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11 luglio 2026

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Cuneo, 25 anni di Terapia Intensiva: dove la vita torna a respirare (Video)

01 gennaio 2026

Cuneo

foto di Michele Monticone in terapia intensiva Ci sono luoghi dell’ospedale dove il tempo si dilata, dove il confine tra la vita e la morte è una linea sottile come un battito. La Terapia Intensiva dell’Ospedale Santa Croce e Carle di Cuneo è uno di questi. E quest’anno compie venticinque anni e li ha celebrati in occasione di un importante convegno promosso dalla Cardiochirurgia presso la Fondazione CRC lo scorso 12 dicembre. Un quarto di secolo in cui più di 50mila pazienti sono passati attraverso le sue stanze: uomini e donne sospesi, affidati alle mani di medici anestesisti-rianimatori che, con una miscela rara di tecnica e umanità, hanno imparato a governare l’imprevedibile. Un reparto che non si limita a curare. Per conoscere meglio questa realtà abbiamo intervistato un paziente che riporta la sua esperienza e alcuni dei medici del reparto. “Mi hanno salvato due volte”: la testimonianza di chi è tornato Tra le storie che accompagnano questo anniversario, c’è quella di Michele Monticone, 59 anni, bancario torinese, è una delle più emblematiche anche per una foto nella quale al risveglio riprende in mano l’archetto e il violin (nella foto in alto). «Un gesto che, insieme alla visita dei familiari, ha riattivato nel paziente quel contatto con la realtà fondamentale per fronteggiare lo stress da terapia intensiva che molto spesso causa disorientamento», come spiega il dottor Domenico Vitale che lo aveva seguito nel lungo percorso di cura e oggi primario del reparto di Anestesia Cardiotoracovascolare e terapie intensive dell’Azienda ospedaliera Santa Croce e Carle di Cuneo. Erano i giorni delle vacanze di Carnevale del 2022 e Monticone si trovava vicino a Ceva con la famiglia in vacanza. Un malore improvviso, gli manca il fiato, e in famiglia capiscono subito la gravità e chiamano immediatamente il 118. «Ricordo poco di quei giorni», racconta oggi, con una serenità che tradisce la profondità di ciò che ha vissuto. «So solo che qui mi hanno salvato la vita. Due volte. Sono arrivato con una dissezione aortica di tipo A: una condanna quasi certa. Sono stato operato dal Dottor Vincenzo Colucci, un intervento durato otto ore, poi l’ECMO ha fatto respirare i miei polmoni al posto mio. Quando mi sono svegliato, ho capito che ero tornato». Dieci giorni in Terapia Intensiva, un mese di riabilitazione, e una consapevolezza nuova: «Non si dimentica chi ti riporta al mondo, medici, infermieri e oss. Non si dimenticano gli occhi di chi veglia su di te quando tu non ci sei. E tra i ricordi ci sono sicuramente i miei famigliari che mi sono sempre stati accanto. Mia moglie, le figlie e i miei fratelli». «Nel reparto ci hanno supercoccolati e ci permettevano di stare accanto a lui sempre, anche quando era in coma farmacologico. Ci dicevano di parlare con lui e in effetti Michele si ricorda della nostra presenza», come conferma la moglie che lo ha accompagnato. Michele Monticone è stato colpito da una patologia gravissima, con un tasso di mortalità che, se non trattata tempestivamente, può raggiungere il 60% nelle prime 48 ore. «L’intervento, eseguito in circolazione extracorporea e in arresto di circolo è riuscito tecnicamente bene», racconta il medico. «Il decorso post-operatorio, però, si è complicato, rendendo necessario l’impianto di un ECMO veno-arterioso: un supporto cuore-polmoni che oggi, per le patologie refrattarie alle terapie convenzionali, rappresenta lo standard di cura in centri HUB come il nostro a Cuneo». Michele Monticone con la moglie Michele Monticone con la moglie terapia intensiva Cuneo alcuni medici del reparto Alcuni medici del reparto di Terapia Intensiva di Cuneo dottoressa Sara Tardivo La dottoressa Sara Tardivo https://youtu.be/GTK_8ZuUpyc

Cuneo Azienda ospedaliera Santa Croce e Carle Terapia intensiva michele monticone

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