Un nuovo filone di indagine è stato aperto dalla Procura di Cuneo in merito ai presunti abusi perpetrati all’interno della struttura gestita dalla cooperativa sociale “Per mano”, che si occupa di persone affette da patologie psichiatriche e dello spettro dell’autismo. Secondo le indiscrezioni emerse, nuovi fatti di particolare gravità avrebbero portato all’esecuzione di 17 misure cautelari (di cui due in carcere, quattro ai domiciliari e undici divieti di avvicinamento, applicati tramite braccialetto elettronico o con l’obbligo di firma) emesse nei confronti di altrettante persone, fra vecchi e nuovi indagati. Nei giorni scorsi l’intervento nella struttura è stato effettuato dai Carabinieri, con la sostituzione di operatori sociosanitari al servizio degli ospiti.
Sono invece 25 le persone offese, tra familiari ed enti pubblici, che si sarebbero costituite contro la cooperativa nel processo del primo filone di indagine che prenderà il via il prossimo 16 dicembre al tribunale di Cuneo. I fatti contestati nella prima parte dell’inchiesta riguardavano 12 addetti della cooperativa, tra cui la direttrice e la coordinatrice e con loro quattro operatori sociosanitari, quattro infermieri, una psicologa e un educatore. Le accuse della Procura, per fatti compresi fra il 2014 e il 2019, descrivono un quadro di degrado in cui non solo sarebbero venuti meno gli obblighi di cura, vigilanza e custodia nei confronti di persone (anche molto giovani) affette da gravi patologie, ma si sarebbero verificati comportamenti violenti, di sopraffazione e umiliazione nei confronti degli ospiti, vittime in prima persona o testimoni di gesti violenti subiti da altri. Dosi di cibo inferiore a quanto previsto dalla tabella o in cattivo stato di conservazione, mancata osservanza nella somministrazione di farmaci (che in alcuni casi non venivano forniti o che venivano somministrati in dosi eccessive rispetto alla prescrizione medica), ospiti che venivano anche chiusi in quella che era definita la relax room, ma che spesso veniva usata come luogo di punizione. Una stanza dove i pazienti più agitati sarebbero stati rinchiusi dopo essere stati sedati e lasciati in stato di abbandono così per ore, senza cibo e con gli abiti sporchi di urine e feci, senza che nessuno controllasse l’evolversi della situazione. Tra le altre condotte contestate anche il ricorso a docce fredde, persone placcate a terra con violenza e poi trascinate di peso e tirate per i capelli, schiaffeggiate e umiliate con insulti; in un’occasione un ospite sarebbe stato colpito con un pugno, un altro sarebbe stato colpito al volto con una scarpa. Per tutti i dipendenti della cooperativa sarebbe emersa anche una raccomandazione a stare attenti a non lasciare segni evidenti sul corpo, tali da dover poi essere giustificate con i parenti.





