
Sessantadue alunni della secondaria di I grado “Leonardo Da Vinci” di Cuneo hanno scritto, insieme all’autore Ruggero Poi, “Zoe e il talento liberato”, un racconto a 132 mani pubblicato da Beisler Editore lo scorso 25 settembre.
Questa collaborazione tra scuola e autore è nata grazie ad un progetto di scrittura creativa promosso dalla Fondazione Crc presso il Rondò dei Talenti, a cui l’istituto di via Sobrero ha aderito nel corso dell’anno scolastico 2024-2025 coinvolgendo 62 studenti delle classi IC, IIC e IIA.
“Io credo profondamente nella scrittura e nella lettura, che sono due azioni che vanno di pari passo - ha raccontato la dirigente dell’istituto Rosanna Blandi -. Di conseguenza, ho aderito a quest’iniziativa per dare l’opportunità ai miei studenti di sperimentare tutte le fasi della scrittura, da quella ideativa a quella creativa, collaborativa e infine di scrittura reale.”
Per approfondire il processo creativo che ha permesso la realizzazione di questo libro, abbiamo dialogato con Ruggero Poi, autore della catena “Zoe Salvamondo” e coordinatore del progetto di scrittura a 132 mani.
Come nasce “Zoe e il talento liberato?”
L’idea di dar vita a questo volume è nata prendendo ispirazione dagli obiettivi Onu 2030, specificatamente da uno degli stessi, che ragiona su come l’educazione possa essere trasformativa. Aderendo al progetto del Rondò dei Talenti, abbiamo pensato di coinvolgere alcuni studenti in tutto il processo creativo di produzione di un libro. Così facendo, abbiamo costruito insieme ai 62 ragazzi selezionati “Zoe e il talento liberato”.
Come si è svolto il processo creativo?
La prima parte del progetto si è sviluppata con la proposta, da parte dei ragazzi, di un insieme di parole che sono state il punto di partenza per mettere in moto la storia. Abbiamo pensato di renderli partecipi durante tutto il processo creativo facendo comprendere loro quale fosse il meccanismo che si cela dietro alla realizzazione di un libro. Abbiamo quindi programmato un incontro con l’illustratrice per vedere con loro quali sono i legami tra parole ed immagini e insegnato loro a fare un lavoro di correzione e di autocorrezione. Chiaramente, in tutto questo c’è stato il coinvolgimento del Rondò dei Talenti che ha trasmesso ai ragazzi la visione del talento come qualcosa che si esplora nella vita di tutti i giorni e che può nascere dentro la scuola per poi uscire nella città. È stata una bella sorpresa perché, prima di tutto, nessuno era certo del risultato in quanto una scrittura a 132 mani può essere un po’ complessa da gestire.
Quanti incontri sono stati necessari per realizzare il volume?
Abbiamo previsto una decina di incontri durante tutto l’anno, di conseguenza ci siamo visti con tutte e tre le classi in maniera periodica. Nella prima parte del progetto, fino a Natale, abbiamo ideato tre storie distinte, una per classe; poi, le abbiamo scambiate come fossero un regalo di Natale, una classe all’altra. Nell’incontro successivo abbiamo ragionato su come connettere tra loro le parti dei diversi racconti per creare una storia comune. A quel punto abbiamo anche pensato al titolo. Nella fase seguente, abbiamo coinvolto l’illustratrice Alice Rossi che ha provato a far disegnare ai ragazzi delle possibili illustrazioni per l’albo. Successivamente, abbiamo organizzato un incontro con l’editor che li ha aiutati a comprendere quanto è importante avere uno sguardo esterno che dia consigli non solo relativi alla grammatica o che corregga gli errori, ma che guardi il racconto nella sua interezza per capirne il senso e la leggibilità. Infine, i ragazzi hanno presentato il libro, frutto del loro lavoro, di fronte ad un pubblico di insegnanti.
A chi si rivolge il libro?
“Zoe e il talento liberato” è una storia che si rivolge ai piccoli lettori; bambini di età inferiore agli studenti stessi.
Ha ricevuto qualche riscontro dagli studenti?
Sì, alcuni ragazzi hanno detto che non immaginavano ci fosse tutto questo lavoro dietro alla redazione di una storia. Mi è poi piaciuto far capire loro che scrivere un racconto o, un giorno, produrre un libro, è una cosa possibile e non lontana dal reale.
A progetto concluso come valuta l’esperienza?
In maniera più che positiva. Inoltre, il progetto è cresciuto: il testo scritto da questi ragazzi verrà messo in scena da alcuni studenti del Convitto Nazionale Cristoforo Colombo di Genova. I ragazzi di Cuneo andranno a vedere come la loro storia è stata reinterpretata e, inoltre, gli studenti di Genova stanno scrivendo un’altra racconto per la catena. Di conseguenza, questo processo crea una rete di scambi tra scuole che è un valore aggiunto. È bello vedere come un progetto che noi pensiamo semplicemente di fantasia, può diventare uno strumento tramite il quale immaginiamo insieme, ci divertiamo e creiamo relazioni con le scuole facendo qualcosa che, se vogliamo, resta anche all’interno della missione che la scuola deve avere, ovvero ricercare talenti, scoprire la capacità di esprimersi, di mettere in relazione, per poi permettere ai ragazzi di uscire dalla scuola e capire come questo talento possa funzionare ancora meglio.

Ruggero Poi