Sanità, un piemontese su dieci rinuncia alle cure e cresce il ricorso al privato
08 ottobre 2025
Cuneo
Il Servizio Sanitario Nazionale è in una “lenta agonia” e anche il Piemonte ne risente. È quanto emerge dall’ultimo rapporto della Fondazione GIMBE, che fotografa una sanità pubblica sempre più in difficoltà, con risorse insufficienti, tempi di attesa crescenti e un ricorso crescente al privato. A livello nazionale, tra il 2023 e il 2025 il Fondo Sanitario Nazionale è aumentato di circa 11 miliardi di euro, ma l’inflazione e la riduzione della spesa sanitaria in rapporto al PIL hanno prodotto, secondo GIMBE, un “definanziamento implicito” stimato in oltre 13 miliardi. Tradotto: più soldi nominali, ma meno potere d’acquisto reale per ospedali e servizi regionali.
Piemonte: meno fondi reali, più rinunce
In Piemonte, il quadro è in linea con la media nazionale ma presenta alcuni segnali di allarme. Secondo i dati analizzati da GIMBE, circa il 9% dei piemontesi dichiara di aver rinunciato a prestazioni sanitarie per motivi economici. È una percentuale più alta della media italiana (7,6%) e che, pur in lieve calo rispetto al 2022 (9,6%), resta tra le più elevate del Nord Italia. La spesa sanitaria privata continua a crescere, mentre la difficoltà di accesso a visite specialistiche e diagnostica pubblica spinge sempre più persone verso assicurazioni integrative o cliniche convenzionate.I fondi: riparto “ingiusto” e squilibri territoriali
Il rapporto GIMBE mette inoltre in discussione il sistema di riparto del Fondo Sanitario Nazionale tra le regioni, giudicato “iniquo e datato”. Il Piemonte riceve in valore assoluto circa 159 milioni di euro in più rispetto alla media nazionale, ma secondo gli esperti non basta a compensare le differenze demografiche e socio-economiche interne: le aree più montane e periferiche, in particolare nel Cuneese e nel Verbano, soffrono di una carenza cronica di personale sanitario e strutture di prossimità.LEA: il Piemonte resta sopra la soglia, ma con criticità
Sul fronte dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), il Piemonte mantiene risultati complessivamente positivi e “sufficienti”, confermandosi tra le regioni del Nord con performance stabili. Tuttavia, la tenuta è garantita sempre più spesso da un personale sanitario sotto pressione e da strutture che faticano a coprire la domanda post-pandemia. GIMBE: “Serve un rifinanziamento strutturale” Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione GIMBE, avverte: “Senza un rifinanziamento strutturale e senza riforme di governance, le regioni saranno costrette a ridurre servizi o a incrementare la pressione fiscale locale. La sanità pubblica rischia di diventare un sistema di serie B”. In Piemonte, dove la spesa sanitaria pro capite resta sopra la media nazionale ma non compensa l’aumento dei costi, il rischio è di vedere ampliate le disuguaglianze tra chi può permettersi il privato e chi rinuncia alle cure. In sintesi: il Piemonte regge, ma a caro prezzo. Tra fondi che non tengono il passo con l’inflazione, personale in affanno e cittadini sempre più costretti a scegliere se curarsi o risparmiare, la sanità pubblica regionale si trova davanti a un bivio: rifinanziamento o arretramento.Riboldi: "Il Piemonte tra le regioni con le migliori performance sanitarie"
"Anche nel 2025 il Piemonte si conferma tra le Regioni italiane con le migliori performance sanitarie". A dirlo è l’assessore alla Sanità della Regione Piemonte, Federico Riboldi. "Il Piemonte – sottolinea Riboldi – mantiene l’adempienza piena ai LEA, confermando un posizionamento tra le prime in Italia per adempienza in tutte le aree: prevenzione, assistenza distrettuale e ospedaliera. Un riconoscimento che premia il lavoro di operatori, strutture e sistema regionale nel suo insieme".
Tuttavia, l’assessore non ignora le sfide: "Il rapporto fotografa anche le criticità che dobbiamo affrontare con urgenza: le liste d’attesa restano la prima causa di rinuncia alle cure, e la carenza di nuovi laureati in medicina e infermieristica rischia di compromettere la tenuta dei servizi, in particolare nelle aree interne. Su questo puntiamo con decisione per migliorare la sanità pubblica piemontese".
Il tema dell’ospedalizzazione evitabile e delle disuguaglianze territoriali sarà centrale nella stesura finale del Piano Socio Sanitario Regionale 2025-2030, in fase avanzata: "La nostra azione sarà chiara – conclude Riboldi –: consolidare ciò che funziona, riformare ciò che rallenta, garantire la salute come diritto effettivo su tutto il territorio regionale".
Dalle parole ai fatti? Vedremo. Intanto l'ANAAO Assomed denuncia: “Dalla Regione solo annunci, nessun cambiamento nei Pronto Soccorso”.