A processo per aver ucciso la moglie malata di Alzheimer
05 novembre 2025
Cuneo
Prosegue davanti alla Corte d’ Assise del tribunale di Cuneo presieduta da Elisabetta Meinardi, con a latere Marco Toscano e i giudici popolari, il processo ad Ernesto Bellino, il 75enne operaio in pensione che la mattina del 25 giugno 2024 soffocò la moglie Maria Orlando malata di Alzheimer mentre si trovavano da soli in casa in attesa che arrivasse la badante. Ai Carabinieri giunti presso l'appartamento di Beinette, avvisati dallo stesso Bellino, l’uomo dichiarò "che non ce la faceva più’". Una perizia richiesta dal difensore Fabrizio Di Vito e disposta dal tribunale, aveva riscontrato nell’imputato una sindrome depressiva di natura nevrotico reattiva che però non aveva in alcun modo influenzato la sua capacità di intendere e di volere. Nel corso dell’ultima udienza è stato ascoltato il figlio dell’uomo costituito parte civile con l’avvocato Enrico Gaveglio, il quale ha ripercorso i difficili anni di matrimonio dei genitori, descrivendo la loro relazione come burrascosa, in cui si alternavano continuamente momenti di attrito e di quiete. La coppia aveva anche pensato di separarsi legalmente e per alcuni periodi la donna aveva lasciato la casa per vivere con il figlio, ma poi i due erano tornati insieme, “non riuscivano a stare insieme senza litigare” aveva riferito il figlio, che tra i vari motivi di dissidio aveva parlato del desiderio frustrato di lei di tornare a vivere in Sicilia e della reciproca gelosia. Negli ultimi tempi, con la moglie affetta da Alzheimer, l’uomo aveva spesso fatto ricorso all’aiuto del figlio, dicendo che non riusciva a gestirla e che era stanco. Anche per questo motivo il figlio proprio il giorno prima dell’omicidio della madre aveva visitato una struttura per considerare l’eventualità di inserirla in un contesto dove potesse essere assistita meglio. Dopo aver ripetutamente chiamato i genitori al telefono quella mattina, l’uomo che doveva andare a lavorare, chiese alla moglie di recarsi dai genitori a controllare perchè non rispondevano, “dopo dieci minuti mi chiamò dicendo di andare subito. Io poi rividi mio padre dopo un mese nella struttura dove si trovava a Bra. Mi disse che non era riuscito a gestire lo stress di quella situazione”. Alla domanda della difesa sul motivo della sua costituzione come parte civile, l’uomo ha risposto che “era un atto necessario, lei era mia madre”.