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7 luglio 2026

cultura

Una prospettiva intima sugli eventi della storia

17 ottobre 2025

Cuneo

C’è un rossetto che “fa sentire di nuovo donna”, l’acqua, la vita comoda poi le case abbandonate in fretta e furia, i giacigli di paglia, i sogni e le illusioni, i libri per studiare, le speranze azzoppate e riaffermate, la dolce sensazione di essere “quasi felice”. I giorni terribili della persecuzione a seguito delle leggi razziali vivono in questa dimensione fortemente personale e concreta sia per Clotilde Segre sia per Rosetta Cavaglione. Due giovani di buone famiglie cuneesi appartenenti alla comunità israelitica che all’improvviso, all’alba di un giorno qualsiasi si trovano precipitate nell’abisso della deportazione. È questa dimensione così personale, così viva a fare delle loro testimonianze un prezioso ancorché drammatico ritratto di un periodo buio. “Resisteremo?” il verbo è usato da Rosetta Cavaglione in una nota del 17 ottobre 1943. Fa parte del diario scritto nei quarantacinque giorni trascorsi con la famiglia nel campo di concentramento di Borgo San Dalmazzo. È passato poco tempo da quando è stata “ricoverata”, nella corrispondenza non si può usare il termine reale, spiega.  La forma interrogativa di quel verbo sintetizza tutto lo smarrimento di fronte agli eventi che rischia di travolgerla. In questa domanda c’è tanta disperazione, la paura di chi non vede un futuro. La ripetizione quasi monotona delle annotazioni che compongono il suo diario sembra confermare questa sensazione. È la tragica esperienza di non riuscire a pensare il domani. Rosetta condivide con Clotilde l’esperienza di essere in balia dei propri carcerieri. Il loro umore determina la giornata, la possibilità di parlare con chi fa visita, di abbracciare la mamma. È uno snervante altalenare tra speranza e illusione. “E intanto vegetiamo”, chiosa Rosetta. È questa dimensione di un quotidiano drammatico, sempre in fuga o impantanato nell’attesa, vissuto nel pericolo o nell’incertezza, a caratterizzare l’esperienza di Clotilde e Rosetta. Le loro testimonianze non registrano situazioni violente. Anzi riportano gesti di solidarietà da parte della popolazione di Borgo, persino dei loro carcerieri. Laddove viene a mancare il libero intrecciarsi dei fatti della vita, ridotta a fuga continua o a sopravvivenza, si appoggiano alle emozioni per raccontare quei giorni, danno “un nome ai turbolenti stati d’animo che si alternavano in loro”, scrive Gigi Garelli nella prefazione. Così riaffermano uno sguardo intimo sulla storia che altrimenti si riduce a eventi. Resisteremo? a cura di Gigi Garelli Editrice Primalpe euro 14

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