“Qui non c’erano le medie. Finita la quinta elementare, mio papà non poteva pagarmi gli studi e allora sono andato a lavorare a Caraglio. Avevo 12 anni e il mio primo lavoro è stato nel settore del marmo”.
Roberto Campagno, 77 anni di Bernezzo, racconta con lucidità la sua vita lavorativa che, molto presto, non ancora compiuta la maggiore età, diventerà una passione e poi, dopo la pensione, un’arte. Il motore di questa energia è il legno in tutte le sue forme: dalla semplice tornitura passando alla realizzazione delle scale, fino ad arrivare alla costruzione di fisarmoniche. Il perché della fisarmonica ci viene regalato da un aneddoto: “Da piccolo, mio padre mi disse: o il motorino o una fisarmonica. Scelsi il motorino perché tutti i miei amici ce l’avevano”. A qualche mese dalla pensione Campagno riprese l’idea di quando era più piccolo e acquistò la sua prima fisarmonica. La smontò e provò a replicarla con il legno. Ad oggi è l’unico in provincia a fare questo tipo di lavoro: “Quello più vicino che costruisce fisarmoniche come me, abita a Vercelli”, dice mentre imbraccia l’ultima fisarmonica cromatica realizzata a mano.
Ha dedicato una vita al lavoro.
Sì, ma è stata anche la mia passione. A 13 anni, dopo la mia esperienza a Caraglio nel marmo, prendevo la bicicletta, facevo a piedi un tratto di strada sterrata e poi salivo in sella fino ad arrivare a Borgo San Dalmazzo. Lavoravo tanto e il mio capo mi dava molta autonomia.
Autonomia a 13 anni?
Sì, ma anche dopo. Mi ricordo quando il capo mi portò a Milano per comprare un macchinario nuovo. Una volta installato a Borgo, gli proposi di fare qualche modifica per risparmiare tempo e legno. Lui mi ascoltò e mi disse: ‘vai in officina e spiega la tua modifica ai meccanici’. Così feci, ma nessuno mi diede retta. Cosa ne poteva sapere un ragazzino? Allora il mio capo si impose e disse loro di ascoltarmi bene e di fare quello che avevo in mente. Eseguirono la mia idea e la modifica funzionò bene, tant’è che la ditta costruttrice la brevettò le nuove scorniciatrici.
A 17 anni, il mio titolare mi diede la responsabilità nel gestire la lavorazione e, visti i risultati, si complimentò adeguandomi lo stipendio. Io, però, accarezzavo l’idea di lavorare in proprio.
Con quale specializzazione?
All’inizio facevo pavimenti in legno. Poi ho iniziato a realizzare le scale, sempre in legno. Al tempo, a Torino, andavano molto di moda. Così mi sono comprato un tornio e mi sono messo in proprio.
Ho realizzato più di 1.700 scale e ringhiere: mi chiamavano dalla cintura di Torino, dalla riviera, dalla Francia e Valle d’Aosta. A Cuneo ero il punto di riferimento. Mi piaceva molto fare questo lavoro. Un giorno mio figlio mi disse: ‘Papà, se continui così, morirai in laboratorio’. Allora decisi di mollare e dedicarmi alla passione che avevo lasciato in sospeso da piccolo.
La fisarmonica?
Esatto. Al tempo mio padre mi disse: ‘O la fisarmonica o il motorino’. Dato che tutti i miei amici avevano il motorino, decisi anche io di prenderne uno. In pensione mi dedicai a questa passione ‘incompiuta’ e andai a Stradella per comprare una fisarmonica. La portai a casa e la osservai per giorni. Poi la smontai e cercai di riprodurla con il legno. Era complicatissima: piena di meccanismi e leve. Così decisi di replicarne una semplice e poi, via via, feci le cromatiche, più complicate. In totale ne ho realizzate una decina e ne ho vendute un paio ai miei amici.
Costruisce fisarmoniche, ma le suona anche?
Suono quando nessuno mi sente. Perché, in fondo, sono un po’ timido e mi vergognerei a suonare in pubblico.
paesi
“Qui non c’erano le medie. Finita la quinta elementare, mio papà non poteva pagarmi gli studi e allora sono andato a lavorare a Caraglio. Avevo 12 anni e il mio primo lavoro è stato nel settore del marmo”.
Roberto Campagno, 77 anni di Bernezzo, racconta con lucidità la sua vita lavorativa che, molto presto, non ancora compiuta la maggiore età, diventerà una passione e poi, dopo la pensione, un’arte. Il motore di questa energia è il legno in tutte le sue forme: dalla semplice tornitura passando alla realizzazione delle scale, fino ad arrivare alla costruzione di fisarmoniche. Il perché della fisarmonica ci viene regalato da un aneddoto: “Da piccolo, mio padre mi disse: o il motorino o una fisarmonica. Scelsi il motorino perché tutti i miei amici ce l’avevano”. A qualche mese dalla pensione Campagno riprese l’idea di quando era più piccolo e acquistò la sua prima fisarmonica. La smontò e provò a replicarla con il legno. Ad oggi è l’unico in provincia a fare questo tipo di lavoro: “Quello più vicino che costruisce fisarmoniche come me, abita a Vercelli”, dice mentre imbraccia l’ultima fisarmonica cromatica realizzata a mano.
Ha dedicato una vita al lavoro.
Sì, ma è stata anche la mia passione. A 13 anni, dopo la mia esperienza a Caraglio nel marmo, prendevo la bicicletta, facevo a piedi un tratto di strada sterrata e poi salivo in sella fino ad arrivare a Borgo San Dalmazzo. Lavoravo tanto e il mio capo mi dava molta autonomia.
Autonomia a 13 anni?
Sì, ma anche dopo. Mi ricordo quando il capo mi portò a Milano per comprare un macchinario nuovo. Una volta installato a Borgo, gli proposi di fare qualche modifica per risparmiare tempo e legno. Lui mi ascoltò e mi disse: ‘vai in officina e spiega la tua modifica ai meccanici’. Così feci, ma nessuno mi diede retta. Cosa ne poteva sapere un ragazzino? Allora il mio capo si impose e disse loro di ascoltarmi bene e di fare quello che avevo in mente. Eseguirono la mia idea e la modifica funzionò bene, tant’è che la ditta costruttrice la brevettò le nuove scorniciatrici.
A 17 anni, il mio titolare mi diede la responsabilità nel gestire la lavorazione e, visti i risultati, si complimentò adeguandomi lo stipendio. Io, però, accarezzavo l’idea di lavorare in proprio.
Con quale specializzazione?
All’inizio facevo pavimenti in legno. Poi ho iniziato a realizzare le scale, sempre in legno. Al tempo, a Torino, andavano molto di moda. Così mi sono comprato un tornio e mi sono messo in proprio.
Ho realizzato più di 1.700 scale e ringhiere: mi chiamavano dalla cintura di Torino, dalla riviera, dalla Francia e Valle d’Aosta. A Cuneo ero il punto di riferimento. Mi piaceva molto fare questo lavoro. Un giorno mio figlio mi disse: ‘Papà, se continui così, morirai in laboratorio’. Allora decisi di mollare e dedicarmi alla passione che avevo lasciato in sospeso da piccolo.
La fisarmonica?
Esatto. Al tempo mio padre mi disse: ‘O la fisarmonica o il motorino’. Dato che tutti i miei amici avevano il motorino, decisi anche io di prenderne uno. In pensione mi dedicai a questa passione ‘incompiuta’ e andai a Stradella per comprare una fisarmonica. La portai a casa e la osservai per giorni. Poi la smontai e cercai di riprodurla con il legno. Era complicatissima: piena di meccanismi e leve. Così decisi di replicarne una semplice e poi, via via, feci le cromatiche, più complicate. In totale ne ho realizzate una decina e ne ho vendute un paio ai miei amici.
Costruisce fisarmoniche, ma le suona anche?
Suono quando nessuno mi sente. Perché, in fondo, sono un po’ timido e mi vergognerei a suonare in pubblico.
“O il motorino o la fisarmonica”
08 dicembre 2025
Cuneo
“Qui non c’erano le medie. Finita la quinta elementare, mio papà non poteva pagarmi gli studi e allora sono andato a lavorare a Caraglio. Avevo 12 anni e il mio primo lavoro è stato nel settore del marmo”.
Roberto Campagno, 77 anni di Bernezzo, racconta con lucidità la sua vita lavorativa che, molto presto, non ancora compiuta la maggiore età, diventerà una passione e poi, dopo la pensione, un’arte. Il motore di questa energia è il legno in tutte le sue forme: dalla semplice tornitura passando alla realizzazione delle scale, fino ad arrivare alla costruzione di fisarmoniche. Il perché della fisarmonica ci viene regalato da un aneddoto: “Da piccolo, mio padre mi disse: o il motorino o una fisarmonica. Scelsi il motorino perché tutti i miei amici ce l’avevano”. A qualche mese dalla pensione Campagno riprese l’idea di quando era più piccolo e acquistò la sua prima fisarmonica. La smontò e provò a replicarla con il legno. Ad oggi è l’unico in provincia a fare questo tipo di lavoro: “Quello più vicino che costruisce fisarmoniche come me, abita a Vercelli”, dice mentre imbraccia l’ultima fisarmonica cromatica realizzata a mano.
Ha dedicato una vita al lavoro.
Sì, ma è stata anche la mia passione. A 13 anni, dopo la mia esperienza a Caraglio nel marmo, prendevo la bicicletta, facevo a piedi un tratto di strada sterrata e poi salivo in sella fino ad arrivare a Borgo San Dalmazzo. Lavoravo tanto e il mio capo mi dava molta autonomia.
Autonomia a 13 anni?
Sì, ma anche dopo. Mi ricordo quando il capo mi portò a Milano per comprare un macchinario nuovo. Una volta installato a Borgo, gli proposi di fare qualche modifica per risparmiare tempo e legno. Lui mi ascoltò e mi disse: ‘vai in officina e spiega la tua modifica ai meccanici’. Così feci, ma nessuno mi diede retta. Cosa ne poteva sapere un ragazzino? Allora il mio capo si impose e disse loro di ascoltarmi bene e di fare quello che avevo in mente. Eseguirono la mia idea e la modifica funzionò bene, tant’è che la ditta costruttrice la brevettò le nuove scorniciatrici.
A 17 anni, il mio titolare mi diede la responsabilità nel gestire la lavorazione e, visti i risultati, si complimentò adeguandomi lo stipendio. Io, però, accarezzavo l’idea di lavorare in proprio.
Con quale specializzazione?
All’inizio facevo pavimenti in legno. Poi ho iniziato a realizzare le scale, sempre in legno. Al tempo, a Torino, andavano molto di moda. Così mi sono comprato un tornio e mi sono messo in proprio.
Ho realizzato più di 1.700 scale e ringhiere: mi chiamavano dalla cintura di Torino, dalla riviera, dalla Francia e Valle d’Aosta. A Cuneo ero il punto di riferimento. Mi piaceva molto fare questo lavoro. Un giorno mio figlio mi disse: ‘Papà, se continui così, morirai in laboratorio’. Allora decisi di mollare e dedicarmi alla passione che avevo lasciato in sospeso da piccolo.
La fisarmonica?
Esatto. Al tempo mio padre mi disse: ‘O la fisarmonica o il motorino’. Dato che tutti i miei amici avevano il motorino, decisi anche io di prenderne uno. In pensione mi dedicai a questa passione ‘incompiuta’ e andai a Stradella per comprare una fisarmonica. La portai a casa e la osservai per giorni. Poi la smontai e cercai di riprodurla con il legno. Era complicatissima: piena di meccanismi e leve. Così decisi di replicarne una semplice e poi, via via, feci le cromatiche, più complicate. In totale ne ho realizzate una decina e ne ho vendute un paio ai miei amici.
Costruisce fisarmoniche, ma le suona anche?
Suono quando nessuno mi sente. Perché, in fondo, sono un po’ timido e mi vergognerei a suonare in pubblico.