economia
C’erano voluti 38 anni, fino al 2016, per approvare la legge sulle cave. Poi ne sono serviti altri 9 per arrivare al Piano Regionale delle Attività Estrattive 2024-2034. Un parto lungo e difficile.
Un piano per un comparto che oggi conta 273 imprese attive, oltre 10 mila addetti diretti e un indotto che coinvolge più di 200 mila lavoratori e un giro d’affari di 3,4 miliardi.
Una prima adozione del Piano da parte della Giunta Regionale risale al dicembre 2022. Dopola Valutazione Ambientale, è seguita una nuova adozione nel dicembre 2024, ma le scadenze elettorali ne hanno rallentato l’approvazione definitiva in Consiglio regionale.
Una norma approvata nel marzo 2024, a fine legislatura, ha poi permesso l’approvazione per stralci successivi relativi a specifici comparti, al fine di consentire approfondimenti e valutazioni mirate. Il documento approvato, infatti, riguarda il I° comparto (aggregati per costruzioni e infrastrutture) e il III° comparto (materiali industriali). Il II° comparto, relativo alle pietre ornamentali, sarà oggetto di un ulteriore provvedimento.
È toccato all’assessore delegato alle attività estrattive, Marco Gallo, in carica da pochi mesi, riuscire a portare a termine l’iter di questo Piano, lungamente atteso. L’argomento, nonostante un confronto propositivo, ha diviso la maggioranza e l’opposizione: 27 i voti favorevoli, 19 quelli contrari. Dal centrodestra sono stati evidenziati gli aspetti legati alla valorizzazione delle risorse del sottosuolo, allo sviluppo economico e all’attenzione al mondo produttivo. Dall’opposizione, invece, sono emerse critiche sull’eccessivo asservimento agli interessi dei cavatori e sulla scarsa attenzione alla tutela del paesaggio.
L’assessore Gallo si è comunque detto soddisfatto del risultato ottenuto: “Con questo Piano il Piemonte si dota finalmente di regole certe e condivise. Uno strumento che dà sicurezza alle imprese, alle comunità e agli enti locali, perché permette di programmare investimenti nel medio-lungo periodo. Al tempo stesso, si riduce l’impatto ambientale e viene rafforzata la cultura del recupero, che in Piemonte è già un’eccellenza a livello nazionale. Il PRAE è un punto di equilibrio: valorizza le risorse del sottosuolo come motore di sviluppo economico, ma in un perimetro chiaro di sostenibilità e tutela del paesaggio. È un atto atteso da anni, necessario per guardare al futuro con responsabilità e con la certezza di una programmazione seria.”
Fortemente critica l’opposizione, a partire dal Pd Domenico Rossi, primo firmatario della legge regionale n. 23 del 2016: “Pur riconoscendo alcuni miglioramenti intervenuti anche grazie alle numerose prescrizioni della Valutazione Ambientale Strategica, sono state corrette solo le criticità più evidenti. La prima versione era irricevibile; questa è stata migliorata anche grazie ai nostri emendamenti, ma resta insufficiente e lontana dalle aspirazioni della legge del 2016. Il Piano arriva poi con un ritardo inaccettabile e risulta comunque incompleto e debole, sia nel metodo sia nel merito delle sue scelte. Il documento approvato asseconda esclusivamente i desiderata delle imprese, trascurando il bene del territorio e la salute dei piemontesi. I volumi autorizzabili sono sproporzionati rispetto al fabbisogno reale, esponendo il Piemonte a un consumo di suolo insostenibile.”
Critiche anche dalle altre forze di opposizione: Giulia Marro (Avs) ha parlato di un atto politico e non neutro, accusando il Piano di aprire la strada a nuove cave e di configurarsi come un “condono” per chi ha disatteso la legge. Alberto Unia (5Stelle) ha invece sottolineato come i numerosi contributi emersi nella fase di consultazione non siano stati accolti e come il Piano risulti sbilanciato a favore degli interessi estrattivi.
Il Piano, anche se parziale, rappresenta comunque un importante documento di regolamentazione e pianificazione, soprattutto per la provincia di Cuneo, dove si concentra circa il 27% delle attività estrattive piemontesi. Queste sono principalmente localizzate lungo i fiumi Grana, Maira, Stura, Varaita, Tanaro e Po per l’estrazione di materiale alluvionale; nell’area di Roccavione-Robilante e Roaschia per il prelievo di quarzite utile alla produzione di vetro e a Valdieri per l’estrazione di calcare da cemento.
Per quanto riguarda il PRAE del II° comparto, che interessa le pietre ornamentali – tra cui la famosa pietra di Luserna di Bagnolo, la quarzite di Barge e la pietra di Langa di Cortemilia – sarà necessario attendere ancora, anche se è già stato avviato l’iter per concludere anche questa parte del Piano.
Il nuovo Piano Cave regionale
18 ottobre 2025
Cuneo
C’erano voluti 38 anni, fino al 2016, per approvare la legge sulle cave. Poi ne sono serviti altri 9 per arrivare al Piano Regionale delle Attività Estrattive 2024-2034. Un parto lungo e difficile.
Un piano per un comparto che oggi conta 273 imprese attive, oltre 10 mila addetti diretti e un indotto che coinvolge più di 200 mila lavoratori e un giro d’affari di 3,4 miliardi.
Una prima adozione del Piano da parte della Giunta Regionale risale al dicembre 2022. Dopola Valutazione Ambientale, è seguita una nuova adozione nel dicembre 2024, ma le scadenze elettorali ne hanno rallentato l’approvazione definitiva in Consiglio regionale.
Una norma approvata nel marzo 2024, a fine legislatura, ha poi permesso l’approvazione per stralci successivi relativi a specifici comparti, al fine di consentire approfondimenti e valutazioni mirate. Il documento approvato, infatti, riguarda il I° comparto (aggregati per costruzioni e infrastrutture) e il III° comparto (materiali industriali). Il II° comparto, relativo alle pietre ornamentali, sarà oggetto di un ulteriore provvedimento.
È toccato all’assessore delegato alle attività estrattive, Marco Gallo, in carica da pochi mesi, riuscire a portare a termine l’iter di questo Piano, lungamente atteso. L’argomento, nonostante un confronto propositivo, ha diviso la maggioranza e l’opposizione: 27 i voti favorevoli, 19 quelli contrari. Dal centrodestra sono stati evidenziati gli aspetti legati alla valorizzazione delle risorse del sottosuolo, allo sviluppo economico e all’attenzione al mondo produttivo. Dall’opposizione, invece, sono emerse critiche sull’eccessivo asservimento agli interessi dei cavatori e sulla scarsa attenzione alla tutela del paesaggio.
L’assessore Gallo si è comunque detto soddisfatto del risultato ottenuto: “Con questo Piano il Piemonte si dota finalmente di regole certe e condivise. Uno strumento che dà sicurezza alle imprese, alle comunità e agli enti locali, perché permette di programmare investimenti nel medio-lungo periodo. Al tempo stesso, si riduce l’impatto ambientale e viene rafforzata la cultura del recupero, che in Piemonte è già un’eccellenza a livello nazionale. Il PRAE è un punto di equilibrio: valorizza le risorse del sottosuolo come motore di sviluppo economico, ma in un perimetro chiaro di sostenibilità e tutela del paesaggio. È un atto atteso da anni, necessario per guardare al futuro con responsabilità e con la certezza di una programmazione seria.”
Fortemente critica l’opposizione, a partire dal Pd Domenico Rossi, primo firmatario della legge regionale n. 23 del 2016: “Pur riconoscendo alcuni miglioramenti intervenuti anche grazie alle numerose prescrizioni della Valutazione Ambientale Strategica, sono state corrette solo le criticità più evidenti. La prima versione era irricevibile; questa è stata migliorata anche grazie ai nostri emendamenti, ma resta insufficiente e lontana dalle aspirazioni della legge del 2016. Il Piano arriva poi con un ritardo inaccettabile e risulta comunque incompleto e debole, sia nel metodo sia nel merito delle sue scelte. Il documento approvato asseconda esclusivamente i desiderata delle imprese, trascurando il bene del territorio e la salute dei piemontesi. I volumi autorizzabili sono sproporzionati rispetto al fabbisogno reale, esponendo il Piemonte a un consumo di suolo insostenibile.”
Critiche anche dalle altre forze di opposizione: Giulia Marro (Avs) ha parlato di un atto politico e non neutro, accusando il Piano di aprire la strada a nuove cave e di configurarsi come un “condono” per chi ha disatteso la legge. Alberto Unia (5Stelle) ha invece sottolineato come i numerosi contributi emersi nella fase di consultazione non siano stati accolti e come il Piano risulti sbilanciato a favore degli interessi estrattivi.
Il Piano, anche se parziale, rappresenta comunque un importante documento di regolamentazione e pianificazione, soprattutto per la provincia di Cuneo, dove si concentra circa il 27% delle attività estrattive piemontesi. Queste sono principalmente localizzate lungo i fiumi Grana, Maira, Stura, Varaita, Tanaro e Po per l’estrazione di materiale alluvionale; nell’area di Roccavione-Robilante e Roaschia per il prelievo di quarzite utile alla produzione di vetro e a Valdieri per l’estrazione di calcare da cemento.
Per quanto riguarda il PRAE del II° comparto, che interessa le pietre ornamentali – tra cui la famosa pietra di Luserna di Bagnolo, la quarzite di Barge e la pietra di Langa di Cortemilia – sarà necessario attendere ancora, anche se è già stato avviato l’iter per concludere anche questa parte del Piano.