L'informazione quotidiana in Cuneo e provincia

6 luglio 2026 | Aggiornato alle 21:19

paesi

Una foresta fossile di 4 milioni di anni fa nei pressi di Fossano

06 gennaio 2026

Cuneo

Era il 2016 e in seguito ad una piena nel letto del torrente Stura di Demonte, nei pressi del Comune di Fossano, Pier Luigi Beraudo vede affiorare dei sedimenti di legno risalenti al Pliocene e al Pleistocene. Il prof. Edoardo Martinetto, paleobotanico dell’Università degli Studi di Torino, riconobbe nel sito una vera e propria foresta fossile, risalente a circa 4 milioni di anni fa. Il sito fu studiato approfonditamente e venne cartografato insieme al dott. Marco Calandri (Studio A&T Progetti s.r.l., Fossano). Si trattava della più antica foresta fossile italiana finora nota. Per capire meglio la storia di questa foresta occorre ricordare che la pianura padana, anche nella zona del fossanese, era occupata da un braccio di mare profondo che copriva tutta la zona fino al Messiniano, circa 6 milioni di anni fa. In quest’epoca ci fu l’evaporazione che portò alla quasi totale scomparsa del mar Mediterraneo, e di cui restano ampi depositi di sali, come quello dei gessi della Spiaggia dei Cristalli a Verduno. L’evento durò circa 1 milione di anni e alla riapertura dello stretto di Gibilterra ci fu il ritorno del mare anche in questa zona, ma la pianura si stava ormai sollevando con continuità sotto la spinta della placca africana contro quella europea. In una serie di regressioni e trasgressioni marine, la zona vide il ritiro definitivo del mare circa 4 milioni di anni fa, epoca a cui risale la foresta fossile. In quella ultima, breve permanenza del mare, ci furono alternanze di depositi di ambiente relativamente profondo, formati da argille di colore scuro (formazione delle Argille Azzurre, risalente al Pliocene inferiore, lo Zancleano), e di sabbie di ambiente costiero (formazione delle Sabbie di Asti), seguite infine dai depositi tipici dei delta fluviali e continentali, ormai nel Pleistocene. L’ambiente di transizione fra marino e continentale viene definito “Villafranchiano”. Può essere difficile seguire tutte le fasi alternate dei depositi perché strati identici possono essersi formati in periodi diversi: lo studio della zona di Fossano è risultato utile anche in questo senso. In sostanza, qui c’era la foce a delta di un fiume, con un clima più caldo dell’attuale, che andava colmandosi piuttosto rapidamente. In questo tipo di ambienti vivevano per esempio dei proboscidati come il Platybelodon, come quello ritrovato a Verduno ed esposto al Museo civico archeologico e di scienze naturali “Federico Eusebio” di Alba. Nel Pleistocene si è passati dall’ambiente paludoso e salmastro a quello tipicamente continentale, con la scomparsa del mare, che si ritirava sempre più a est, e il deposito della spessa coltre che si può ancora osservare oggi: la scarpata sinistra del fiume ne indica l’altezza. In epoca geologicamente recentissima, l’evento di cattura del Tanaro innescò una rapida erosione dei depositi continentali accumulati fino quel momento: nella zona dove oggi sorge Cherasco, il Tanaro deviò il suo corso riversandosi nel letto di un piccolo fiume vicino, e finì per sfociare nel Po in un punto diverso: non più nella zona di Caramagna, ma in quella di Valenza, 150 metri più basso in quota. Il fiume accelerò dunque il suo corso e la fase di erosione violenta che iniziò all’epoca fece approfondire il suo corso rapidamente, e di conseguenza anche i suoi affluenti, come la Stura di Demonte, lo seguirono in questo abbassamento di quota. Tutta la scarpata visibile nell’area della foresta fossile è stata scavata in queste ultimi 100.000 - 70.000 anni, fino a intercettare nuovamente i depositi Villafranchiani. Oggi l’erosione continua e la pianura prosegue a sollevarsi e di conseguenza il letto del fiume fa emergere tutto quanto è stato sepolto dal tempo.

Leggi anche

Acqua Sant’Anna celebra 30 anni di attività

Per l'occasione è stata lanciata un'edizione speciale della bottiglia in Tetra Pak