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Giovedì 11 dicembre 2025

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Muore suor Caterina Elsa Galfrè, la suora del carcere di Cuneo

Suora Giuseppina, aveva insegnato per molti anni scienze nelle scuole superiori di Cuneo, e dal 1989 era volontaria in carcere

Cuneo

La Guida - Muore suor Caterina Elsa Galfrè, la suora del carcere di Cuneo

È morta oggi sabato 8 novembre, suor Caterina Elsa Galfrè. Suora Giuseppina aveva 91 anni. Nata a San Lorenzo di Caraglio il 15 settembre 1934 da una famiglia di mezzadri, secondogenita di quattro sorelle e tre fratelli, Caterina decide di abbracciare la vita religiosa a sedici anni, dopo che con il padre era andata a Roma per il Giubileo. Entrò nelle suore ddi San Giuseppe di Cuneo il 20 marzo del 1952 con la quinta elementare e si mise a studiare prima per l’esame di terza media, poi dopo i voti nel 1955 fece l’esame per la maturità magistrale e l’anno successivo  la maturità al Liceo Scientifico, successivamente la laurea in Scienze naturali all’Università di Torino. Iniziò il suo percorso nell’insegnamento prima nelle scuole della congregazione, poi dal 1976 alle Magistrali di Cuneo, al Liceo scientifico di Mondovì e infine, negli ultimi vent’anni prima della pensione, all’Itis di Cuneo. Proprio in quegli anni conosce il carcere da cui non si staccò più nel suo volontariato.

Aveva raccontato a La Guida:  “Mi trovavo a scuola, precisamente all’Itis di Cuneo dove insegnavo Scienze quando nel 1989 arrivò una circolare della Caritas che invitava noi docenti a preparare all’esame di maturità sei brigatisti. Don Eraldo Ferrero, direttore della Caritas, mi pregò di accettare. Oltrepassare quei cancelli fu traumatico e mi si spalancò un universo di paure ma anche di affetti e speranze. Con me ed altri c’erano anche la professoressa Gabbi, docente di italiano e il professor Linguanti, docente di chimica che si adoperò molto, portando successivamente in carce- re un corso della Scuola Alberghiera. All’inizio eravamo tutti vo-lontari senza una associazione alle spalle, poi nel 1994 si è creata “Ariaperta” con l’instancabile professor Paolo Romeo”.

Dal 1989 fino all’ultimo si è sempre recata tre volte la settimana nella casa circondariale di Cuneo e la montagna di lettere ricevute, ne ha conservate oltre diecimila,  sono la testimonianza del suo operato. I mittenti sono ladri, rapinatori, omicidi, tossicodipendenti, ex terroristi, trafficanti e spacciatori di droga, pedofili, mafiosi. Tutti hanno raccontato alla suora le loro personali storie di vita accomunate da carenze affettive, insuccessi scolastici, famiglie disgregate, assenza di lavoro, dipendenze da alcool e droga. E lei ha sempre risposto a tutti.
Da allora ha per molti anni scritto e collaborato con La Guida proprio sulle tematiche del carcere. Ricordava:“Il mio è un volontariato centrato sull’amore perché Dio è amore. L’essenza dell’uomo sta nella relazione. Sono felice quando vedo tornare la luce negli occhi di uno di loro. Vedo un segno del Signore. Nel carcere ci sono barriere da attraversare, ma io non posso correre o invadere spazi. Devo rimanere ferma, ma presente. Anche il silenzio parla. Io ascolto, senza impormi. Ci sono i fallimenti, ma questi li metto in conto. Provo a dare speranza e la mia fede lascia esistere come buone anche le differenze”.

Per trent’anni ha svolto la sua missione di catechesi e vicinanza ai ragazzi e alle famiglie nella parrocchia di Gesù Lavoratore di Borgo San Dalmazzo.

In uno dei suoi ultimi interventi su La Guida scriveva: “Continuo a “sognare” una società più giusta, con più moralità ed etica, con solidarietà, fraternità e rispetto della vita e della sua dignità… Sogno un mondo con più prevenzione, meno carcere ed un carcere più umano. Sogno una società capace di accogliere e dare spazio e sostegno a chi esce dal carcere senza pregiudizi e senza etichette”.

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