Distanze cimiteriali, tra semplificazione normativa e tutela del territorio
08 gennaio 2026
Cuneo
La recente modifica alla disciplina delle distanze cimiteriali, introdotta con la Legge di Bilancio 2026 attraverso un emendamento all’articolo 338 del Testo Unico delle leggi sanitarie, sta suscitando un ampio dibattito tra istituzioni, professioni tecniche e associazioni ambientaliste. Una riforma che, se da un lato viene salutata come una svolta attesa e necessaria per i Comuni, in particolare quelli di piccole dimensioni, dall’altro solleva forti perplessità sul piano della tutela del paesaggio, della salute pubblica e del consumo di suolo.
Secondo il Collegio dei Geometri e dei Geometri Laureati della Provincia di Cuneo, la nuova normativa rappresenta una risposta concreta a criticità ormai strutturali. L’estensione automatica del vincolo di inedificabilità entro i 200 metri dai cimiteri, introdotta nel 2002, aveva infatti prodotto effetti particolarmente penalizzanti nei piccoli Comuni, dove i cimiteri sorgono spesso a ridosso dei centri abitati. In molti casi, intere porzioni di tessuto urbano esistente o di naturale completamento erano finite all’interno della fascia di rispetto, bloccando interventi di riqualificazione, rigenerazione urbana e recupero edilizio, con ricadute negative sul contrasto allo spopolamento, soprattutto nelle aree montane e marginali.
La riforma, spiegano i Geometri, supera l’automatismo del vincolo dei 200 metri e introduce un approccio più flessibile e responsabile: resta l’inedificabilità assoluta entro i 50 metri dal perimetro cimiteriale, mentre tra i 50 e i 200 metri i Consigli comunali potranno autorizzare interventi urbanistici, caso per caso, previo parere favorevole dell’Azienda sanitaria locale. Un cambiamento che restituisce ai Comuni un maggiore margine di governo del territorio, fondato su valutazioni puntuali e coerenti con le reali condizioni dei luoghi.
Il percorso che ha portato alla modifica normativa nasce, secondo il Collegio, dal basso e dal confronto tra professioni tecniche e amministratori locali. La proposta, approvata dal Consiglio regionale del Piemonte nel settembre 2025 e sostenuta dal presidente Alberto Cirio e dall’assessore all’Urbanistica Marco Gallo, ha trovato poi attuazione in Parlamento grazie all’emendamento presentato dal senatore Giorgio Maria Bergesio. "Insieme ad Architetti, Ingegneri e alle altre categorie aderenti alla Rete delle Professioni Tecniche Piemonte – ha dichiarato il presidente Carlo Cane – abbiamo sostenuto questa correzione normativa come strumento equilibrato, capace di favorire la riqualificazione del territorio e uno sviluppo più consapevole".
Di segno opposto la valutazione delle associazioni ambientaliste Legambiente, Lipu, Pro Natura, Cuneo Birding, Italia Nostra, che invita a guardare con estrema cautela alla riduzione del vincolo cimiteriale. Le associazioni contestano le letture “trionfalistiche” che descrivono la norma come un’opportunità di sviluppo, ricordando come storicamente i cimiteri siano stati collocati lontano dagli abitati non solo per ragioni sanitarie, ma anche per il rispetto della sacralità del luogo e per consentirne eventuali future espansioni.
"Il vincolo dei 200 metri - commentano gli ambientalisti - rappresenta un principio di tutela consolidato, non un ostacolo irragionevole. La possibilità di ridurre la distanza a 50 metri rischierebbe di incentivare nuovo sviluppo edilizio in prossimità delle aree cimiteriali, senza affrontare il problema reale dello spopolamento, che potrebbe invece essere contrastato recuperando il vasto patrimonio edilizio esistente oggi inutilizzato o degradato. L’associazione solleva inoltre il sospetto che la nuova norma possa, in alcuni casi, sanare situazioni edilizie irregolari del passato, mai sanzionate con le dovute demolizioni".
Pur riconoscendo che la legge non impone automaticamente la riduzione del vincolo, le associazioni lanciano un appello ai Consigli comunali affinché mantengano, in sede di pianificazione urbanistica, la storica fascia di rispetto dei 200 metri. Al tempo stesso chiedono alle autorità competenti – Asl, Soprintendenze e Commissioni locali per il paesaggio – di esercitare un controllo rigoroso, basato su istruttorie approfondite e motivazioni rafforzate, a tutela della salute pubblica, del paesaggio e del valore storico-testimoniale dei cimiteri.
La riforma delle distanze cimiteriali si configura così come un banco di prova delicato: da un lato la richiesta di maggiore flessibilità normativa per sostenere la rigenerazione dei territori, dall’altro l’esigenza di evitare nuovo consumo di suolo e di preservare luoghi di alto valore simbolico e paesaggistico.