All’età di 94 anni, Lorenzo Comino siede ogni giorno all’entrata del grande negozio di elettrodomestici, articoli casalinghi, assistenza tecnica, da lui fondato a Morozzo ed accoglie i clienti. Lui originario di Crava.
Qual è il suo primo pensiero del mattino?
“Cosa devo fare oggi?”. Anche a 94 anni io devo ancora avere uno scopo e rendermi utile. Per fortuna le mie due figlie gemelle ogni mattina mi portano nel nostro negozio di elettrodomestici che ha una grande esperienza nel settore di radio comunicazione. Ora che le gambe non mi accompagnano più, rimango seduto all’entrata per accogliere i clienti.
Dove si è svolta la sua infanzia?
Sono nato in cascina, a “La Bensa” di Crava, frazione di Rocca dè Baldi, da una famiglia di contadini mezzadri. Sono figlio unico. Allora si lavoravano i campi a mano perché non c’erano i macchinari di oggi che fanno risparmiare fatica e tempo. Avevamo una stalla con trenta bestie, tra vacche e vitelli. Ci si aiutava tra vicini e c’era molta solidarietà. La trebbiatura poi era una festa. Non avevo giocattoli, ma mi divertivo con niente.
Lei ha vissuto in tempo di guerra. Che cosa ricorda di quel periodo?
La guerra è dolorosa sia per chi parte soldato per il fronte, sia per i familiari che restano a casa ad aspettarli. Troppe madri hanno pianto per i figli morti e dispersi. Io invito i giovani a lavorare per la pace che purtroppo è nuovamente in pericolo.
Avevo otto anni quando la Germania ha invaso la Polonia e l’Italia non era ancora entrata in guerra. L’anno successivo l’Italia attaccò la Francia e ricordo che mio padre si chiedeva il perché. Infatti molti avevano parenti in quel paese. Ma voglio ricordare che ero un piccolo Balilla e al sabato mi facevano fare le esercitazioni in piazza. Poco prima della guerra in paese era passato il Duce e la maestra ci aveva fatto preparare tante bandierine da mettere lungo la strada, sui paracarri. Quando l’Italia entrò in guerra, il podestà chiese a tutte le famiglie di portare il rame e l’oro per aiutare i soldati. Non ricordo che cosa avessero dato i miei, ma ricordo che c’era scarsità di cibo. Ci voleva la tessera annonaria per comprare gli alimenti. Posso dire che ci si “arrangiava” come si poteva. Alcuni miei parenti andavano in Liguria a comprare olio, acqua salata e altro. Già a fine giugno del 1940 era scattato l’obbligo di denunciare il bestiame per il fabbisogno militare e civile. A fine anno la pasta, il riso e la farina vennero razionati. Nell’estate del 1942 da noi in campagna la trebbiatura era sorvegliata per spronare i contadini alla consegna del grano all’ammasso.
Che cosa può dirci della occupazione tedesca nella sua zona?
Posso dire che la nostra vita quotidiana fu stravolta. Eravamo spaventati e guardavamo con timore ai Tedeschi che spadroneggiavano con il terrore. Presto iniziarono le requisizioni di alimenti e beni utili ai Tedeschi, a volte anche da parte dei partigiani che però noi aiutavamo nascondendoli sui fienili e nelle stalle.
A fine estate del 1944 i Tedeschi si erano accampati nei campi dietro casa nostra. Una sera, vedendo una luce accesa, iniziarono a sparare e a lanciare bombe che colpirono la chiesa e la casa della famiglia Mondino. Vi furono tre morti e diversi feriti. Poco dopo due soldati tedeschi vennero catturati dai partigiani che li portarono in riva al fiume Pesio. Fecero loro scavare la fossa e li uccisero.
Che cosa lasciò nella sua famiglia la guerra?
La guerra ci lasciò tanta miseria. Io mi rimboccai le maniche e feci di tutto. Dopo la scuola in paese, andai a Mondovì dove frequentai l’Istituto Garelli, specializzandomi in meccanica. Intanto aiutavo i miei in cascina. Un giorno, su un giornale, lessi una pubblicità della Scuola Radio Elettra. Scrissi a Torino e mi risposero. Iniziai così una nuova esperienza.
Studiavo per corrispondenza non potendo fermarmi in città. Il primo esame consistette nell’assemblaggio di una piccola radio e, successivamente, costruii con le mie mani un piccolo televisore. All’inizio degli anni Sessanta decisi di mettermi in proprio aprendo un piccolo negozio a Crava. Mio padre mi mise a disposizione quarantamila lire, il ricavato della vendita di un vitello. Potei così andare a Torino a comprare materiale elettrico, lampadine, lampadari e altro. Contemporaneamente avevo un lavoro alla P.C.E. (Piemonte centrale elettricità), società confluita nell’Enel, mentre mia moglie Anna Maria pensava al negozio. Andavo nelle frazioni circostanti a portare la luce perchè non c’erano linee elettriche.
Portai la luce a San Quirico, a Carleveri, ai Corvi, a Pasquero, alla Fornace e anche in frazioni di Cuneo. Negli anni Settanta anche in val Maira. Allora ero agile come uno scoiattolo e mi arrampicavo sui pali. Quando iniziai a prendere i numeri dei contatori, le signore mi offrivano sempre il caffè. Avevo anche un giovane garzone, Bracco Domenico, che feci entrare all’Enel. Ancora oggi viene a trovarmi. Devo confessare che mi sento realizzato.
Che cosa le ha permesso di realizzarsi?
La determinazione, la tenacia e il senso del dovere. Bisogna sempre evolversi e io, dal piccolo negozio a Crava, sono giunto ad aprire nel 1993 un grande negozio a Morozzo, dove attualmente lavorano i miei quattro figli. Vendiamo elettrodomestici grandi e piccoli, televisori e il campo si è allargato all’assistenza tecnica.
Quale è la sua alimentazione per tenersi così in forma?
A colazione sempre la zuppa di latte e a pranzo tanta pasta di tutti i tipi con carne, verdura e frutta. Bevo tre caffè al giorno.
Che cosa pensa del mondo di oggi?
C’è benessere, ma non ci si aiuta più come un tempo. C’è meno solidarietà e spesso gli anziani non vengono più accuditi in famiglia. Io sono fortunato perchè i miei figli mi tengono con loro, mi fanno partecipe del loro lavoro e mi vogliono bene.
Nei momenti difficili della vita, che cosa la sostiene?
L’amore della mia bella famiglia. Ho quattro figli: Margherita, Anna Rosa, Alessandro e Graziano; undici nipoti e quattro pronipoti. Tutti quanti mi circondano di affetto e ogni mattina le mie due figlie mi portano qui in negozio. Sono convinto che siano gli ostacoli a farci andare avanti.
Che cosa le suscita piacere e anche meraviglia?
I nipoti e i pronipoti mi regalano gioie inaspettate e mi sorprendono con la loro vivacità. Le nuove tecnologie mi incuriosiscono e mi meravigliano
Se potesse riavvolgere il nastro della sua vita, che cosa cambierebbe?
Non cambierei nulla. I miei sogni sono diventati realtà.
paesi
All’età di 94 anni, Lorenzo Comino siede ogni giorno all’entrata del grande negozio di elettrodomestici, articoli casalinghi, assistenza tecnica, da lui fondato a Morozzo ed accoglie i clienti. Lui originario di Crava.
Qual è il suo primo pensiero del mattino?
“Cosa devo fare oggi?”. Anche a 94 anni io devo ancora avere uno scopo e rendermi utile. Per fortuna le mie due figlie gemelle ogni mattina mi portano nel nostro negozio di elettrodomestici che ha una grande esperienza nel settore di radio comunicazione. Ora che le gambe non mi accompagnano più, rimango seduto all’entrata per accogliere i clienti.
Dove si è svolta la sua infanzia?
Sono nato in cascina, a “La Bensa” di Crava, frazione di Rocca dè Baldi, da una famiglia di contadini mezzadri. Sono figlio unico. Allora si lavoravano i campi a mano perché non c’erano i macchinari di oggi che fanno risparmiare fatica e tempo. Avevamo una stalla con trenta bestie, tra vacche e vitelli. Ci si aiutava tra vicini e c’era molta solidarietà. La trebbiatura poi era una festa. Non avevo giocattoli, ma mi divertivo con niente.
Lei ha vissuto in tempo di guerra. Che cosa ricorda di quel periodo?
La guerra è dolorosa sia per chi parte soldato per il fronte, sia per i familiari che restano a casa ad aspettarli. Troppe madri hanno pianto per i figli morti e dispersi. Io invito i giovani a lavorare per la pace che purtroppo è nuovamente in pericolo.
Avevo otto anni quando la Germania ha invaso la Polonia e l’Italia non era ancora entrata in guerra. L’anno successivo l’Italia attaccò la Francia e ricordo che mio padre si chiedeva il perché. Infatti molti avevano parenti in quel paese. Ma voglio ricordare che ero un piccolo Balilla e al sabato mi facevano fare le esercitazioni in piazza. Poco prima della guerra in paese era passato il Duce e la maestra ci aveva fatto preparare tante bandierine da mettere lungo la strada, sui paracarri. Quando l’Italia entrò in guerra, il podestà chiese a tutte le famiglie di portare il rame e l’oro per aiutare i soldati. Non ricordo che cosa avessero dato i miei, ma ricordo che c’era scarsità di cibo. Ci voleva la tessera annonaria per comprare gli alimenti. Posso dire che ci si “arrangiava” come si poteva. Alcuni miei parenti andavano in Liguria a comprare olio, acqua salata e altro. Già a fine giugno del 1940 era scattato l’obbligo di denunciare il bestiame per il fabbisogno militare e civile. A fine anno la pasta, il riso e la farina vennero razionati. Nell’estate del 1942 da noi in campagna la trebbiatura era sorvegliata per spronare i contadini alla consegna del grano all’ammasso.
Che cosa può dirci della occupazione tedesca nella sua zona?
Posso dire che la nostra vita quotidiana fu stravolta. Eravamo spaventati e guardavamo con timore ai Tedeschi che spadroneggiavano con il terrore. Presto iniziarono le requisizioni di alimenti e beni utili ai Tedeschi, a volte anche da parte dei partigiani che però noi aiutavamo nascondendoli sui fienili e nelle stalle.
A fine estate del 1944 i Tedeschi si erano accampati nei campi dietro casa nostra. Una sera, vedendo una luce accesa, iniziarono a sparare e a lanciare bombe che colpirono la chiesa e la casa della famiglia Mondino. Vi furono tre morti e diversi feriti. Poco dopo due soldati tedeschi vennero catturati dai partigiani che li portarono in riva al fiume Pesio. Fecero loro scavare la fossa e li uccisero.
Che cosa lasciò nella sua famiglia la guerra?
La guerra ci lasciò tanta miseria. Io mi rimboccai le maniche e feci di tutto. Dopo la scuola in paese, andai a Mondovì dove frequentai l’Istituto Garelli, specializzandomi in meccanica. Intanto aiutavo i miei in cascina. Un giorno, su un giornale, lessi una pubblicità della Scuola Radio Elettra. Scrissi a Torino e mi risposero. Iniziai così una nuova esperienza.
Studiavo per corrispondenza non potendo fermarmi in città. Il primo esame consistette nell’assemblaggio di una piccola radio e, successivamente, costruii con le mie mani un piccolo televisore. All’inizio degli anni Sessanta decisi di mettermi in proprio aprendo un piccolo negozio a Crava. Mio padre mi mise a disposizione quarantamila lire, il ricavato della vendita di un vitello. Potei così andare a Torino a comprare materiale elettrico, lampadine, lampadari e altro. Contemporaneamente avevo un lavoro alla P.C.E. (Piemonte centrale elettricità), società confluita nell’Enel, mentre mia moglie Anna Maria pensava al negozio. Andavo nelle frazioni circostanti a portare la luce perchè non c’erano linee elettriche.
Portai la luce a San Quirico, a Carleveri, ai Corvi, a Pasquero, alla Fornace e anche in frazioni di Cuneo. Negli anni Settanta anche in val Maira. Allora ero agile come uno scoiattolo e mi arrampicavo sui pali. Quando iniziai a prendere i numeri dei contatori, le signore mi offrivano sempre il caffè. Avevo anche un giovane garzone, Bracco Domenico, che feci entrare all’Enel. Ancora oggi viene a trovarmi. Devo confessare che mi sento realizzato.
Che cosa le ha permesso di realizzarsi?
La determinazione, la tenacia e il senso del dovere. Bisogna sempre evolversi e io, dal piccolo negozio a Crava, sono giunto ad aprire nel 1993 un grande negozio a Morozzo, dove attualmente lavorano i miei quattro figli. Vendiamo elettrodomestici grandi e piccoli, televisori e il campo si è allargato all’assistenza tecnica.
Quale è la sua alimentazione per tenersi così in forma?
A colazione sempre la zuppa di latte e a pranzo tanta pasta di tutti i tipi con carne, verdura e frutta. Bevo tre caffè al giorno.
Che cosa pensa del mondo di oggi?
C’è benessere, ma non ci si aiuta più come un tempo. C’è meno solidarietà e spesso gli anziani non vengono più accuditi in famiglia. Io sono fortunato perchè i miei figli mi tengono con loro, mi fanno partecipe del loro lavoro e mi vogliono bene.
Nei momenti difficili della vita, che cosa la sostiene?
L’amore della mia bella famiglia. Ho quattro figli: Margherita, Anna Rosa, Alessandro e Graziano; undici nipoti e quattro pronipoti. Tutti quanti mi circondano di affetto e ogni mattina le mie due figlie mi portano qui in negozio. Sono convinto che siano gli ostacoli a farci andare avanti.
Che cosa le suscita piacere e anche meraviglia?
I nipoti e i pronipoti mi regalano gioie inaspettate e mi sorprendono con la loro vivacità. Le nuove tecnologie mi incuriosiscono e mi meravigliano
Se potesse riavvolgere il nastro della sua vita, che cosa cambierebbe?
Non cambierei nulla. I miei sogni sono diventati realtà.
Lorenzo: “Andavo nelle frazioni a portare la luce, i miei sogni sono diventati realtà”
11 ottobre 2025
Cuneo
All’età di 94 anni, Lorenzo Comino siede ogni giorno all’entrata del grande negozio di elettrodomestici, articoli casalinghi, assistenza tecnica, da lui fondato a Morozzo ed accoglie i clienti. Lui originario di Crava.
Qual è il suo primo pensiero del mattino?
“Cosa devo fare oggi?”. Anche a 94 anni io devo ancora avere uno scopo e rendermi utile. Per fortuna le mie due figlie gemelle ogni mattina mi portano nel nostro negozio di elettrodomestici che ha una grande esperienza nel settore di radio comunicazione. Ora che le gambe non mi accompagnano più, rimango seduto all’entrata per accogliere i clienti.
Dove si è svolta la sua infanzia?
Sono nato in cascina, a “La Bensa” di Crava, frazione di Rocca dè Baldi, da una famiglia di contadini mezzadri. Sono figlio unico. Allora si lavoravano i campi a mano perché non c’erano i macchinari di oggi che fanno risparmiare fatica e tempo. Avevamo una stalla con trenta bestie, tra vacche e vitelli. Ci si aiutava tra vicini e c’era molta solidarietà. La trebbiatura poi era una festa. Non avevo giocattoli, ma mi divertivo con niente.
Lei ha vissuto in tempo di guerra. Che cosa ricorda di quel periodo?
La guerra è dolorosa sia per chi parte soldato per il fronte, sia per i familiari che restano a casa ad aspettarli. Troppe madri hanno pianto per i figli morti e dispersi. Io invito i giovani a lavorare per la pace che purtroppo è nuovamente in pericolo.
Avevo otto anni quando la Germania ha invaso la Polonia e l’Italia non era ancora entrata in guerra. L’anno successivo l’Italia attaccò la Francia e ricordo che mio padre si chiedeva il perché. Infatti molti avevano parenti in quel paese. Ma voglio ricordare che ero un piccolo Balilla e al sabato mi facevano fare le esercitazioni in piazza. Poco prima della guerra in paese era passato il Duce e la maestra ci aveva fatto preparare tante bandierine da mettere lungo la strada, sui paracarri. Quando l’Italia entrò in guerra, il podestà chiese a tutte le famiglie di portare il rame e l’oro per aiutare i soldati. Non ricordo che cosa avessero dato i miei, ma ricordo che c’era scarsità di cibo. Ci voleva la tessera annonaria per comprare gli alimenti. Posso dire che ci si “arrangiava” come si poteva. Alcuni miei parenti andavano in Liguria a comprare olio, acqua salata e altro. Già a fine giugno del 1940 era scattato l’obbligo di denunciare il bestiame per il fabbisogno militare e civile. A fine anno la pasta, il riso e la farina vennero razionati. Nell’estate del 1942 da noi in campagna la trebbiatura era sorvegliata per spronare i contadini alla consegna del grano all’ammasso.
Che cosa può dirci della occupazione tedesca nella sua zona?
Posso dire che la nostra vita quotidiana fu stravolta. Eravamo spaventati e guardavamo con timore ai Tedeschi che spadroneggiavano con il terrore. Presto iniziarono le requisizioni di alimenti e beni utili ai Tedeschi, a volte anche da parte dei partigiani che però noi aiutavamo nascondendoli sui fienili e nelle stalle.
A fine estate del 1944 i Tedeschi si erano accampati nei campi dietro casa nostra. Una sera, vedendo una luce accesa, iniziarono a sparare e a lanciare bombe che colpirono la chiesa e la casa della famiglia Mondino. Vi furono tre morti e diversi feriti. Poco dopo due soldati tedeschi vennero catturati dai partigiani che li portarono in riva al fiume Pesio. Fecero loro scavare la fossa e li uccisero.
Che cosa lasciò nella sua famiglia la guerra?
La guerra ci lasciò tanta miseria. Io mi rimboccai le maniche e feci di tutto. Dopo la scuola in paese, andai a Mondovì dove frequentai l’Istituto Garelli, specializzandomi in meccanica. Intanto aiutavo i miei in cascina. Un giorno, su un giornale, lessi una pubblicità della Scuola Radio Elettra. Scrissi a Torino e mi risposero. Iniziai così una nuova esperienza.
Studiavo per corrispondenza non potendo fermarmi in città. Il primo esame consistette nell’assemblaggio di una piccola radio e, successivamente, costruii con le mie mani un piccolo televisore. All’inizio degli anni Sessanta decisi di mettermi in proprio aprendo un piccolo negozio a Crava. Mio padre mi mise a disposizione quarantamila lire, il ricavato della vendita di un vitello. Potei così andare a Torino a comprare materiale elettrico, lampadine, lampadari e altro. Contemporaneamente avevo un lavoro alla P.C.E. (Piemonte centrale elettricità), società confluita nell’Enel, mentre mia moglie Anna Maria pensava al negozio. Andavo nelle frazioni circostanti a portare la luce perchè non c’erano linee elettriche.
Portai la luce a San Quirico, a Carleveri, ai Corvi, a Pasquero, alla Fornace e anche in frazioni di Cuneo. Negli anni Settanta anche in val Maira. Allora ero agile come uno scoiattolo e mi arrampicavo sui pali. Quando iniziai a prendere i numeri dei contatori, le signore mi offrivano sempre il caffè. Avevo anche un giovane garzone, Bracco Domenico, che feci entrare all’Enel. Ancora oggi viene a trovarmi. Devo confessare che mi sento realizzato.
Che cosa le ha permesso di realizzarsi?
La determinazione, la tenacia e il senso del dovere. Bisogna sempre evolversi e io, dal piccolo negozio a Crava, sono giunto ad aprire nel 1993 un grande negozio a Morozzo, dove attualmente lavorano i miei quattro figli. Vendiamo elettrodomestici grandi e piccoli, televisori e il campo si è allargato all’assistenza tecnica.
Quale è la sua alimentazione per tenersi così in forma?
A colazione sempre la zuppa di latte e a pranzo tanta pasta di tutti i tipi con carne, verdura e frutta. Bevo tre caffè al giorno.
Che cosa pensa del mondo di oggi?
C’è benessere, ma non ci si aiuta più come un tempo. C’è meno solidarietà e spesso gli anziani non vengono più accuditi in famiglia. Io sono fortunato perchè i miei figli mi tengono con loro, mi fanno partecipe del loro lavoro e mi vogliono bene.
Nei momenti difficili della vita, che cosa la sostiene?
L’amore della mia bella famiglia. Ho quattro figli: Margherita, Anna Rosa, Alessandro e Graziano; undici nipoti e quattro pronipoti. Tutti quanti mi circondano di affetto e ogni mattina le mie due figlie mi portano qui in negozio. Sono convinto che siano gli ostacoli a farci andare avanti.
Che cosa le suscita piacere e anche meraviglia?
I nipoti e i pronipoti mi regalano gioie inaspettate e mi sorprendono con la loro vivacità. Le nuove tecnologie mi incuriosiscono e mi meravigliano
Se potesse riavvolgere il nastro della sua vita, che cosa cambierebbe?
Non cambierei nulla. I miei sogni sono diventati realtà.