“Lo sport è potere” affermazione netta e programmatica con cui Mauro Berruto, giornalista e allenatore della nazionale di pallavolo, apre il suo saggio in cui scandaglia il mondo sportivo attraverso l’ottica delle relazioni non sempre chiare con il potere economico e politico. Non cerca lo scandalo. È rapporto risaputo, ma non sufficientemente chiarito nelle sue diverse manifestazioni.
Duello, vittoria, scontro, finanche nemico: la terminologia che descrive l’evento sportivo parla di rapporti di forza che però sono incanalati in un incontro di individui definito da regole e, si suppone, all’insegna della correttezza. Anzi l’autore si spinge addirittura a stabilire quasi una “sovrapposizione” tra guerra e sport in virtù di un “irrefrenabile spinta alla competizione” sempre viva nell’animo umano.
Il mondo greco è il costante punto di riferimento come luogo soprattutto culturale intorno a cui sviluppare una riflessione sullo sport tuttora valida. Omero e altri classici fanno dunque da sfondo arricchiti da improvvisi balzi in avanti verso gli ultimi secoli allorché più viva sembra farsi la preoccupazione di contaminazioni poco consone allo spirito agonistico originario.
Se la tregua olimpica, con disillusa nostalgia, è spesso richiamata da giornali e diplomazia, si assiste comunque a ripetute occasioni per far entrare di prepotenza le questioni politiche nelle sedi sportive. La planetaria visibilità degli eventi è ghiotta occasione. Monaco 1974 è antesignano del 7 ottobre 2023. È dell’altro ieri Parigi 2024, l’edizione “più politicizzata” della storia olimpica.
Nonostante ciò vengono evidenziati anche aspetti positivi. L’eroe antico è figura del rapporto tra atleta e pubblico. Con lui si “traccia un profilo in cui ci si può identificare”, incarnazione di sani valori di agonismo. Nel suo senso originario l’”agone è necessario” in quanto ricerca di primeggiare senza per questo “esaurire la sfida in una superiorità che si ponga come obiettivo supremo”.
Lo sport al potere
di Mauro Berruto
Editrice Add
euro 18