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13 luglio 2026

editoriale

La Bibbia ci risponde che in anticipo non possiamo vedere il volto della nostra vita, che dobbiamo attendere per andare in profondità

09 novembre 2025

Cuneo

cimitero cuneo Avevo pensato di scrivere due considerazioni sulla festa di Halloween e su come “leggerla” in chiave cristiana. Un’obiezione che mi muovevo da solo era che già molti lo hanno fatto, e meglio di me, e soprattutto che il 31 ottobre è già passato. Al riguardo, tuttavia, mi è anche tornato in mente un testo biblico prezioso, che troviamo alla fine del capitolo 33 di Esodo. Il contesto è carico di tensione. Mosè sembrava essere sparito, per quaranta giorni, chiamato da Dio a un incontro faccia a faccia con lui da cui la grande guida dell’uscita dall’Egitto è tornato portando due tavole in pietra con le parole del patto tra Dio e il suo popolo. Una volta nella pianura, però, ha scoperto che questo non ha avuto la pazienza di aspettare e, con gli ori donati loro dagli egiziani, si è fatto un vitello d’oro da adorare. Mosè qui spicca in tutta la sua grandezza: spezza le tavole della legge, riduce in briciole il vitello e fa bere a tutti l’intruglio con le briciole d’oro, quindi chiede di restare ad aspettare, forse, il perdono e il nuovo patto divino. Subito prima, però, si era permesso di richiamare alla sua vocazione addirittura Dio, che a Mosè aveva proposto di lasciare distruggere il popolo, mentre a lui ne avrebbe dato un altro: «Non sia mai! Dovrebbero dire che li hai portati nel deserto e non sei stato capace di prendertene cura? Pensa a quello che hai giurato ad Abramo e a Giacobbe!». Immagine spettacolare di un uomo che ricorda a Dio di restare fedele alla propria autentica natura, dentro a una concezione inevitabilmente dialogica e quasi paritaria del rapporto tra umano e divino. Ma proprio per questo rapporto, dopo aver svolto tutto il suo incarico, di ammorbidimento di Dio e di castigo del popolo, parrebbe quasi che Mosè si stanchi e chieda un conforto, la possibilità di vederci chiaro almeno per un momento, di capire tutte le coordinate della propria vita e missione: «Mostrami il tuo volto!». La risposta divina parrebbe capricciosa, o magica: «Il mio volto non puoi vederlo, perché moriresti. Ma ti passerò accanto, coprendoti la faccia, e proclamando la mia gloria. Vedrai le mie spalle, dopo il mio passaggio». E così puntualmente accade, con Dio che non si proclama creatore o vincitore in battaglia o Signore dell’universo, ma celebra soprattutto la propria misericordia. Il brano, dicevo, potrebbe sembrare quasi magico e ingenuo ma, come spesso nella Bibbia, narrando offre spunti di meditazione e approfondimento. Di Dio si possono vedere le spalle, dopo che è passato. In fondo, se ci pensiamo, non può che essere così con tutto ciò che è significativo nella nostra vita: il suo senso autentico, profondo, completo, non può essere colto mentre lo viviamo, ma solo a posteriori. Ecco allora che, tra l’altro, nella frase apparentemente magica di Dio c’è una promessa tenerissima: «Non puoi capirmi fino in fondo, non puoi vedere il mio volto, se non quando avessimo finito di essere in relazione, quando il nostro rapporto sarà chiuso. E quel giorno, per parte mia, ci sarà solo dopo la tua morte. Non tanto “se mi vedi, muori”, quanto “per vedermi, devi essere morto, perché finché vivi io sarò accanto a te, e il nostro rapporto non sarà concluso”». Viviamo in un mondo ansiogeno, dove ci sembra di dover reagire immediatamente (e con profondità) a ogni stimolo che ci tocca. Un mondo, non solo dell’informazione ma anche dei social e quindi quasi di tutta la nostra vita, in cui ci sembra che reagire con mezz’ora di ritardo sia già imperdonabile, perché la notizia nel frattempo è già passata. Anche la Bibbia, però, ci risponde che in anticipo non possiamo vedere il volto della nostra vita, che dobbiamo attendere e meditare per andare in profondità. Che dobbiamo darci pazienza, meditazione e calma per accorgerci del bene che ci attraversa la vita. E Halloween, dunque? Forse ne scriverò l’anno prossimo...  
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