cronaca
C’è qualcosa che va oltre la vicenda “gialla” in questo romanzo di Fulvio Rombo. Lo lasciano intendere alcune osservazioni che l’autore fa affiorare quasi a spiegazione del comportamento e delle relazioni che intercorrono tra i personaggi. Se la battuta del preside della scuola dove insegnava il professor Invernizzi è professionale, “i giovani, oggigiorno, se va bene coltivano una conoscenza assai superficiale delle cose”, la personalità e le riflessioni di Genio, “consulente antropologo” della polizia, sono più generali “i rapporti generazionali fanno acqua”. Tutto il romanzo sembra aggrapparsi al confronto tra adulti e giovani e le relative difficoltà di dialogare. I primi indagano sulla morte di Invernizzi, accidentale a prima vista, ma organizzata secondo la nipote. I secondi difendono il loro territorio. Lo fanno apertamente stendendo un velo di silenzio su Oniride, la festa dove sono esclusi per principio gli adulti. Lo fanno negli atteggiamenti. Come padre Genio è consapevole di aver perso delle opportunità con Rico. Constata che “la nuova generazione è un mistero”, ma non cade nei luoghi comuni delle critiche alle giovani generazioni. C’è stato uno strappo generazionale che rende molto ardua la comprensione reciproca. I giovani tendono a chiudersi in una sofferta difesa. Selene, in apparenza sicura nel rispondere alle domande della polizia, è ferita dalla madre abituata alla sua assenza: per lei “praticamente io non esisto”, confessa. Tant’è che Genio alla fine commenta “a me è scesa addosso una tristezza che sa di tutto l’amaro della vita”. Sono situazioni e riflessioni che arricchiscono di un certo spessore una trama che rispetta le regole del giallo, tiene alta l’attenzione e riesce a sciogliere il caso con il classico colpo di scena, ancora una volta riservando al lettore occasioni di riflessione.
Le riflessioni di un consulente antropologo
22 novembre 2025
Cuneo

Oniride
di Fulvio Rombo
Editrice Golem
euro 16,9