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7 luglio 2026 | Aggiornato alle 05:54

cronaca

Non sopporta i vicini e li accusa per rumori, è a processo per stalking

26 novembre 2025

Cuneo

Per tre anni avevano sopportato i rimproveri della vicina del piano di sotto, pronta a battere contro il muro, suonare il loro campanello anche di sera tardi - o mandargli direttamente i Carabinieri -, e arringarli in ogni momento, senza riuscire a capire che tipo di fastidio le stessero creando, fino a quando lo spavento che la donna fece prendere a uno dei loro figli indusse la coppia a sporgere denuncia ai Carabinieri. “Ero uscito col motorino dal garage e lei mi precedeva in auto - ha riferito il giovane alla giudice nel processo in corso a Cuneo in cui è imputata per stalking e violenza privata B. M. -, per tre volte inchiodò l’auto anche se non c’erano persone o animali che stessero attraversando all’improvviso la strada. Dovetti inchiodare anche io e poi ho deciso di fermarmi, accostare e chiamare mio padre per raccontargli cosa era accaduto”. Prima di questo fatto, avvenuto a ottobre 2023, c’erano stati però altri due anni di urla, rimproveri non appena mettevano piede per le scale e dispetti. “Una volta mandò i Carabinieri - ha proseguito il giovane chiamato a deporre in tribunale - ma quando entrarono videro che io e mio padre stavamo guardando la tv in salotto, mia madre era appena uscita dal bagno, i miei fratelli erano in camera che dormivano, si scusarono per il disturbo e andarono via”. Altre volte avevano trovato la scala che conduceva al loro appartamento sporca di sale o terra, o le scarpe lasciate fuori dalla porta buttate in giardino: “La nostra casa non era più quel luogo sicuro dove rilassarsi e stare tranquilli; per evitare discussioni cercavamo di non tirare l’acqua in bagno di sera, ma qualsiasi cosa facessimo non era mai abbastanza. Sapevamo della loro difficile situazione familiare, con una figlia disabile, e più volte abbiamo cercato di mediare con il marito della signora, ma non siamo riusciti a risolvere”, aveva riferito il padre in aula, costituito parte civile al processo. “I vicini che abitavano prima sotto di noi non si erano mai lamentati in tanti anni di vicinato - ha raccontato la moglie - mentre poco dopo che si era trasferita, la signora mi chiamò al lavoro per dirmi che dovevo mettere i feltrini sotto le sedie. Quando tornai a casa la sera le suonai per dirle che i feltrini li avevamo. Il fatto è che non percepivamo la relazione causa-effetto, magari ti è cascato qualcosa a terra, ma noi facevamo le normali cose che fanno tutti la mattina quando si alzano, si lavano, fanno colazione ed escono”. Le parti civili hanno così riferito delle ripercussioni che questo stato di tensione aveva sulle loro vite: “Cercavamo di fare meno rumore possibile ma i colpi che lei batteva erano molto forti, ci spaventavano, ogni giorno ci chiedevamo se saremmo riusciti a uscire di casa indenni senza essere aggrediti verbalmente”, ha raccontato ancora la madre. Il processo proseguirà il 20 aprile con gli ultimi testimoni dell’accusa e poi verrà ascoltata l’imputata.

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