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7 luglio 2026 | Aggiornato alle 07:52

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Dalla parte del dialogo, ma fermo sulle ingiustizie

18 gennaio 2026

Cuneo

Uomo, cristiano e vescovo. Parlando del cardinale Michele Pellegrino non si sa bene quale di queste “immagini” possa descriverlo meglio. La soluzione sta nella sintesi di questi aspetti per una persona che ha vissuto intensamente in qualità di pastore  un periodo storico di profondi mutamenti in una città, Torino, simbolo e vittima di queste trasformazioni. Una delle caratteristiche di questa ampia biografia è proprio quella di far procedere parallelamente le informazioni sulla vita del futuro arcivescovo e sguardi sul contesto sociale e culturale di quegli stessi anni. Così agli accenni sul seminario, “serra e fortezza” nel primo Novecento, fanno da corollario i rimandi alla cultura del tempo, alle posizioni del Papa nei confronti prima della guerra poi del regime fascista. La biografia di Michele Pellegrino, soprannominato “don subito” dalle suore dell’Università Cattolica, segue le tappe della formazione, i primi impegni come direttore del giornale fossanese La Fedeltà, la Resistenza, una carriera politica che “in otto giorni si apre e si chiude”. Poi l’insegnamento universitario prima alla Cattolica infine nella “laica e positivistica” università di Torino. Ed è il rapporto con questa città che diventa presto il nucleo per capire “padre” Pellegrino. La grande città sta vivendo l’industrializzazione a tappe forzate, l’arrivo dei migranti dal Sud, le questioni economiche e di integrazione che diventano presto sfida alla comunità. Sono i temi intorno a cui il futuro cardinale non indietreggia anche se si tratta di scontrarsi con i vertici della Fiat. Nell’aula conciliare sollecita la libertà di ricerca in teologia per ecclesiastici e laici. Se il Papa gli chiedesse cosa fare della basilica di San Pietro, dice, risponderebbe “lasciatela, è un museo” perché è convinto di una “Chiesa povera per i poveri”. Ordinato vescovo di Torino in un’omelia è esplicito: “Predicare il Vangelo vuol dire ricordare a tutti che la giustizia va praticata nei rapporti individuali e sociali ammonendo chi detiene il potere politico o economico”. Affermazioni che sono programmatiche per il suo episcopato e a cui l’arcivescovo certo non si sottrae. Michele Pellegrino di Pier Giuseppe Accornero Editrice Effatà euro 25

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