(foto Pixabay)
Ludovica aveva 21 anni quando è arrivata nel reparto di Ostetricia in seguito a un ricovero causato dalla violenza e dal tentativo di soffocamento da parte del compagno. Era spaventata ma lucida e determinata. Ha raccontato che non era la prima volta che veniva in Pronto soccorso per maltrattamenti, ma questa volta era decisa a uscirne. Per sé e per la sua bimba. E così è stato.
Dalle sue parole emerge come la spirale della violenza sia facilmente confusa e intrecciata con un legame insano e un ‘amore’ smodato per il partner. Sappiamo che questo non è amore, ma attaccamento intenso e immaturo a qualcuno sul quale si proietta il proprio bisogno di affetto e vicinanza.
Bisogno che è assolutamente umano e presente in ogni essere vivente, ma che diventa una voragine di dolore e una spirale di morte se porta ad annientare se stessi e costringe a vivere nel terrore. Mantenere il legame affettivo con chi amiamo è un desiderio naturale, ma che trova il suo limite nel bisogno fondamentale di aver cura e proteggere sé stessi. Quando il groviglio tra paura dell’abbandono e disponibilità a sacrificarsi nella relazione diventa troppo serrato il rischio della violenza si fa concreto e persistente.
Per fortuna esiste sempre una voce interiore, quella della propria autenticità profonda, che ci aiuta a discernere chiaramente cosa è bene per noi e cosa è nocivo. Ludovica è dispiaciuta di aver mentito a se stessa per tanto tempo, ignorando i segnali che il suo termometro interiore le inviava. È confortante e ci da fiducia il suo ribadire quanto l’accoglienza ricevuta negli ospedali, dove ci sono camere dedicate alle vittime di violenza, sia stato un aiuto reale per spezzare la spirale mortifera, iniziare a proteggersi e ricominciare a vivere .
cuneo
(foto Pixabay)
Ludovica aveva 21 anni quando è arrivata nel reparto di Ostetricia in seguito a un ricovero causato dalla violenza e dal tentativo di soffocamento da parte del compagno. Era spaventata ma lucida e determinata. Ha raccontato che non era la prima volta che veniva in Pronto soccorso per maltrattamenti, ma questa volta era decisa a uscirne. Per sé e per la sua bimba. E così è stato.
Dalle sue parole emerge come la spirale della violenza sia facilmente confusa e intrecciata con un legame insano e un ‘amore’ smodato per il partner. Sappiamo che questo non è amore, ma attaccamento intenso e immaturo a qualcuno sul quale si proietta il proprio bisogno di affetto e vicinanza.
Bisogno che è assolutamente umano e presente in ogni essere vivente, ma che diventa una voragine di dolore e una spirale di morte se porta ad annientare se stessi e costringe a vivere nel terrore. Mantenere il legame affettivo con chi amiamo è un desiderio naturale, ma che trova il suo limite nel bisogno fondamentale di aver cura e proteggere sé stessi. Quando il groviglio tra paura dell’abbandono e disponibilità a sacrificarsi nella relazione diventa troppo serrato il rischio della violenza si fa concreto e persistente.
Per fortuna esiste sempre una voce interiore, quella della propria autenticità profonda, che ci aiuta a discernere chiaramente cosa è bene per noi e cosa è nocivo. Ludovica è dispiaciuta di aver mentito a se stessa per tanto tempo, ignorando i segnali che il suo termometro interiore le inviava. È confortante e ci da fiducia il suo ribadire quanto l’accoglienza ricevuta negli ospedali, dove ci sono camere dedicate alle vittime di violenza, sia stato un aiuto reale per spezzare la spirale mortifera, iniziare a proteggersi e ricominciare a vivere .
Il coraggio di spezzare la violenza
23 novembre 2025
Cuneo
(foto Pixabay)
Ludovica aveva 21 anni quando è arrivata nel reparto di Ostetricia in seguito a un ricovero causato dalla violenza e dal tentativo di soffocamento da parte del compagno. Era spaventata ma lucida e determinata. Ha raccontato che non era la prima volta che veniva in Pronto soccorso per maltrattamenti, ma questa volta era decisa a uscirne. Per sé e per la sua bimba. E così è stato.
Dalle sue parole emerge come la spirale della violenza sia facilmente confusa e intrecciata con un legame insano e un ‘amore’ smodato per il partner. Sappiamo che questo non è amore, ma attaccamento intenso e immaturo a qualcuno sul quale si proietta il proprio bisogno di affetto e vicinanza.
Bisogno che è assolutamente umano e presente in ogni essere vivente, ma che diventa una voragine di dolore e una spirale di morte se porta ad annientare se stessi e costringe a vivere nel terrore. Mantenere il legame affettivo con chi amiamo è un desiderio naturale, ma che trova il suo limite nel bisogno fondamentale di aver cura e proteggere sé stessi. Quando il groviglio tra paura dell’abbandono e disponibilità a sacrificarsi nella relazione diventa troppo serrato il rischio della violenza si fa concreto e persistente.
Per fortuna esiste sempre una voce interiore, quella della propria autenticità profonda, che ci aiuta a discernere chiaramente cosa è bene per noi e cosa è nocivo. Ludovica è dispiaciuta di aver mentito a se stessa per tanto tempo, ignorando i segnali che il suo termometro interiore le inviava. È confortante e ci da fiducia il suo ribadire quanto l’accoglienza ricevuta negli ospedali, dove ci sono camere dedicate alle vittime di violenza, sia stato un aiuto reale per spezzare la spirale mortifera, iniziare a proteggersi e ricominciare a vivere .