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17 luglio 2026

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Un piccolo spazio per conservare e condividere ricordi, oggetti e foto

05 ottobre 2025

Cuneo

Riscoprire le radici e mantenerle vive, la memoria come linfa nella vita di ognuno e anche di una piccola comunità. Magari attraverso un invito a non limitarsi a “passare” di fretta, ma ogni tanto fermarsi un attimo e dedicare uno sguardo a pezzi che hanno alle spalle una vita. È questo il senso dell’impegno portato avanti a Passatore da tre donne del paese, conosciute da tutti ma sempre caratterizzate da un basso profilo, quasi riservate. Anche di fronte all’idea di raccontare in un articolo questo aspetto della vita: “Per l’on ca fuma... però lu fuma vulentè perché se pias, l’è na bela cosa” (per quel che facciamo... però lo facciamo volentieri perché ci piace, è una bella cosa”). Loro sono Irene Beccaria (classe 1947), Emma Martinotti (1949) e Angela “Lina” Giraudo (1940). Nell’arco dell’anno contribuiscono a dare nuova vita all’ex peso pubblico del paese, vicino alla rotatoria e sul sagrato di fronte alla chiesa parrocchiale, in occasione di ricorrenze e momenti particolari. Ogni volta, un allestimento in quel piccolo spazio e sulle sue pareti, in modo che compaesani e persone di passaggio possano rivivere momenti del passato attraverso immagini e oggetti d’altri tempi, magari accompagnati da un pensiero, una poesia, un augurio. E così in questo periodo avvicinandosi alla grata si possono vedere gli auguri per l’inizio dell’anno scolastico, che prendono vita in una vecchia cartella, pastelli e quaderni, immagini di classi; in un allestimento precedente sullo stesso tema, erano anche stati esposti una lavagna e un banco di qualche decennio fa. Tra le realizzazioni di questi anni, tanti presepi (anche in materiali poveri o riciclati), gli “alberi di Pasqua” e le uova augurali, la vita dei campi dal grano ai bachi da seta, in autunno le pannocchie di mais con il loro richiamo alle “vijà”, la vita quotidiana, a partire dal rito di “fare il pane”. E poi ancora immagini dal passato di feste tradizionali come San Magno, di torri e cascine dell’Oltrestura, oppure occasioni speciali (come l’esposizione di una vecchia bici da corsa da bambino in occasione del passaggio del Giro d’Italia). L’occasione che diventa ispirazione, ma anche una particolare passione. “Per me una delle esperienze più belle - racconta Irene - è quella di dare vita alla materia, qualunque essa sia, per realizzare personaggi che interagiscono tra loro, che sono accomunati da un lavoro o da altro, ad esempio nei presepi. Ne ho realizzati tanti negli anni, circa 40, di varie dimensioni e ispirazioni. Ne ho anche esposti alcuni, in manifestazioni dedicate al periodo natalizio: è sempre una grande gioia vedere i bambini, e anche gli adulti, incuriositi da un pezzo di stoffa o di legno, una pannocchia o che altro che diventano un pezzo del presepe”. Come è iniziata questa piccola avventura passatorese? “Avevamo iniziato proprio con un presepio - spiega Lina -, che come gruppo femminile avevamo realizzato nel periodo in cui era possibile ritrovarci al circolo Acli, nelle sale del gruppo sportivo. Era un bel periodo, eravamo un buon numero e ci davamo una mano nel preparare piccoli lavori, nei pomeriggi in cui si scambiavano due chiacchiere, si faceva a maglia e cose del genere. Piccole cose, momenti semplici per trascorrere un po’ di tempo insieme: in città ci sono più occasioni, in un paese piccolo come il nostro non c’è granché. Di quelle siamo rimaste noi tre a occuparci del peso”. “Lo facciamo perché crediamo che sia un pezzo della storia di Passatore - aggiunge Emma -. Quando erano in progetto i lavori di sistemazione della chiesa e del sagrato c’era anche l’ipotesi di abbatterlo, ma per fortuna è stato conservato. Noi cerchiamo di mantenerlo vivo per le tante persone che passano lì davanti, per chi esce da Messa e si ferma un po’ lì a scambiare due parole con i compaesani, per chi ha voglia di stare un attimo tranquillo al muretto di fianco e intanto ricordare un po’ com’era la vita di una volta. E poi in passato abbiamo anche dato una mano per alcune mostre: nella canonica, in Villa Bersezio, nel salone interrato della scuola. È sempre una bella soddisfazione per noi”. “Sì, perché per noi che abbiamo vissuto quei tempi - ricorda Irene - è bello ritornare indietro nel tempo al lavoro dei campi come si faceva una volta, con la trebbiatura del grano e la battitura della segale, il lavoro nelle stalle e quello a sfogliare la ‘melia’. E anche la vita di un tempo, dal pane fatto in casa ai vestiti del passato, la scuola e i libri, gli animali. La vita in campagna, la fatica delle persone, la gioia delle cose semplici”. “Fa impressione vedere come sia cambiato tutto, in questi decenni; io ripenso spesso a quando io e mio marito conducevamo l’osteria, era tutto un altro mondo, un altro modo di vivere”, le fa eco Lina. Le tre donne, poi, non hanno mai fatto mancare il loro supporto a chi era alla scoperta della storia locale, dalla collaborazione con scolaresche in passato all’aiuto per chi era alla ricerca di documentazione e testimonianze (come con Almerino De Angelis, lo storico che aveva cercato tracce del carro processionale di San Magno a Passatore, ora esposto nel museo etnografico al castello di Rocca de’ Baldi). Un impegno che, con gli anni, pesa un po’ di più, e allora c’è voglia anche di passare il testimone: “Se qualcuno vuole dare un aiuto, magari per raccogliere l’eredità di questo piccolo impegno nella comunità, noi ne siamo più che felici e mettiamo a disposizione la nostra esperienza. Se qualcuno ne ha voglia, non ha che da farlo. Ben volentieri, sì, perché l’importante è tramandare la memoria, far rivivere almeno per qualche momento un frammento del passato. Perché è una storia che appartiene un po’ a tutti, a chi l’ha vissuta e a chi oggi la può ricordare, anche così, grazie a oggetti e immagini”.
Passatore Memoria Radici Cooperativa agricola buschese ex peso pubblico