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13 luglio 2026

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Gli auguri di Natale da Puerto Piray

22 dicembre 2025

Cuneo

A Puerto Piray, a circa cento chilometri dalle cascate di Iguazu, in un piccolo centro sulla riva argentina del Paranà (l’altra riva è Paraguay), Pasqualina e Mari, due suore della congregazione delle Suore San Giuseppe di Cuneo formano una piccola comunità, la stessa di cui faceva parte suor Rosa Porello (scomparsa nel 2017 in un incidente a Cuneo). Vivono in una casetta bassa, povera come quasi tutte le case di questo villaggio, essenziale ma linda e con fiori che colorano e profumano il piccolo giardino. Sorridenti e accoglienti, lavorano qui da molti anni. Immerse nella complessa e difficile realtà sociale e ecclesiale di queste terre bellissime. Suor Pasqualina, prima dell’Argentina, ha lavorato per alcuni anni a Boves e a Roata Rossi. Suor Mari proviene da un’altra regione argentina. Da quando siete diventate argentine? Sono in Argentina da 46 anni - dice suor Pasqualina - sono arrivata in questa amata terra nel novembre 1979, in piena dittatura militare. Allora si viveva nella paura, si doveva fare attenzione con chi si parlava perché poteva essere un traditore. Il primo paese è stato Berazatequi. Mi hanno affidato il catechismo in due scuole elementari ed è stata una bella esperienza. Nel 1982 sono andata a Tilisarao, provincia di San Luis, accompagnavo le donne che prestavano servizio in Caritas. Poi nella comunitá di Solano ad occuparmi dei servizi nella Caritas e come segretaria parrocchiale. Dal febbraio 1995 sono a Puerto Piray, provincia di Misiones, diocesi di Puerto Iguazú. Dal 2000 sono con Sr Mari, argentina che è venuta a far parte della comunitá. Qual’è la realtà sociale in cui svolgete il vostro servizio?  È una realtà molto dura dove persiste una troppa differenza tra ricchi e poveri. Si fa molta fatica, soprattutto i giovani e gli anziani, le pensioni misere non consentono di avere il necessario per vivere o per acquistare le medicine. Eppure Misiones è una provincia molto ricca in quanto a natura, terra fertile dove qualunque cosa semini germoglia. E abbiamo “l’acquifero Guaranì”, un’enorme falda acquifera dolce che in questo momento rischia di essere venduta ad altri paesi. Il governo non sempre opera a favore della gente, segue piuttosto i propri interessi. Qui governa il partitismo: se tu fai parte del partito ti aiuta altrimenti no. E c’è un forte nepotismo. Politici troppo attaccati ai loro posti di governo, fanno le leggi e non lasciano partecipare i piú giovani perché possano dare un volto nuovo alla societá. E la situazione ecclesiale? Quando le prime Suore hanno aperto la comunitá in Piray nel 1992, c’era un vescovo gesuita, monsignor Joaquin Piña Battlevell, molto attento e sensibile ai bisogni della gente. Visitava e seguiva con profonda vicinanza e comprensione le comunitá cristiane, i sacerdoti e le religiose. Impartiva la cresima andando in tutte le capelle, anche se erano solo 2 o 3 i giovani che si cresimavano. Quando sono arrivata a Piray mi era stato proposto dalle sorelle,di lavorare nel settore della Caritas parrocchiale con un gruppo di signore che giá prestavano il servizio e cosí mi sono inserita rafforzando gli incontri di preghiera e la formazione. Tutte le settimane ci riunivamo per condividere la riflessione sulla Parola di Dio, organizzare palestre di studio, attenzione alle persone, preparare e dare la merenda a famiglie in situazione di vulnerabilitá, insegnare a fare le medicine con le erbe, per esempio: pomate per ferite e massaggi, sapone, lozione per massaggi, sciroppi per curare la tosse etc. Nelle Cappelle sempre andavamo le tre suore: ci dedicavamo alla catechesi dei bambini, adolescenti e giovani e io alla Caritas. Con l’arrivo di nuovi Vescovi sono sorte difficoltá: tradizionalisti, legati alle tradizioni, alle celebrazioni liturgiche, sacramentalisti ma scarso accompagnamento nel sociale. Per piú di vent’anni ho lavorato nella Caritas diocesana, nella pastorale sociale e del bambino formando e accompagnando gli educatori allo sviluppo della missione e superare la denutrizione infantile. Suor Mari ha prestato il suo servizio nel Collegio Nostra Signora del Milagro dando lezioni di scienze religiose e di valori a bambini e adolescenti. Nella parrocchia e nelle comunitá accompagnando le catechiste per la preparazione alle Cresime e diverse attivitá educative come il doposcuola . Sia Mari che io, fin dall’inizio habbiamo lavorato nella pastorale vocazionale e nelle equipes di Vita Religiosa Diocesana e Regionale. In cosa consiste il vostro lavoro quotidiano? Dal 2016 con Mari abbiamo partecipato alle palestre di Preghiera e Vita del Padre Ignazio Larrañaga e alla formazione per essere capaci di dare palestre alle persone desiderose di conoscere, approfondire e vivere la Parola di Dio provocando nei partecipanti un vero cambio di attitudine, di relazione in famglia e nella societá. Dal 2018 abbiamo in Piray la scuola di formazione aper chi ha partecipato alle palestre e che vuole inserirsi nella famiglia PPV (Palestra di Preghiera e Vita). In questo momento faccio parte del gruppo di coordinamento TOV ( palestre di Preghiera e Vita) e Mari tiene palestre in diverse comunitá durante l’anno. Siamo ministri dell’Eucaristia e oltre a continuare nella fomazione delle palestre di Preghiera e Vita, mi dedico a visitare le persone anziane e ammalate portando loro la comunione e Mari aiuta a distribuire la comunione nelle messe della parrochia. Tutte e due accompagnamo il proceso di crescita della Comunitá Santa Teresita del Bambino Gesú. Mari accompagna nella comunitá di Parodi il CEFI (Centro di studi e formazione integrale). Per quasi 20 anni ho lavorato nella scuola materna che abbiamo vicino alla parrocchia facendo catechesi ai bimbi e accompagnando le insegnanti attraverso ritiri spirituali e a livello personale. Cosa comporta per questa comunità di Puerto Piray essere al confine con il Paraguay e non lontana dal Brasile, con la presenza di piccole comunità di Indio Guaranì? Questa è una comunità composta da diverse culture: paraguayos, guaraníes, europeos, brasileros. Piray é nata 152 anni fa grazie al Rio Paranà dove si trasportavano grandi tronchi di alberi della regione verso Buenos Aires, Rosario e la grande produzione della yerba Mate (da cui si ricava la bevanda típica argentina, ricca di principi biologicamente attivi: caffeina, teobromina, teofillina, tannini, sali minerali, e vitamine). Poi tutto è cambiato con la costruzione della nuova autostrada che collega tutta l’Argentina ai paesi vicini, Paraguay e Brasile. Oggi siamo invasi dal traffico di ogni tipo di mercanzia e, la cosa peggiore, da diversi tipi di droghe e stupefacenti, che non restano solo in Piray, perché questo è un punto di transito verso molte direzioni non solo in Argentina ma anche all’estero. È un vero flagello per le famiglie in cui i figli sono avviati all’uso di vari tipi di droga, tanto che spesso possiamo considerali già morti in vita. Per questo abbiamo bisogno di formare un’équipe con professionisti per dare risposte e accompagnare persone dedite alla droga. Per noi è una sfida esorbitante che ci porta a cercare aiuto per formarci e poter agire con conoscenza e coerenza. Il Natale in Europa cade in pieno inverno, in Argentina in piena estate: che sapore ha e come si festeggia il Natale d’estate? Il primo Natale in Argentina, dopo la messa siamo tornate a casa mangiando un gelato…. Mentre in Italia l’abitudine è bere una cioccolata ben calda qui è impossibile perché a mezzanotte la temperatura varia dai 35 ai 38 gradi. Ma quando ci si abitua diventa normale. Mentre in Italia il pranzo di Natale si fa il 25 dicembre qui si festeggia la notte, con grandi riunioni famigliari e un’abbondante cena (asado, insalata, vino, sidra, panettone, macedonia, gelato etc.) Qui è molto forte il censo della famiglia e molti che provengono dal Paraguay portano le loro abitudini e tradizioni. Facendo un paragone con Buenos Aires, qui è molto piú semplice: si sente la vicinanza della gente che vive con intensità gli affetti e l’amicizia. Mantenete un collegamento con le comunità da cui provenite? Con la Congregazione c’é un’eccellente comunicazione con le sorelle del Consiglio ma anche con tutte. In questi ultimi due anni sono stati molto positivi gli incontri via ZOOM con tutte le comunitá della Congregazione (Italia, Brasile, Argentina, Repubblica del Congo, Camerum) per la preparazione del Capitolo e anche per scambiare comunicazioni ed esperienze. Con le comunitá parrocchiali di Boves e Roata Rossi nelle quali ho lavorato nella scuola materna e nella catechesi non é facile mantenere i contatti. I miei collegamenti sono piuttosto a livello personale, per esempio con un gruppo di allora adolescenti oggi già mamme e anche nonne e con alcune persone con le quali mantengo una buona relazione e amicizia. Suor Mari si relaziona con la sua famiglia, parenti e amici di Tilisarao, suo paese natale attaverso i mezzi di comunicazione e visite annuali. Cosa significa essere missionari oggi?  Vuol dire lasciarsi mettere in discussione dalla forza della Parola di Dio con la preghiera, con l’ascolto, nel silenzio e nell’agire. Camminare insieme alla vita religiosa diocesana, regionale e internazionale. Essere attenta ai bisogni della realtá sociopolitico, economico e ecclesiale in cui si vive. Per dare una risposta piú coerente e credibile ai bisogni del prossimo. Come Delegazione abbiamo cercato di fare sempre un cammino di ricerca constante per saper rispondere alle esigenze, ai segni dei tempi cercando di essere accompagnate nello studio della realtá con esperti per dare risposte concrete. Essere missionaria oggi é non aver paura di rischiare e di lasciarci coinvolgere dalla Parola che sempre interroga, interpella, chiama e invia a portare la Buona Notizia in mezzo a una societá paganizzata e senza Dio. Che cosa vi aspettate dalle vostre comunità di origine? Prima di tutto credo molto importante la preghiera che oltrepassa ogni frontiera e sentire come ci aiuta a vivere con fede, con la speranza che dà forza nelle difficoltá. Continuare la comunicazione attraverso i mezzi attuali per far crescere sempre di piú lo spirito di comunione e di fraternitá. Mari si aspettache quando visita la famiglia, il parroco la inviti a dare testimonianza della sua presenza nella realtá in cui vive. Un augurio per il Natale ai lettori de La Guida? Auguriamo la pace vera, quella che solo il Bambino Gesù ci può donare e un 2026 che possa far crescere la speranza di un mondo senza guerre, senza violenza, dove regni amore, giustizia, solidarietà, fraternità. Buon Natale e prospero anno nuovo!  
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