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La Società di San Vincenzo de’ Paoli di Cuneo da 170 anni a fianco delle persone più povere e vulnerabili

09 novembre 2025

Cuneo

Piergiovanni Ramasco Nel 2025 la Società di San Vincenzo de’ Paoli di Cuneo festeggia i 170 anni di attività: dal 1855 si prodiga in città per offrire alle fasce più povere e vulnerabili della popolazione non solo aiuto materiale, ma anche ascolto, vicinanza, supporto, nello spirito più autentico dell’organizzazione che risponde al motto “serviens in spe”, servire nella speranza. Guidata da Piergiovanni Ramasco, presidente dal 2023, l’organizzazione cuneese riunisce oggi otto Conferenze, ovvero otto gruppi operativi in differenti aree del capoluogo (centro storico, parrocchia del Cuore Immacolato, parrocchia del Sacro Cuore, Tomasini) e in alcuni paesi limitrofi (Borgo San Giuseppe, Borgo San Dalmazzo, Busca e Fossano), per un totale di circa 90 volontari, chiamati confratelli e consorelle, che si riuniscono in media ogni 15 giorni per valutare insieme i bisogni rilevati sul territorio e pianificare gli interventi per farvi fronte. Ramasco, qual è il profilo tipo dei vostri volontari? In genere i nostri volontari, di cui un 40% presta servizio con continuità, sono persone già in pensione che dispongono, quindi, di tempo da dedicare agli altri, ma non mancano anche i giovani. Nelle nostre riunioni vige un clima di fraternità e di amicizia che permette la crescita di ciascuno nella carità, in un ambiente sereno. Non è facile aiutare il prossimo: fondamentale è imparare ad ascoltare e ad avere pazienza, poi il modo per dare sostegno e sollievo alle persone si trova. Per noi è essenziale ricordare che non esiste distinzione tra un confratello e una persona in difficoltà, perché tutti, in qualche modo, abbiamo sempre bisogno di qualcosa. Quale tipo di approccio caratterizza il vostro modus operandi? Le peculiarità della San Vincenzo sono l’ascolto e l’accompagnamento degli individui in un percorso di affiancamento e supporto che va oltre l’intervento occasionale. Spesso le persone si rivolgono ai nostri centri manifestando un bisogno: noi le ascoltiamo, ma al colloquio facciamo seguire una visita dei nostri volontari al domicilio dell’interessato, perché la richiesta avanzata frequentemente non rappresenta che la punta dell’iceberg di una situazione di disagio molto più ampia e complessa, di cui così la San Vincenzo prende contezza. A questo punto si individuano insieme le necessità più impellenti, che vengono portate in Conferenza per valutare l’intervento più appropriato. Un’assistenza, quindi, più strutturata? Accanto all’aiuto materiale, cerchiamo anche di far sentire alle persone che non sono sole, ma che possono contare su qualcuno, ad esempio, per essere indirizzate ai servizi giusti o per espletare certe pratiche. Questo senza avere la pretesa di sostituirsi alle istituzioni di competenza, anzi, da anni la San Vincenzo opera in stretta sinergia con enti, associazioni e servizi sociali del territorio, perché per affrontare con più incisività i problemi occorre lavorare in rete. Quanti cittadini segue la San Vincenzo di Cuneo? Le nostre otto Conferenze affiancano circa 800 persone. Si tratta per lo più di individui già radicati sul territorio: pochi sono i singoli senza dimora, di cui in genere si fa carico la Caritas. Chi sono queste persone? Per una percentuale che oscilla tra il 60 ed il 68% si tratta di immigrati extracomunitari, di cui alcuni in attesa di regolarizzazione, altri già con i documenti, tutti però impegnati a radicarsi sul territorio. Spesso si tratta di famiglie che si sono ricongiunte dopo che l’uomo era giunto in Italia per primo. Rispetto al passato, notiamo che con l’attuale legislazione i tempi per il ricongiungimento familiare si sono accorciati, ma questo poi pesa su un bilancio monoreddito, spesso precario e insufficiente per provvedere all’intero nucleo. Sovente queste famiglie faticano a trovare una casa, sia perché magari numerose, sia perché la gente è restia a concedere alloggi in locazione agli extracomunitari. Inoltre, gli affitti in Cuneo sono elevati, ma la tendenza, anche per gli stranieri, è di voler vivere in città, vicino ai servizi e al lavoro, tanto più se si è senz’auto e non si può sostenere il costo dei mezzi pubblici. Di quali nazionalità sono gli immigrati seguiti? In città aiutiamo soprattutto magrebini, ivoriani, nigeriani, senegalesi, qualche afgano o bengalese. Meno numerosi gli albanesi, che si integrano più velocemente sia per l’appoggio di connazionali già presenti in loco sia perché più portati ad inserirsi e ad apprendere la nostra lingua. I marocchini e i tunisini fanno culturalmente più fatica, tenendo le loro donne ancora in una condizione di sottomissione e di isolamento sociale. Ma molte di loro hanno voglia di emanciparsi, per cui si separano, portano via i figli e si cercano un lavoro. Il restante 40% dei vostri assistiti è italiano: quale tipo di povertà lo affligge? Gli italiani che seguiamo sono per lo più anziani: uomini e donne, in genere soli, fragili, poveri, con vissuti familiari problematici alle spalle. Persone di un ceto molto basso o casi limite, mentre è difficile intercettare quella fascia di italiani - non pochi - che, pur avendo un reddito, non riescono ad arrivare a fine mese e sono in difficoltà, ma non accedono ai centri di ascolto. A volte li agganciamo per caso o per qualche segnalazione esterna. Il vostro Centro viveri quante famiglie sostiene? In Cuneo oggi sono in funzione due Centri di distribuzione di alimenti: uno al Cuore Immacolato e l’altro nel centro storico. Insieme supportano circa 500 persone, che usufruiscono delle borse viveri: in media in un anno ne vengono distribuite 3.500, ricordando che la consegna è sempre un momento importante di relazione, di dialogo, di scambio. Altro fronte che vede impegnata la San Vincenzo è l’emergenza abitativa Certo. Nel 2011 era nato il progetto “Sos Casa”, per ospitare famiglie numerose sfrattate che, a causa delle poche strutture abitative di emergenza idonee presenti sul territorio, rischiavano di essere smembrate. Col tempo il progetto è stato ripensato e oggi disponiamo di due alloggi per l’emergenza abitativa gestiti in convenzione con i Servizi sociali e di un appartamento dedicato ai malati oncologici in cura presso l’ospedale cuneese, ma non ricoverati, provenienti da lontano e in difficoltà a sostenere le spese del soggiorno: per loro e i loro familiari sono disponibili fino a 5 posti letto. Infine, la parrocchia del Sacro Cuore ha dato alla San Vincenzo, in comodato d’uso gratuito, un alloggio in via Monsignor Bologna, che dal 2013 ospita donne in difficoltà, segnalate dai servizi sociali, che le inseriscono in un percorso verso l’autonomia, mentre la San Vincenzo provvede a vitto, alloggio, eventuali cure mediche. Fino ad oggi Casa Madre della Speranza ha accolto 139 donne e 44 bambini. Negli ultimi anni registriamo un aumento di richieste di inserimento di donne vittime di violenza.
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