Aggressivo al pronto soccorso, condannato a sette mesi
03 novembre 2025
Cuneo
Si era presentato al pronto soccorso del Santa Croce il 14 giugno 2023 per un forte mal di schiena e gli infermieri del Triage, dopo avergli assegnato il codice, lo avevano sistemato in una delle postazioni su un lettino. Dopo venti minuti l’uomo (A. B., di origini marocchine) si era però alzato e con fare minaccioso si era diretto verso il banco dell’accoglienza: “Diceva che aveva male, che aveva fretta, che lo avevamo abbandonato lì”, ha riferito in aula l’infermiere vittima delle minacce dell’uomo che è stato processato a Cuneo nei giorni scorsi. “Ho cercato di calmarlo - ha proseguito l’infermiere - ma nel momento in cui si stava avvicinando il nostro responsabile, quello ha dato in escandescenze e abbiamo quindi chiamato il poliziotto di servizio che è subito intervenuto e lo ha portato fuori”. Le immagini dalla telecamera di sorveglianza hanno confermato lo stato di agitazione dell’uomo che davanti all’infermiere al banco del Triage, si vede nelle immagini, continuava a sbattere il proprio cellulare sul banco gesticolando con fare aggressivo in direzione dell’infermiere. In aula una collega della vittima ha confermato che quell’uomo era già venuto in pronto soccorso per il mal di schiena e che a un suo iniziale tentativo di calmarsi e tornare a stendersi sulla barella che gli era stata data, quello aveva obbedito, girandosi però un istante dopo e tornando al banco dell’accettazione con fare aggressivo e minacciando di morte il collega: “Non aveva priorità rispetto ad altri, sicuramente aveva male ma più che altro era in un forte stato di agitazione”. Per l’accusa le immagini e le testimonianze avevano confermato quanto contestato all’uomo: “Aveva un patologia non impegnativa e già stava assumendo una terapia per questo, avrebbe potuto prendere le pastiche che aveva e aspettare il proprio turno senza pretendere di passare davanti ad altri”, ha concluso il pubblico ministero chiedendo la condanna a un anno di reclusione in considerazione delle recidive dell’imputato. Di diverso avviso il difensore dell’uomo, avvocato Clerici, che ha chiesto l’assoluzione del proprio assistito che in quel momento era effettivamente afflitto da un malessere riscontrato e oggettivo. La giudice ha condannato l’uomo a sette mesi di reclusione oltre al pagamento delle spese processuali.