Stalking all’operatrice della Caritas saluzzese, condannato
25 novembre 2025
Cuneo
È stato condannato a un anno e due mesi K. S., il cittadino straniero accusato di stalking ai danni di un’operatrice al lavoro presso uno sportello informativo che faceva capo alla Caritas diocesana saluzzese. I fatti risalgono ai primi mesi del 2024 quando l’uomo, in quel periodo seguito dalla Caritas, aveva accusato l’operatrice di aver smarrito la sua tessera sanitaria, necessaria per rinnovare il suo contratto di lavoro: “Aveva iniziato a mandare messaggi vocali pieni di insulti nei confronti della mia collega - aveva riferito in aula un’operatrice sociale - nonostante lei e un mediatore avessero convinto l’azienda a rinnovare il contratto. In realtà era stato lui stesso a non volerlo rinnovare”. Un fatto sottolineato nella sua requisitoria dal pubblico ministero Carla Longo: “La tessera era solo stata inviata per errore presso un’altra sede; quando lui la ricevette, la fece a pezzi davanti agli operatori”. Telefonate e messaggi vocali pieni di insulti, fogli informativi continuamente strappati dalla bacheca ed escrementi lasciati davanti alla porta dello sportello informativo; sono queste le accuse confermate dai testimoni in aula, che hanno riferito come quella situazione avesse esasperato e impaurito l’operatrice che la direzione cercò di proteggere disponendo turni in coppia per non lasciarla mai sola allo sportello, e affidando a un altro operatore l’incarico di occuparsi dell’uomo. “Sono rimasto molte volte ad aspettarla alla chiusura dell’ufficio”, aveva riferito alla giudice un altro collaboratore del centro che si era anche occupato di installare un apparecchio, per indurre K. S. a credere che l’ufficio fosse sempre sorvegliato. All’uomo è stata anche contestata la violazione della misura cautelare, dato che in più di un’occasione, fino a quando poi non venne messo agli arresti domiciliari, si fece trovare nei pressi dell’ufficio a una distanza inferiore ai 500 metri disposti dal giudice. “Sono stati i colleghi a confermare indirettamente l’atteggiamento aggressivo dell’uomo nei confronti dell’operatrice, quando hanno riferito di essere stati aggrediti verbalmente al telefono dall’imputato solo perché lui era convinto di stare parlando con la vittima delle sue molestie”, ha ancora sottolineato il pubblico ministero concludendo per la richiesta di condanna, accolta dalla giudice che ha comunque disposto la non menzione della condanna nel casellario giudiziario.