cuneo

Il coraggio di spezzare la violenza

23 novembre 2025

Cuneo

Violenza sulle donne (foto Pixabay)  (foto Pixabay) Ludovica aveva 21 anni quando è arrivata nel reparto di Ostetricia in seguito a un ricovero causato dalla violenza e dal tentativo di soffocamento da parte del compagno. Era spaventata ma lucida e determinata. Ha raccontato che non era la prima volta che veniva in Pronto soccorso per maltrattamenti, ma questa volta era decisa a uscirne. Per sé e per la sua bimba. E così è stato. Dalle sue parole emerge come la spirale della violenza sia facilmente confusa e intrecciata con un legame insano e un ‘amore’ smodato per il partner.  Sappiamo che questo non è amore, ma attaccamento intenso e immaturo a qualcuno sul quale si proietta il proprio bisogno di affetto e vicinanza. Bisogno che è assolutamente umano e presente in ogni essere vivente, ma che diventa una voragine di dolore e una spirale di morte se porta ad annientare se stessi e costringe a vivere nel terrore. Mantenere il legame affettivo con chi amiamo è un desiderio naturale, ma che trova il suo limite nel bisogno fondamentale di aver cura e proteggere sé stessi. Quando il groviglio tra paura dell’abbandono e disponibilità a sacrificarsi nella relazione diventa troppo serrato il rischio della violenza si fa concreto e persistente. Per fortuna esiste sempre una voce interiore, quella della propria autenticità profonda, che ci aiuta a discernere chiaramente cosa è bene per noi e cosa è nocivo. Ludovica è dispiaciuta di aver mentito a se stessa per tanto tempo, ignorando i segnali che il suo termometro interiore le inviava. È confortante e ci da fiducia il suo ribadire quanto l’accoglienza ricevuta negli ospedali, dove ci sono camere dedicate alle vittime di violenza, sia stato un aiuto reale per spezzare la spirale mortifera, iniziare a proteggersi e ricominciare a vivere .

 La storia di Ludovica

Come si sente? In questi giorni sono in ansia perché ho incontrato il mio ex fidanzato, è stato solo per pochissimi minuti, ma ho avuto paura perché lui è imprevedibile. Mi ha detto che si sente in colpa nei confronti di se stessa. Perché? Perché potevo uscirne prima. Rimpiango la me allegra e spensierata che ero prima di conoscerlo. Che cosa le ha impedito di uscirne prima? E cosa è cambiato? Sono io che non me lo permettevo. Ero troppo legata e dipendente da lui. Più andavo avanti e più mal tolleravo i ‘tira e molla’ continui. Sapevo che non era giusto trovarmi in una situazione in cui non mi sentivo sicura a casa mia. Avevo paura di qualunque cosa dicevo o facevo perché mi aspettavo la sua reazione negativa. Neanche di notte ero tranquilla, più di una volta mi ha svegliata per chiedermi conto di che cosa avevo detto nel sogno e mi chiedeva insistentemente se stavo sognando un altro. Più di una volta mi ha tirato pugni di notte nelle gambe. Che cosa l’ha aiutata a dire basta?  L’ospedale. Ricordo esattamente il giorno e l’ora in cui sono arrivata. Da mesi pensavo: “devo trovare qualcosa che mi liberi”. Poi c’è stata la litigata fatidica, quella per cui sono andata in ospedale. Lì è stata la boccata di aria fresca, che aspettavo da tanto tempo. Che cosa le è stato utile in ospedale? Mi sono sentita accudita e coccolata, come non mi capitava da anni. Mi è stato molto utile parlare con l’assistente sociale e il personale, perché mi sono sentita capita, mentre con gli altri, anche con i miei genitori che mi vogliono molto bene, è più difficile perché mi sento giudicata.  Quale è stata la risorsa più importante? Stare in ospedale e staccare da tutto il resto e poter fare i colloqui che mi hanno permesso di capire. ringrazio voi e sono soddisfatta dell’impegno e della costanza che ho messo io per continuare il percorso. Infatti, in passato ero già stata una volta in ospedale, ma non ero stata sincera con gli operatori e neanche con me stessa. Non ero pronta, non volevo ammettere ciò che stava succedendo. Sapevo che una relazione così non andava bene, ma avevo la speranza che lui cambiasse e credevo alle sue parole. Cosa pensa del suo ex? Che faceva finta di amarmi per non stare solo. Mi diceva che nelle relazioni passate non era mai stato violento. Ma anche che non era stato coinvolto come con me. E allora mi chiedo perché se mi amava così tanto, non riusciva a rispettarmi. A volte per levarmelo di dosso l’ho anche spintonato. Ero soffocata, cercavo ogni modo per buttare fuori la rabbia. Mi è stata molto utile la terapia EMDR perché mi ha permesso di non avere più incubi e di lasciare andare pensieri vendicativi che non servono. E il rapporto con i suoi genitori? È molto importante, mi hanno sempre supportata. Dicevano che lui non era fatto per me, ma nonostante soffrissero, non mi hanno mai fatto scegliere tra loro e lui. Quando sono stata in ospedale la loro presenza è stata essenziale. Quanto ha influito la gravidanza rispetto alla sua decisione di allontanarsi? Moltissimo, se non fossi stata in gravidanza avrei aspettato ancora ma sarebbe stato troppo tardi. Una delle ultime volte, mi ha messo le mani al collo e mi ha stretto così tanto che mi sono sentita svenire. Pensare di avere una bimba dentro di me da proteggere mi ha dato la forza perché io non voglio che lei viva quello che ho vissuto io; è brutto da dire, ma devo proteggerla da suo padre. Quale consiglio darebbe a una persona che si dovesse trovare nella situazione in cui era lei? Le direi: apri gli occhi prima che sia troppo tardi, chiudi subito una relazione che non funziona perché poi le cose peggiorano, non illuderti che migliorino, se continui, non c’è via di scampo. Ascoltati dentro, perché c’è una saggezza che ti guida e ti fa capire che cosa è bene per te. Non ignorarla come ho fatto io per tanto tempo. Se potessi, vorrei tornare indietro e ascoltare di più ciò che sentivo dentro e a cui non ho dato abbastanza peso perché il mio amore per lui era più forte di tutto.
Cuneo Violenza sulle donne Ospedale Santa Croce e Carle di Cuneo

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