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8 luglio 2026

cronaca

Tentò di rapinare un uomo vicino al bancomat: condanna a 5 anni

30 settembre 2025

Cuneo

Sono state le immagini delle telecamere stradali collocate vicino alle poste e a un tabaccheria a portare all’individuazione del rapinatore che nel pomeriggio dell’8 luglio 2022 a Moretta cercò di derubare, armato di coltello, un 67enne che aveva appena prelevato 600 euro dallo sportello bancomat. A impedire che il tentativo si realizzasse fu proprio il sangue freddo della vittima, che reagì prontamente all’aggressione. “Avevo appena prelevato i soldi dallo sportello ed ero risalito in auto - raccontò in aula l’uomo - quando vidi un uomo giovane sulla trentina che si era accovacciato per legarsi le scarpe. Appena abbassai il finestrino infilò le mani nell’abitacolo e mentre con una mano mi minacciava col coltello, con l’altra cercava di prendere i soldi che non avevo ancora messo nel portafogli e tenevo sulle ginocchia. Mi disse che mi avrebbe tagliato la gola se non gli avessi dato i soldi”. Con grande prontezza di riflessi, l’uomo bloccò le braccia del rapinatore con le proprie mani e col gomito iniziò a suonare il clacson inducendolo alla fuga. Subito si recò dai Carabinieri, pensando di riconoscere l’aggressore tra le foto che gli vennero mostrate, ma le indagini diedero esito negativo, così come avvenne qualche giorno dopo con la foto di un altro uomo, riconosciuto dalla vittima ma escluso a seguito delle indagini. Furono invece le telecamere a fornire l’elemento che poi portò all’incriminazione di A. Z., residente a Moretta, con precedenti specifici per rapina in banca a Torino. Le immagini della telecamera vicino alla posta avevano segnalato una persona che corrispondeva alla descrizione della vittima, un uomo con maglietta e bermuda scuri, scarpe scure e un cappellino in testa di cui però non si vedeva il volto. Quello stesso individuo passò pochi minuti prima della rapina accanto alla tabaccheria e qui si fermò a parlare con un uomo che i Carabinieri conoscevano, residente da tempo in paese. Chiamato in caserma, l’uomo disse di conoscere l’uomo con cui si era fermato a scambiare due parole quel pomeriggio e riferì il nome; la dichiarazione venne confermata anche in aula, chiamato come testimone chiave del processo. Anche la vittima della tentata rapina, riconvocato in caserma, riconobbe il proprio aggressore. L’uomo venne così rintracciato a Cesena qualche settimana dopo; a casa sua vennero sequestrati indumenti compatibili con quelli indossati dal rapinatore. A conclusione dell’istruttoria il pm Francesca Lombardi ha chiesto per lui la condanna a otto anni di reclusione, in considerazione anche dei suoi precedenti specifici, richiesta cui si è associato l’avvocato Giordano Camisassi per la parte civile. Per l’avvocato Giuliana Vicinanza però tutta l’istruttoria si era fondata solo sulla testimonianza della vittima, che per ben tre volte si era detta certa di aver riconosciuto il proprio aggressore, troppe secondo la difesa per poter affermare la colpevolezza del proprio assistito al di là di ogni ragionevole dubbio. Non così per il collegio dei giudici che ha accolto la richiesta di condanna, contenendo la pena in cinque anni e 2.000 euro di multa, con l’interdizione dai pubblici uffici durante tutta l’esecuzione della pena e disponendo una provvisionale risarcitoria di 3.000 euro per la parte civile costituita.

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