nel momento in cui chiudono i negozi di paese rischiamo di perdere. Purtroppo, molto spesso i cittadini non si rendono conto di tutto ciò, magari ti fanno però notare che online il prodotto costa meno. Senza poi dimenticare che alle volte diventiamo dei veri e propri punti di riferimento per gli abitanti della zona, soprattutto dei più anziani, dando davvero una identità al paese.
Che bilancio fa del 2025 e cosa si augura per il 2026?
Il 2025 dal punto di vista lavorativo non è stato un anno negativo, anche se lavoriamo sei giorni su sette e facciamo pochissime vacanze. Dobbiamo comunque sempre rivoluzionarci, avere proposte nuove. Soprattutto rimanere aperti anche in giornate difficili, dove magari non passa nessuno.
Per il 2026 mi auguro di restare qui, continuare a lavorare con le mie clienti affezionate e fidelizzarle sempre di più. Il futuro dei piccoli negozi dipenderà dalla capacità di restare umani e vicini alle persone offrendo loro una buona qualità e un servizio che altrove non troverebbero. Sono però fiduciosa nel futuro, secondo me si tornerà alla piccola bottega, così come successo altrove dove molto spesso hanno riaperto piccole realtà però al passo con i tempi e soprattutto con prodotti di qualità. Fidelizzare la clientela è fondamentale, non considerarla uno scontrino ma parte di una realtà fa la differenza. Molto spesso mi ritrovo a fare da confidente (quando acquistano intimo per esempio) o far crescere amicizie che fanno parte della passione per il mio lavoro.
paesi
Quale importanza hanno per la vita di un paese e in particolare di un paese di montagna i negozi di vicinato, piccoli o grandi che siano, risulta evidente passeggiando in un qualsiasi giorno della settimana nel centro storico dei tanti paesi delle vallate cuneesi e non solo. La presenza di un negozio è segno e presenza di vita, non solo commerciale, di una comunità. E gli amministratori locali lo sanno bene. Quanti sono quelli che cercano di avvicinare qualche giovane o qualche famiglia a rivitalizzare i piccoli centri con la presenza di un’attività commerciale?
Paola Baudino è la titolare di uno di questi spazi di vita nel cuore della valle Pesio. Il suo negozio “Paola B. 1951” si affaccia su via Roma di Chiusa di Pesio, ed è un negozio di famiglia, ereditato dal lavoro di generazioni di commercianti. Un locale storico che negli anni ha saputo trasformarsi seguendo le esigenze di mercato, ma non ha mai perso la sua vocazione di negozio di vicinato. Una vocazione che vuol dire investimenti, continui aggiornamenti e soprattutto una vetrina accesa in paese.
La sua attività ha una storia lunga e familiare. Come nasce questo negozio?
L’attività nasce nel 1951 con mia nonna Francesca. All’inizio era un piccolo negozio di merceria e tessuti e vendeva lane. Al primo piano della casa aveva un piccolo laboratorio con macchine da maglia dove produceva. Lavoravano poi per lei alcune sarte del paese e dintorni che confezionavano abiti, ben prima che arrivasse l’industria delle confezioni.
Successivamente la licenza è passata a mia mamma, che ha saputo rinnovare il negozio inserendo anche gli abiti per uomo, bambino e la biancheria per la casa. Nel 2002 sono subentrata io, mantenendo lo stesso spazio ma cambiando progressivamente proposta, puntando su marchi più conosciuti e su un prodotto di qualità, acquistato direttamente dalle aziende. Con il post Covid ho cambiato ancora inserendo l’abbigliamento donna sempre mantenendo fede a quella che è la tradizione di famiglia: qualità, durata nel tempo e modernità.
Quanto è cambiato il commercio negli anni. E come è cambiato in un piccolo paese come Chiusa di Pesio?
È cambiato tantissimo. Prima eravamo commercianti di vicinato, poi è arrivata la paura dei centri commerciali, oggi c’è l’online. Per sopravvivere i negozi devono specializzarsi e offrire qualcosa che sul web non si trova facilmente. La clientela ama entrare in negozio, essere seguita, vivere un acquisto emozionale. L’online è freddo, impersonale, lontano e senza contatti. Forse oggi i giovani sono più abituati alla grande distribuzione, al servirsi da soli, mentre la persona più adulta questa dimestichezza non l’ha mai acquisita al cento per cento. Il negozio di vicinato deve dare un valore in più, aiutarti nella scelta, raccontarti le origini del prodotto e mettere il cliente al centro. Tutto questo però va sostenuto, non tanto dal turista, lui passa, magari anche solo una volta, e va, magari acquista ma non necessariamente. Il negozio di vicinato vero è di chi il paese lo vive e ci vive.
Che ruolo hanno i negozi come il suo per i piccoli paesi di valle ?
Sono fondamentali. Senza servizi un paese diventa un dormitorio e perdono valore le case e gli alloggi. I negozi tengono vivi i centri, creano relazioni, sicurezza e cura del territorio. Senza un “nastro” di attività, tutto muore. Rischiamo di avere città sporche e buie. E sono tanti i gesti quotidiani: banalmente, ogni mattina, all’apertura io pulisco il marciapiede davanti alla vetrina, ed è un marciapiede di tutti; la sera la mia vetrina è accesa e rende vivo il passaggio e anche più sicuro. Piccole cose che nel momento in cui chiudono i negozi di paese rischiamo di perdere. Purtroppo, molto spesso i cittadini non si rendono conto di tutto ciò, magari ti fanno però notare che online il prodotto costa meno. Senza poi dimenticare che alle volte diventiamo dei veri e propri punti di riferimento per gli abitanti della zona, soprattutto dei più anziani, dando davvero una identità al paese.
Che bilancio fa del 2025 e cosa si augura per il 2026?
Il 2025 dal punto di vista lavorativo non è stato un anno negativo, anche se lavoriamo sei giorni su sette e facciamo pochissime vacanze. Dobbiamo comunque sempre rivoluzionarci, avere proposte nuove. Soprattutto rimanere aperti anche in giornate difficili, dove magari non passa nessuno.
Per il 2026 mi auguro di restare qui, continuare a lavorare con le mie clienti affezionate e fidelizzarle sempre di più. Il futuro dei piccoli negozi dipenderà dalla capacità di restare umani e vicini alle persone offrendo loro una buona qualità e un servizio che altrove non troverebbero. Sono però fiduciosa nel futuro, secondo me si tornerà alla piccola bottega, così come successo altrove dove molto spesso hanno riaperto piccole realtà però al passo con i tempi e soprattutto con prodotti di qualità. Fidelizzare la clientela è fondamentale, non considerarla uno scontrino ma parte di una realtà fa la differenza. Molto spesso mi ritrovo a fare da confidente (quando acquistano intimo per esempio) o far crescere amicizie che fanno parte della passione per il mio lavoro.
Il negozio di vicinato: crea coesione sociale e fa vivere la comunità-paese
18 gennaio 2026
Cuneo
Quale importanza hanno per la vita di un paese e in particolare di un paese di montagna i negozi di vicinato, piccoli o grandi che siano, risulta evidente passeggiando in un qualsiasi giorno della settimana nel centro storico dei tanti paesi delle vallate cuneesi e non solo. La presenza di un negozio è segno e presenza di vita, non solo commerciale, di una comunità. E gli amministratori locali lo sanno bene. Quanti sono quelli che cercano di avvicinare qualche giovane o qualche famiglia a rivitalizzare i piccoli centri con la presenza di un’attività commerciale?
Paola Baudino è la titolare di uno di questi spazi di vita nel cuore della valle Pesio. Il suo negozio “Paola B. 1951” si affaccia su via Roma di Chiusa di Pesio, ed è un negozio di famiglia, ereditato dal lavoro di generazioni di commercianti. Un locale storico che negli anni ha saputo trasformarsi seguendo le esigenze di mercato, ma non ha mai perso la sua vocazione di negozio di vicinato. Una vocazione che vuol dire investimenti, continui aggiornamenti e soprattutto una vetrina accesa in paese.
La sua attività ha una storia lunga e familiare. Come nasce questo negozio?
L’attività nasce nel 1951 con mia nonna Francesca. All’inizio era un piccolo negozio di merceria e tessuti e vendeva lane. Al primo piano della casa aveva un piccolo laboratorio con macchine da maglia dove produceva. Lavoravano poi per lei alcune sarte del paese e dintorni che confezionavano abiti, ben prima che arrivasse l’industria delle confezioni.
Successivamente la licenza è passata a mia mamma, che ha saputo rinnovare il negozio inserendo anche gli abiti per uomo, bambino e la biancheria per la casa. Nel 2002 sono subentrata io, mantenendo lo stesso spazio ma cambiando progressivamente proposta, puntando su marchi più conosciuti e su un prodotto di qualità, acquistato direttamente dalle aziende. Con il post Covid ho cambiato ancora inserendo l’abbigliamento donna sempre mantenendo fede a quella che è la tradizione di famiglia: qualità, durata nel tempo e modernità.
Quanto è cambiato il commercio negli anni. E come è cambiato in un piccolo paese come Chiusa di Pesio?
È cambiato tantissimo. Prima eravamo commercianti di vicinato, poi è arrivata la paura dei centri commerciali, oggi c’è l’online. Per sopravvivere i negozi devono specializzarsi e offrire qualcosa che sul web non si trova facilmente. La clientela ama entrare in negozio, essere seguita, vivere un acquisto emozionale. L’online è freddo, impersonale, lontano e senza contatti. Forse oggi i giovani sono più abituati alla grande distribuzione, al servirsi da soli, mentre la persona più adulta questa dimestichezza non l’ha mai acquisita al cento per cento. Il negozio di vicinato deve dare un valore in più, aiutarti nella scelta, raccontarti le origini del prodotto e mettere il cliente al centro. Tutto questo però va sostenuto, non tanto dal turista, lui passa, magari anche solo una volta, e va, magari acquista ma non necessariamente. Il negozio di vicinato vero è di chi il paese lo vive e ci vive.
Che ruolo hanno i negozi come il suo per i piccoli paesi di valle ?
Sono fondamentali. Senza servizi un paese diventa un dormitorio e perdono valore le case e gli alloggi. I negozi tengono vivi i centri, creano relazioni, sicurezza e cura del territorio. Senza un “nastro” di attività, tutto muore. Rischiamo di avere città sporche e buie. E sono tanti i gesti quotidiani: banalmente, ogni mattina, all’apertura io pulisco il marciapiede davanti alla vetrina, ed è un marciapiede di tutti; la sera la mia vetrina è accesa e rende vivo il passaggio e anche più sicuro. Piccole cose che nel momento in cui chiudono i negozi di paese rischiamo di perdere. Purtroppo, molto spesso i cittadini non si rendono conto di tutto ciò, magari ti fanno però notare che online il prodotto costa meno. Senza poi dimenticare che alle volte diventiamo dei veri e propri punti di riferimento per gli abitanti della zona, soprattutto dei più anziani, dando davvero una identità al paese.
Che bilancio fa del 2025 e cosa si augura per il 2026?
Il 2025 dal punto di vista lavorativo non è stato un anno negativo, anche se lavoriamo sei giorni su sette e facciamo pochissime vacanze. Dobbiamo comunque sempre rivoluzionarci, avere proposte nuove. Soprattutto rimanere aperti anche in giornate difficili, dove magari non passa nessuno.
Per il 2026 mi auguro di restare qui, continuare a lavorare con le mie clienti affezionate e fidelizzarle sempre di più. Il futuro dei piccoli negozi dipenderà dalla capacità di restare umani e vicini alle persone offrendo loro una buona qualità e un servizio che altrove non troverebbero. Sono però fiduciosa nel futuro, secondo me si tornerà alla piccola bottega, così come successo altrove dove molto spesso hanno riaperto piccole realtà però al passo con i tempi e soprattutto con prodotti di qualità. Fidelizzare la clientela è fondamentale, non considerarla uno scontrino ma parte di una realtà fa la differenza. Molto spesso mi ritrovo a fare da confidente (quando acquistano intimo per esempio) o far crescere amicizie che fanno parte della passione per il mio lavoro.