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La “vestizione” di 24 fanciulli poveri e il censimento dei Reduci disoccupati

30 agosto 2025

Cuneo

vestizione di 24 fanciulli poveri rubrica cerutti sui muri di c Un voto fatto nella peste del 1630 Nell’estate del 1630 anche Cuneo fu colpita da un’epidemia di peste (quella narrata da Alessandro Manzoni ne “I Promessi Sposi”). L’Amministrazione Comunale aveva prontamente messo in atto le misure di prevenzione e di cura suggerite dalla medicina di allora, che erano però di scarsa efficacia, per cui nella seduta del 23 luglio il Consiglio Comunale fece anche ricorso all’”intercessione del Beato Angelo e di San Sebastiano, particolari Protettori di questa Città appresso la maestà Sua Divina”, e il 28 settembre il Consiglio Comunale fece altri voti alla Vergine Maria e a San Michele Arcangelo perché intercedessero “presso la Santissima Trinità in compagnia degli altri Santi tutelari di questa Città per liberarla dalle presenti necessità e tribolazioni”. Uno dei voti era di “vestire” ogni anno ventiquattro fanciulli poveri, dando ai genitori la stoffa per fare gli abiti. Denaro al posto della stoffa Per la vestizione del 1945 il sindaco Ettore Rosa sostituì la stoffa con una somma di 500 lire in contanti per ciascun fanciullo: “In occasione della prossima festività di San Michele, Patrono della Città, verrà ripristinata la tradizionale Vestizione di 24 fanciulli poveri deliberata dal Consiglio Comunale di Cuneo il 28 settembre 1630. A tale scopo il Comitato di Liberazione Nazionale, ritenuta l’opportunità di adeguare alle odierne esigenze economiche l’entità del fondo istituito per detta vestizione, ha disposto con encomiabile iniziativa di integrare la somma sino alla concorrenza di L. 500 per ciascuno dei 24 fanciulli che saranno indicati dal sorteggio. La designazione dei prescelti - 9 maschi e 15 femmine - sarà fatta per estrazione a sorte fra i nati in questo Comune dal 1° gennaio 1934 al 31 dicembre 1939, le cui famiglie siano iscritte nella Lista generale di beneficenza. L’estrazione a sorte avrà luogo il mattino del 7 ottobre prossimo venturo dal balcone del Palazzo Civico”. Il grave problema dei molti giovani disoccupati Uno dei principali problemi del dopoguerra era la disoccupazione di molti militari reduci di guerra e degli internati rimessi in libertà. Per questo motivo, il Direttore Reggente dell’Ufficio Provinciale del Lavoro, Sezione del Collocamento, predispose il “Censimento Reduci Disoccupati”, mentre per i “patrioti”, cioè per i Partigiani, era previsto un successivo analogo provvedimento. “Allo scopo di accertare il numero e la qualifica professionale dei Reduci di guerra che si trovano oggi senza lavoro, il Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale ha disposto di procedere al censimento dei reduci disoccupati. Essendo intendimento del Governo di venire incontro a questa massa di disoccupati per sistemarli nel miglior modo possibile, si raccomanda vivamente ai militari posti in congedo che abbiano partecipato alla seconda guerra mondiale, ed a quelli che rientrano dalla prigionia e dai campi di internamento e che si trovano disoccupati, di presentarsi al più presto agli Uffici di Collocamento. Il reduce all’atto della sua presentazione deve esibire i seguenti documenti: 1°) un documento di riconoscimento; 2°) il libretto di lavoro od altro documento equivalente; 3°) un certificato della scuola o pagella scolastica dell’ultimo anno di studi superati; 4°) il foglio di congedo o un certificato rilasciato dalle Autorità Militari. Dal censimento sono esclusi per il momento i patrioti, il cui riconoscimento avverrà a mezzo di apposite Commissioni che inizieranno tale lavoro fra breve”.   Foto di Teresa Maineri
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