“Io capitano” sono un sopravvissuto. A voi ragazzi dico: “Seguite il vostro sogno, non lasciatevi mai abbattere”
18 novembre 2025
Cuneo
Foto Teresa Maineri
Se si è giovani e c'è un sogno da inseguire, allora ti sembra il momento giusto di andare, di essere coraggiosi, a costo di sbagliare e di lasciarsi alle spalle i consigli, e le preoccupazioni, dei genitori. Mamadou Kouassi Pli Adama lo ha fatto, insieme a suo cugino, partendo dalla Costa d'Avorio per un lungo viaggio di speranza che si è rivelato essere senza speranza e che è passato attraverso il deserto, la schiavitù, le sopraffazioni in Libia e la traversata del Mediterraneo, per tre giorni e tre notti, in 69 su un gommone senza acqua e senza cibo, in balia del mare.
Il sogno era l'Europa, la libertà di essere quello che volevano essere. “Pensavamo di arrivare in dieci giorni - racconta - ci abbiamo impiegato tre anni”. Dal niente che aveva tra le mani quando è salito sul barcone in Libia diretto a Lampedusa, Mamadou è arrivato fino alla cerimonia degli Oscar a Hollywood, perché la sua storia, quella di suo cugino e di tante persone che come loro hanno intrapreso quel viaggio, e in molti casi sono morte lungo il tragitto, è diventato un film di grande successo, “Io capitano”, di Matteo Garrone. Un film e una storia che hanno smosso le coscienze, hanno cambiato destini individuali, ma purtroppo non sono ancora bastate a cambiare le cose e nel Mediterraneo si continua a morire, così come nel deserto lungo la strada verso l'Europa.
"Chi riesce ad arrivare è un sopravvissuto, io sono un sopravvissuto, sono stato fortunato. Tante persone muoiono, altri non resistono e vanno fuori di testa. Se avessi visto un film così, non sarei mai partito - ha detto rispondendo alle domande degli studenti - e oggi quel viaggio non lo rifarei. Ho raccontato e racconto la mia storia proprio per far sapere le cose come stanno e continuare a lottare per far cambiare le cose”.
Oggi Mamadou vive in Italia, a Caserta, ed è impegnato come mediatore culturale e attivista presso il centro sociale Ex-Canapificio di Caserta e aiuta le persone che come lui arrivano in Italia e non sanno come muoversi. Nel suo lungo viaggio, iniziato nel 2008 in Costa d'Avorio, Mamadou è approdato nella mattina di martedì 18 novembre anche a Cuneo, al cinema Monviso, per raccontare la sua storia e rispondere alle domande di studentesse e studenti del Grandis di Cuneo in un incontro molto partecipato organizzato dalla Straconi.
“Oggi sono attivista e lotto per i diritti, il mio impegno è far vedere la realtà e combattere perchè le cose possono cambiare. Le persone che muoiono nel Mediterraneo (35.000 in questi anni) e nel deserto non fanno rumore, invece viaggiare dovrebbe essere un diritto per ognuno. Questa è una sfida che dobbiamo fare insieme per cambiare le cose. Seguite il vostro sogno, non lasciatevi mai abbattere”. (L'articolo completo su La Guida in edicola giovedì 20 novembre).