Spaccio di droga tra Borgo e Cuneo, condanne confermate in Appello
02 ottobre 2025
Cuneo
Per anni le loro due famiglie avevano gestito la piazza dello spaccio tra Borgo San Dalmazzo e Cuneo; cocaina, marijuana e hashish passavano per lo più dalle mani del gruppo che faceva capo alla famiglia di A. F., di origine albanese e di C. R., ex collaboratore di giustizia, fino a quando le indagini condotte dai Carabinieri di Borgo San Dalmazzo e coordinate dal sostituto procuratore Carla Longo portarono a numerosi arresti in flagranza, sequestri di sostanza stupefacente e denunce. In trenta (gestori del traffico e acquirenti) finirono a giudizio per l’operazione che durò per quasi tre anni fra il 2017 e il 2020 e che portò alla formulazione di 83 capi d’imputazione. Ventisei di loro scelsero riti alternativi, fra giudizi abbreviati, patteggiamenti e messe alla prova. I capi riconosciuti dello spaccio fecero ricorso in Appello, dove è stato riconosciuto l’impianto accusatorio della Procura con l’esclusione di alcuni capi di imputazione e una conseguente riduzione di pena; C. R. (cui era anche contestato il reato di estorsione) è stato condannato a tre anni di reclusione; la moglie S. C. a due anni; il figlio L. R. a un anno e sei mesi, mentre A. F. (con precedenti per estorsione e maltrattamenti) è stato condannato a un anno e due mesi. Nelle settimane scorse tutti hanno presentato ricorso in Cassazione. Agli ultimi quattro imputati che hanno invece scelto il rito ordinario (I. F., P. E., P. A. e C. J.) sono contestati reati legati alla legge sugli stupefacenti, in particolare il reato di favoreggiamento; a I.F. è anche contestato il reato di ricettazione. E proprio della ricettazione si è parlato nel corso dell’ultima udienza del processo in corso al tribunale di Cuneo. In aula ha deposto il proprietario di una carabina semiautomatica Browning calibro 300 sottratta dal suo appartamento nel 2011. L’arma fu ritrovata poi nel 2018 all’interno dell’auto noleggiata da L. R. e ritrovata sotto casa di I. F.; gli inquirenti che intercettavano in quel periodo i due uomini sapevano che nell’abitacolo doveva esserci della droga, ma quando la trovarono sotto casa dell’attuale imputato, il vetro di un finestrino era rotto e la droga sparita, c’era però la carabina che successivamente venne restituita al legittimo proprietario. Il processo è stato rinviato al 2 febbraio per ascoltare gli altri testimoni.