Piano socio-sanitario regionale: dubbi e perplessità dei territori: “No all’approvazione forzata entro Natale”
18 dicembre 2025
Cuneo
Una diffida formale alla Giunta regionale del Piemonte per fermare l’approvazione accelerata del nuovo Piano socio-sanitario regionale entro Natale. È questo il contenuto dell’interpellanza presentata dal consigliere comunale Ugo Sturlese (Cuneo per i Beni Comuni), discussa nell’ultimo Consiglio comunale dell’anno. Sturlese prende le mosse da quanto emerso nelle settimane scorse, con il Piano approdato in aula prima delle festività. “Si tratta di un documento, per quello che ho potuto vedere, di qualità molto bassa – ha detto il consigliere Sturlese - in gran parte priva di indicazioni deliberative, soprattutto per quanto riguarda i tempi di realizzazione e l’allocazione delle risorse. A ciò si aggiunge una situazione di bilancio regionale critica e vicina al commissariamento”. A distanza di soli tre giorni dalla chiusura della consultazione, la Giunta regionale, per iniziativa dell’assessore alla Sanità Federico Riboldi e del collega Marrone, ha presentato quasi 300 emendamenti al proprio testo, mentre ulteriori modifiche sono attese dai gruppi di opposizione. Un passaggio che, secondo il consigliere dei Beni Comuni, rende evidente “la leggerezza, la sconsideratezza o l’opportunismo calcolato” con cui si starebbe affrontando un tema centrale come la tutela della salute. Per tutti questi motivi è partita la diffida formale, da parte di Sturlese alla Giunta regionale, a non forzare i tempi della discussione consiliare, evitando un’approvazione entro Natale che, di fatto, impedirebbe “una libera e approfondita discussione su un oggetto che riguarda la salute di tutti i cittadini piemontesi”. Con l’interpellanza, Sturlese chiede alla sindaca se intenda condividere questa iniziativa o promuoverne di analoghe per sollecitare la Regione ad adottare tempi certi ma più ragionevoli, successivi alla scadenza natalizia. L’obiettivo è consentire un confronto adeguato e correggerne almeno le carenze più evidenti, a partire dalla destinazione delle risorse e dalle priorità di investimento. Preoccupazioni, quelle espresse da Sturlese, che si sono rivelate trasversali a tutto il consesso. Più consiglieri hanno sottolineato come l’ipotesi di un’approvazione accelerata, a risorse invariate e senza un quadro chiaro di tempi e finanziamenti, rischi di tradursi in un’operazione di mero annuncio, lasciando irrisolti i problemi strutturali della sanità piemontese. “Il sistema socio-sanitario piemontese deve confrontarsi con trasformazioni profonde della realtà: una popolazione mediamente più anziana rispetto al resto del Paese e un’alta incidenza di patologie croniche, che coinvolgono oltre il 40% dei cittadini ha detto Stefania d’Ulisse (Cuneo Solidale) -. Apprezziamo alcuni passaggi, ma altri sono poco rassicuranti. Il timore è che il peso dell’assistenza continui a ricadere in modo eccessivo su famiglie e caregiver, in assenza di un reale rafforzamento della sanità territoriale, soprattutto nelle aree montane e più periferiche. Senza dimenticare la carenza cronica di personale e l’assenza di un cronoprogramma credibile per la messa a terra delle case di comunità e delle centrali operative territoriali, strumenti considerati fondamentali ma spesso i primi a subire tagli”. Critiche sono arrivate anche sul percorso di ascolto: secondo alcuni consiglieri, nonostante documenti e osservazioni trasmesse dai Comuni e dagli enti gestori, molte delle sollecitazioni dei territori non sembrano essere state recepite. “Questo piano non sta in piedi. Il Comune ha mandato diverse pagine ma sembra che non sia stato recepito nulla. La storia di ascolto di cui parla l’assessore Riboldi non è avvenuta. Il Piano, nella sua proiezione al 2030, appare fragile e privo di una visione solida e trasparente, incapace di garantire nel tempo l’universalità dei servizi e il mantenimento di un sistema sanitario pubblico di eccellenza” ha detto la capogruppo PD Claudia Carli. Nel suo intervento, la sindaca Patrizia Manassero ha riconosciuto la complessità della sfida e il valore del confronto avviato, pur nei limiti di una revisione annunciata a risorse invariate. “Come sindaci abbiamo lavorato: si è approvato un documento che riepilogava tutte le sollecitazioni che il nostro territorio esprimeva. Siamo stati auditi e un confronto c’è stato, ma non ce ne sarà mai a sufficienza. Il testo di partenza non dava tempistiche e non dava risorse, ma non sappiamo cosa uscirà da tutto questo emendato. Personalmente ho chiesto di avere fasi a step di verifica dello stato dell’arte, almeno un confronto biennale per capire dove stiamo andando. I bisogni in arrivo sono tantissimi, dal tema della disabilità, al bisogno di casa, all’inverno demografico. Mi conforta però la sintonia su questa posizione a livello provinciale. A chiudere il dibattito, è stato ribadito come il Servizio sanitario nazionale e regionale rappresenti un patrimonio comune, che deve essere sottratto a logiche di parte e affrontato con un confronto ampio e realmente democratico, in grado di coinvolgere istituzioni, operatori e cittadini.