Neurochirurgo a processo per violenza sessuale
30 ottobre 2025
Cuneo
Aveva un modo frizzante di comportarsi, un tipo brillante a cui piaceva fare battute, scherzare, fare complimenti alle colleghe e raccontare delle proprie avventure, creare quel clima leggero e goliardico in cui ci si lascia andare all’apprezzamento magari un po’ pesante ma niente di più. Però poi di fronte al pubblico ministero Alessia Rosati che richiama alla memoria quanto riferito davanti agli ispettori della Questura nel corso delle sommarie informazioni testimoniali, emergono racconti che contrastano un po’ con quel clima goliardico e allegro. Sono loro medici e infermiere, testimoni del processo al neurochirurgo accusato di aver abusato sessualmente di una paziente nel corso di una visita nel suo studio privato, che ricordano di quel dottore che "si strusciava anche col bacino addosso alle infermiere", che “era un tipo pesante quando cominciava a insistere su certi argomenti di natura sessuale’, che era "viscido", che "raccontava di quella paziente con cui voleva provarci", uno da tenere un po’ a freno, come quando un’infermiera lo interruppe dicendogli di smetterla perchè lui incrociandola in corridoio da lontano aveva tirato fuori la lingua. La donna che lo ha denunciato per violenza sessuale si era rivolta a lui nell’ottobre del 2021 per un forte dolore alla schiena. Lui la visitò una prima volta in presenza della madre di lei prescrivendole una risonanza magnetica, il cui esito avrebbero dovuto discutere nel corso di un secondo controllo a cui la donna si presentò da sola. Fu in quella occasione che il medico la sottopose ad un’ esplorazione vaginale, prima esternamente e senza l’uso di guanti, e poi internamente, senza averle chiesto il consenso informato e senza spiegarle il perchè di quel controllo. È ai colleghi ospedalieri che lavorarono con l’imputato fino a quando lui lasciò l’impiego in ospedale, che la dottoressa Rosati ha chiesto in quali occasioni è richiesto quel tipo di esame, ottenendo come risposta che ci sono situazioni, magari per traumi o ernie che si possa perdere sensibilità ai genitali e allora si esplora esternamente la zona per verificare se i pazienti hanno sensibilità. “Di solito chiediamo se hanno difficoltà nella minzione - ha riferito uno dei medici ascoltati in aula -, ma di solito è sufficiente la valutazione esterna per verificare se c’è sensibilità”. “Faccio quel tipo di valutazione se i pazienti mi riferiscono di problemi di sensibilità in zona perineale, ma non mi è mai capitato di fare un esame interno”, ha confermato un altro ex collega dell’imputato, e insieme a lui anche un terzo collega che ha ha confermato che nel caso di sindrome della cauda o del nervo pudendo si fa quel tipo di controllo, “ma di solito sono i pazienti stessi a dirci che non sentono di fare la pipì. In assenza di traumi e se non c’è un deficit sentivo io non faccio l’esame interno”. Il processo proseguirà il 12 novembre.