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17 luglio 2026

editoriale

Referendum sulla giustizia, legge elettorale e premierato

06 dicembre 2025

Cuneo

Aula di tribunale La partita delle elezioni regionali che ha interessato sei regioni, si è conclusa con due risultati significativi. Il primo è il record dell’astensione (ben superiore al 50%). Il secondo è il pareggio 3 a 3 tra destra e campo largo (vale a dire il centrosinistra comprendente anche i 5Stelle). Tutto come previsto? Non proprio. Giorgia Meloni si era spesa personalmente in Campania dove il centrodestra puntava se non alla vittoria, ad un risultato ben più consistente del 35,7% ottenuto dal suo candidato Edmondo Ciriellia fronte del 60,37 del campo largo con Roberto Fico. Non è andata così: per la prima volta il patto Pd - 5 Stelle ha funzionato segnando il primo successo di Elly Schlein. Aprendo (forse) la strada ad un futuro per il fin qui tormentato “campo largo”. Lo vedremo al prossimo alle elezioni politiche della primavera 2027, perché di qui ad allora non ci saranno altre elezioni significative. Il 2026 sarà dedicato ad altri cantieri politici. Per il campo largo si tratterà di strutturarsi come alleanza con programmi condivisi e credibili, se ne avrà la forza e il coraggio. La maggioranza e il governo, dopo l’approvazione della finanziaria, lavoreranno a cantieri già annunciati: il referendum sulla giustizia per la separazione delle carriere, la modifica della legge elettorale e la legge sul premierato. Il primo passo sarà il referendum per un sì o un no alla riforma già approvata dal parlamento che introduce la separazione delle carriere dei magistrati e la costituzione di due Consigli Superiori della Magistratura. Un tema che, fino ad oggi, non sembra interessare granché agli italiani. Sia perché si presenta più come un regolamento di conti tra il centrodestra al governo e la magistratura che non come un cambiamento sostanziale per rendere più efficiente la giustizia. E dal momento che la magistratura non è mai stata così impopolare come oggi, come testimonia anche la controversa vicenda della famiglia nel bosco a cui sono stati sottratti i figli, la riforma - dicono i sondaggi - ha buone probabilità di essere approvata dagli italiani. La legge elettorale. I sondaggi dicono che tra Fratelli d’Italia e il Pd ci sono otto punti di distacco. A conferma della popolarità di Giorgia Meloni. Ma se il campo largo (Pd e sinistre + 5Stelle e qualche formazione centrista) si realizzasse davvero, nel 2027 in molti collegi uninominali l’alleanza potrebbe battere la destra. E al Senato, oggi ridotto a duecento membri, la destra potrebbe non avere i numeri sufficienti per governare. Da qui il proposito di eliminare i collegi uninominali previsti dall’attuale legge elettorale, e tornare al proporzionale puro. Con un premio che garantisca una maggioranza solida ai vincitori. Si preannuncia un percorso simile a quanto avvenuto negli ultimi trent’anni, quando ogni maggioranza al governo ha cambiato la legge elettorale con un unico vero obbiettivo: modificare le regole del voto per garantirsi la vittoria nelle successive elezioni. Senza intaccare quel meccanismo perverso che affida la scelta dei parlamentari non ai cittadini ma ai segretari di partito che formano le liste bloccate dei candidati senza possibilità di scelta. A corollario, vanno segnalate altre due proposte di modifiche: l’introduzione delle preferenze e l’obbligo per le coalizioni di indicare sulla scheda elettorale il nome del candidato premier. Se il ritorno delle preferenze segnerebbe un passo avanti nella logica democratica per consentire agli elettori di scegliere la persona e non soltanto il partito, l’indicazione obbligatoria del premier andrebbe in contrasto con il dettame costituzionale che riserva al presidente della Repubblica, visto l’esito delle votazioni e le proposte dei vincitori, l’assegnazione dell’incarico per la formazione del governo. Ma quella del premierato, con contestuale riduzione dei poteri del capo dello stato, è un’altra ben più consistente modifica della Costituzione verso la quale la destra al governo sta proiettando il Paese, con l’intenzione di centrare l’obbiettivo prima delle politiche del 2027. 
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