cronaca
Processo per stalking e lesioni nei confronti della fidanzata adolescente
20 dicembre 2025
Cuneo
Aveva mentito sull’età del suo ragazzo che ai famigliari aveva fatto credere fosse un coetaneo; solo dopo un po’ di tempo venne invece fuori che la 14enne frequentativa un uomo di circa 40 anni, P.E. di origine albanese, e in famiglia iniziarono i tentativi per cercare di allontanarla da quell’uomo di cui però ormai la giovane era completamente succube.
Solo dopo più di due anni e mezzo di relazione, in seguito all’ennesimo episodio di violenza fisica, lei trovò il coraggio di denunciarlo; e di episodi raccontati agli inquirenti e a cui i carabinieri di Fossano hanno con pazienza cercato un riscontro ce ne sono tanti, venti per l'esattezza, quelli di cui ha riferito con precisione il maresciallo maggiore Angelo Cortellessa nell’ultima udienza del processo all’uomo che deve rispondere delle accusa di stalking, lesioni aggravate, cessione di sostanze stupefacenti e violazione di domicilio. “All’inizio diceva che quei lividi se li faceva da sola o che era stato lui per sbaglio - ha riferito in aula la sorella più grande che abitava fuori casa e tornava dalla famiglia per brevi periodi - se provavamo a dirle qualcosa si arrabbiava con noi; poi ha iniziato a raccontare quello che accadeva e ho visto quei lividi anche in videochiamata quando ci sentivamo. La costrinse ad assumere cocaina, pretendeva da lei soldi. Una volta lei li prese di nascosto da mamma per darli a lui, un’altra volta voleva che io gli dessi i 50 euro che ci aveva regalato mio padre. Alla fine della relazione era distrutta, non aveva più forza ed emozioni”.
Di tutti gli episodi denunciati dalla giovane, il maresciallo Cortellessa ha riferito in aula circostanziando per ognuno dei venti episodi di violenza anche i riscontri, a partire dai referti medici per i 6 accessi al Pronto Soccorso in seguito a richieste urgenti di aiuto, e dai selfie che la ragazza si scattava e condivideva con la sua più cara amica, per finire con le foto che la mamma le scattava perché, anche a fronte del rifiuto della ragazza di denunciare, restasse prova delle violenze che aveva subito. Lungo anche il catalogo riferito da Cortellessa, delle ferite riscontrate da sanitari, amici e familiari sul suo corpo della vittima, dall’episodio dei capelli tirati e degli schiaffi che le lasciarono una tumefazione sul volto, alla distorsione del polso, e poi ancora le cinghiate sulla schiena, gli ematomi sulla testa dopo che era stata sbattuta contro il muro, le escoriazioni sull’addome, le costole rotte, i segni sul collo quella volta che lui cercò di strangolarla col filo di una lampada, la ferita al sopracciglio quando lui le lanciò contro un accendino di metallo, le ecchimosi su tutto il corpo quando, per l’ultima volta, lui si introdusse con un sotterfugio a casa sua e la picchiò con violenza trascinandola in strada per i capelli davanti ai passanti e ai vicini di casa che cercarono invano di fermarlo.
Esaurita la lista dei testimoni, il processo è stato rinviato al primo aprile per la discussione.