cuneo

Ida Dalmasso, “la signora dei telefoni”

23 agosto 2025

Cuneo

Ida Dalmasso   “Ricordo bene quando nel 1944 è stato bombardato il Borgo Gesso di Cuneo, dove vivevamo. La chiesa era vicina a casa nostra… gli aerei sono arrivati veloci, mitragliando dall’alto. Ero con mia mamma per la strada, ci siamo buttati a terra e lei mi ha protetto… che paura! Qualche tempo prima la chiesa, che non aveva il campanile, è stata scambiata per un capannone, ed è stata colpita dalle bombe. Quel giorno mia mamma era andata presto al mulino di Spinetta… Ero da sola a casa con il mio fratellino (io avevo sette anni, Adriano quattro): quando ho visto i vetri che si frantumavano in tanti pezzi, ho tirato giù il mio fratellino dal letto e ci siamo buttati a terra, rannicchiati sotto il materasso… Il lampadario fatto da mio padre con il traforo andò distrutto. Nostra mamma, quanto è tornata a casa, era terrorizzata: vedeva solo tanta polvere, e pensava che eravamo morti! La guerra è una cosa davvero terribile…”. Ha la memoria lucida, e tanti ricordi, Ida Dalmasso, nata a Cuneo il 4 marzo 1937, che vive nel capoluogo: “Mio padre si chiamava Giovanni Battista ed è mancato a 47 anni, quando io avevo 20 anni. Mia mamma, Margherita Quaranta, è morta a 91 anni. Mio padre mi adorava, ma l’ho avuto poco con me: perché era sempre richiamato alle armi, nelle varie guerre (la Grecia, l’Albania…). Mia mamma si era sempre data da fare facendo le pulizie in diverse case. Tornato a casa dopo i conflitti, grazie alle conoscenze di mia mamma, si era fatto dare una divisa da vigile del fuoco e così aveva potuto attraversare il ponte, per raggiungere casa nostra, a Borgo Gesso”.  Ha conosciuto la povertà? “Sì, ma devo dire che mia mamma Margherita ha sempre fatto di tutto, e di più, per me e per mio fratello Adriano (che non c’è più) per farci vivere bene! Ero sempre ben vestita, perché qualcuno regalava degli abiti a mia mamma, e lei li adattava… Io ho giocato poco all’asilo, perché stavo sempre ad ascoltare suor Elisabetta, che mi raccontava tante cose che io non conoscevo! Lei mi spiegava tutto: e da quei momenti ho sempre sognato di fare la maestra, perché le maestre sanno sempre tutto”. Le scuole? “Ho frequentato le Magistrali a Cuneo, ero sempre la prima della classe dalle elementari in su, perchè mi piaceva studiare. Amavo molto il disegno, ho sempre avuto una vena artistica”. Che lavori ha fatto nella sua vita? “Ho iniziato a lavorare come telefonista nel febbraio del 1958 alla Stipel (poi diventata Sip e Telecom): conoscevamo tutti gli utenti di Cuneo dalla loro voce, perché erano pochi! Ci telefonavano per essere ‘messi in contatto con la tale ditta’ e noi provvedevamo. Non era un lavoro faticoso per me ed io ho sempre lavorato con piacere! Le soddisfazioni? Accontentare i clienti, andare d’accordo con i nostri capi e le colleghe di lavoro. Prima di fare questo lavoro, sono stata impiegata dopo il diploma in uno studio tecnico di Cuneo. Stavo imparando a scrivere a macchina e il geometra aveva chiesto alla signora che ci insegnava se c’era qualche ragazza che disegnava. La signora aveva indicato me (“A Ida piace disegnare”) e allora mi presero, ma io non conoscevo il disegno tecnico: ma piano piano l’ho imparato”. Come si chiama suo marito? “È Piero Sclavo, lavoravamo insieme nell’ufficio della Sip e noi dovevamo fare tanti conteggi sulle telefonate… La nostra capa non si raccapezzava e io feci uno schizzo per lei, con una tabella. Piero si occupava delle centraline telefoniche di tutta la provincia di Cuneo”. È stato un amore a prima vista? “No. Ci siamo sposati il 21 maggio 1966 a Cuneo nella chiesa del Cuore immacolato di Maria. Non ricordo il nome del prete”. E il viaggio di nozze? “È durato 25 giorni, con la ‘Fiat 1100’ in giro per l’Italia. Lo ricordo con piacere, ma in un momento in cui guidavo io con prudenza, durante un sorpasso in autostrada, Piero era saltato su: ‘Ma Ida, vai avanti… tu dormi!’. Allora ho fermato l’auto, sono scesa e gli ho detto: ‘Piero, ora vai dove vuoi. Io a casa tornerò da sola, quando mi pare’. Poi abbiamo fatto la pace”. Per fare durare i matrimoni che bisogna fare? “Ci va tanta pazienza, ma non la vendono più: perchè è troppo cara!”. Il mondo di oggi? “Non mi piace, con tutte queste guerre e tante ingiustizie. Tanto volte mi viene da pensare: ‘Ho iniziato a vivere con le guerre ma non immaginavo un finale della mia vita così’ ”. Cosa è importante per lei? “Al primo posto metto la famiglia e mio figlio Enrico Sclavo: lui è oberato di lavoro, ma trova sempre il tempo per sostenerci, nei momenti del bisogno. Ho due bravissimi nipoti, si chiamano Alessandro e Chiara”. La felicità per lei cosa è? “Sono attimi della vita che bisogna imparare a cogliere, non esiste la felicità assoluta! Io sono stata felice nei tanti viaggi che ho fatto: ricordo con piacere le prime crociere che si facevano allora, grazie alla Telecom. E non posso dimenticare la grandissima felicità provata nell’assistere a un matrimonio in India, al quale ero stata invitata”. Quando apre gli occhi di mattina cosa pensa? “Prego Dio e lo ringrazio sempre perché riesco ancora a parlare, dopo un ictus. E penso a tutte le cose che devo fare durante la giornata”. La vita? “Io mi sono sempre trovata bene nelle diverse situazioni, con momenti di grande difficoltà avuti nella Sconda guerra mondiale. Credo in Dio e vado qualche volta a Messa. Mio marito ha avuto qualche problema serio di salute e a volte fa fatica. Non ho paura di morire e spero di arrivare a quel momento senza grandi dolori prima. Mi auguro che la morte sia il passaggio verso un’altra vita, nella quale spero di poter essere più tranquilla”.
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