Tentato omicidio, anche i Ris per ricostruire le traiettorie
21 ottobre 2025
Cuneo
Prosegue al tribunale di Cuneo il processo a J. A., accusato di essere l’esecutore materiale del tentato omicidio di I. L., l’operaio edile ferito al torace da un colpo sparato da un furgone in corsa, mentre la mattina del 4 ottobre 2023 si recava in auto al lavoro. Insieme al principale imputato, titolare di una impresa di costruzioni, è stato rinviato a giudizio anche D. A., suo dipendente, con l‘accusa di favoreggiamento. Ascoltato all’inizio dell’istruttoria, il giovane operaio aveva riferito di sapere che su quel furgone quella mattina c’era l’imputato perché lo aveva visto passare a Manta davanti al bar dove lui stava facendo colazione. Lo avrebbe visto passare una prima volta, riconoscendolo alla guida del furgone che procedeva in direzione di Saluzzo, e poi avrebbe visto il furgone una seconda volta tornare indietro poco più tardi senza però riuscire a vedere chi fosse alla guida. La vittima salì sulla propria auto in direzione di Centallo; una destinazione conosciuta anche da chi era al volante del furgone che lo aveva anticipato di poco fermandosi all’altezza del cimitero e che rientrò in carreggiata dopo il passaggio della Ford Fiesta della vittima. Sul lungo rettilineo dopo il cimitero il furgone effettuò il sorpasso della Ford e in quel momento un colpo di pistola raggiunse I. L. sul lato sinistro del torace sotto l’ascella. L’auto sbandò e finì in una bealera; l’intervento tempestivo del conducente dell’auto che andava verso Manta e che vide in lontananza quel sorpasso consentì all’uomo di essere subito soccorso e trasportato con l’elisoccorso all’ospedale di Cuneo, dove quelle che sembravano le conseguenze di un incidente vennero presto riconsiderate nella loro gravità. I sanitari si resero conto che quella era una ferita da sparo e immediate scattarono le indagini dei Carabinieri. In aula la giovane vittima ha parlato di una vendetta per gelosia come possibile movente di quell’attentato, riferendo dell’incontro che i due avrebbero avuto pochi giorni prima a casa della vittima. J. A. lo voleva incontrare per accertarsi, facendolo giurare in chiesa, che non aveva avuto nessun tipo di relazione con la sua fidanzata: “Eravamo andati in chiesa e ci eravamo stretti la mano dopo che gli avevo giurato di non aver avuto mai niente a che fare con la sua compagna”, aveva detto la vittima, convinto che quella storia fosse finita lì. In aula i Carabinieri hanno ricostruito le indagini scattate subito dopo sia sugli spostamenti del furgone che venne visto transitare a Lagnasco e qualche ora dopo a Torre San Giorgio con a bordo una persona, sia per il tatuaggio sul braccio ripreso dalle telecamere stradali sembrava essere di D. F., fratello di D. A., anche lui impiegato nella ditta edile dell’imputato. Anche il telefono dell’imputato si era mosso nelle ore successive al ferimento di I. L.; il cellulare aveva infatti agganciato una serie di celle telefoniche fino in Lombardia e poi indietro in Piemonte passando da Vercelli. Nel corso dell’ultima udienza sono stati sentiti i militari del Ris di Parma che hanno svolto accertamenti sia sui residui di polvere rintracciati all’interno del furgone, sia sulla possibile traiettoria dello sparo. Secondo gli esperti il colpo sarebbe stato sparato dal conducente del furgone che si sarebbe sporto sul lato del passeggero fino a raggiungere il finestrino dove sono state trovate tracce di particelle, compatibili con quelle di un’arma lunga a chiusura ermetica, sia sul tetto dell’abitacolo sia sulla guarnizione esterna del finestrino. Secondo questa ricostruzione la dinamica sarebbe compatibile con quella di una persona al volante che sporgendosi è riuscita a sparare durante il sorpasso. L’udienza è stata rinviata al 3 dicembre per ascoltare gli altri testimoni dell’accusa.