Minaccia un operatore ecologico con un machete: a processo
15 gennaio 2026
Cuneo
“È venuto verso di me agitando un machete e allora lo feci entrare perchè ero spaventato”, è il racconto del responsabile di alcune isole ecologiche del cuneese che la mattina del 13 novembre del 2023 a Mondovì subì una minaccia aggravata dall’uso di armi da parte di B.D., identificato in seguito all’episodio e rinviato a giudizio. Il responsabile del sito ha riferito alla giudice che quella mattina si era presentato l’imputato a bordo di un autocarro pieno di rifiuti, “lui lo conoscevo solo di vista, cercai il nome sull’anagrafica ma non c’era e gli dissi che non poteva scaricare in quel sito, inoltre il carro era stracolmo, oltre i limiti consentiti ad un privato, e c’erano anche rifiuti pericolosi come la lana di roccia che non possiamo ricevere e così gli feci presente che doveva uscire”. A quel punto l’uomo, invece di andare via, avanzò all’interno dell’area ecologica per qualche metro e scese prendendo dal veicolo un machete, “noi lo chiamiamo sirot, di quelli che si usano in agricoltura con una lama lunga 50 cm e me lo agitò davanti al viso. Mi scansai impaurito e gli dissi di scaricare quello che voleva”. Non era l’unico scarico illecito che l’imputato faceva in quel sito ecologico, dalle indagini svolte dall’appuntato scelto Giuseppe Capece del Nucleo investigativo dei Carabinieri forestali, risultò che B.D. si era presentato altre tre volte in quel periodo. “Lui non è il solo di questi svuota cantine che scaricano dove non possono, minacciando noi responsabili delle aree ecologiche - ha raccontato ancora la vittima della minaccia -. Non sono mai in regola e noi dobbiamo subire le loro angherie e fare buon viso”. Fu per paura che dopo qualche giorno rimise la querela, ma il fatto era aggravato dall’uso di un’arma e l’indagine è proseguita d’ufficio fino al processo in corso al tribunale di Cuneo. All’interno del sito c’erano delle telecamere, ma non puntate nella zona dove si sarebbe verificata la minaccia, “le immagini mostravano il carro che entrava pieno e usciva vuoto - ha spiegato l’appuntato Capece - e c’erano anche altri accessi in quel periodo che gli sono stati contestati perchè lui non risultava nell’anagrafica di quell’area ecologica. Risultava iscritto all’albo dei trasportatori per una cooperativa, ma in ogni caso non poteva scaricare in quell’area”. Alla minaccia non aveva assistito nessuno: un collega operatore ecologico arrivò subito dopo, mentre i due ancora discutevano nella zona di ingresso, “lo avevo visto discutere con una persona e dopo aver scaricato mentre uscivo mi disse che era stato minacciato con un’arma, ma io non li ho visti con le mani addosso”, ha riferito in aula l’uomo. Il processo si concluderà il 14 dicembre.