Persone e vite sospese dietro i numeri dei lager
06 dicembre 2025
Cuneo
La storia è scenario di vite prima ancora che di eventi. Se poi questi ultimi sono così drammatici da far rabbrividire di indignazione, allora le vite degli uomini che li hanno vissuti e subìti acquistano uno spessore ancor più rilevante. Allora la Storia fa da terribile sfondo a ciò che travolge le persone talora inconsapevoli altre volte impegnate ad affermare idee e valori.
Ne dà testimonianza questo libro di Michele Calandri che si propone di dar conto del censimento aggiornato dei Cuneesi che subirono la deportazione in Germania negli anni del nazifascismo. Lo sottolinea esplicitamente nella presentazione Gigi Garelli, direttore dell’Istituto storico della Resistenza e della Società contemporanea di Cuneo: non un arido elenco di nomi, date, luoghi di prigionia, bensì un intreccio di testimonianze “che restituiscono l’umanità dei protagonisti, con le loro paure, il disorientamento di fronte a eventi incomprensibili”.
Michele Calandri ricorda che la genesi della ricerca ora pubblicata risale agli anni Settanta allorché, “fortemente influenzata dall’antifascismo”, restrinse il proprio orizzonte alla deportazione degli oppositori al regime. Nei decenni successivi l’orizzonte si allarga. Nello studio della deportazione rientrano altre categorie di persone: sono anzitutto gli ebrei cui si affiancano i militari italiani dopo l’8 settembre.
Per tutti c’è un prima e un dopo: la discriminante è l’arresto e il successivo viaggio verso i campi di concentramento. Per tanti questo dopo allunga la sua ombra scura anche sugli anni successivi suggerendo desiderio di dimenticare, reticenze nel parlare di quegli anni anche con gli stessi familiari.
Il “censimento”, prima parte della ricerca, pubblica 460 schede di deportati cuneesi ognuna delle quali riporta alcuni dati significativi per l’identificazione precisa. È un elenco prezioso per lo storico, ma allo stesso tempo con le sue annotazioni testimonia l’eterogeneità di situazioni che portarono molti nei lager. Proprio questa varietà trova eco nella seconda parte che riporta sedici testimonianze raccolte in anni diversi.
In queste pagine si ritrova informazioni sulla cattura e le condizioni di vita dei campi. Vibrano di drammaticità i racconti che ricordano la spersonalizzazione (“da quel momento rimasi il numero 59009” dice Guido Motta), le giornate trascorse sull’orlo dell’abisso (“raccontarle è una cosa, sopportarle un’altra”, confessa Domenico Giaccardi), le relazioni segnate dallo spirito di sopravvivenza.
Storie di vita e di lager
di Michele Calandri
Editrice Primalpe
euro 27