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11 luglio 2026

editoriale

Quello che si può e quello che non si può comprare e vendere

15 agosto 2025

Cuneo

Michael Sandel è un filosofo e uno dei decani dell’Università di Harvard. Tra i suoi corsi più noti c’è quello intitolato “Justice Today: Money, Markets and Moral” (“Giustizia oggi: denaro, mercati e morale”). Si tratta di un corso che, da anni, viene proposto da Harvard, anche online, nei programmi di insegnamento a distanza. Nella lezione conclusiva, esauriti gli interessanti contenuti, Sandel evidenzia la carenza di dibattito su quella che pare essere una delle domande fondamentali nei nostri tempi, e cioè se esistano limiti per il mercato. Sandel, infatti, lamenta la mancanza di una riflessione seria su ciò che il denaro può o non può comprare. Il tempo ha dato ragione al filosofo americano, perché quello che sta succedendo nelle relazioni internazionali, nelle campagne elettorali, nella sanità, nell’istruzione, nei trasporti e in molti ambiti della vita civile, denota una invadenza sempre più evidente dei grandi capitali della finanza, che rendono urgenti domande del tipo: è giusto subordinare il sostegno politico e militare all’Ucraina alla cessione di risorse preziose? È lecito permettere che i candidati in una competizione elettorale possano disporre di risorse notevolmente diverse? È eticamente accettabile che i tempi di un intervento chirurgico o di esami importanti possano essere così diversi in ragione delle disponibilità economiche di chi ne ha bisogno e può o non può accedere alla sanità privata (dove lavorano anche medici dipendenti di strutture pubbliche)? Comunque la si pensi in merito, pare evidente che non pochi passi siano stati fatti nella direzione dei “si” all’ingresso di logiche di mercato, senza una adeguata riflessione e senza un dibattito trasparente sulle domande fondamentali sulle quali insiste il Professor Sandel. A ben vedere, infatti, non siamo lontani dall’affermare che, quando il soccorso di uno Stato sovrano aggredito dipende dalla ricchezza del sottosuolo di quest’ultimo, quando gli strumenti di propaganda elettorale sono così impari, la fruibilità delle prestazioni sanitarie così diversa, ciò che viene comprato e venduto sono, nella sostanza, la sovranità di uno Stato, la democrazia e il diritto alla salute. Un altro concetto sul quale Sandel insiste è quello della “commodification” (più o meno, “mercificazione”) della persona o dei suoi diritti inviolabili. L’invadenza dell’economia e della finanza, da un lato, e le crescenti disuguaglianze, dall’altro lato, hanno infatti proiettato in una dimensione prima sconosciuta le possibilità di acquistare e la disponibilità a vendere, anche per effetto delle nuove tecnologie e dei vari social. Schiavitù e servitù della gleba sono esistiti per secoli (secondo alcuni, seppure con volti nuovi, esistono ancora oggi), la prostituzione, non si sa bene in virtù di quale evidenza documentale, viene proverbialmente definita “la professione più antica del mondo”. Oggi, però, siamo di fronte a qualcosa di diverso, che pone domande sulle quali varrebbe la pena riflettere. Ci si potrebbe chiedere, ad esempio, se sia lecito vendere, letteralmente, la propria vita privata, la propria intimità, le ecografie dei figli in grembo a una madre “postando” tutto quanto e, così, attirando curiosità sempre più morbose dei frequentatori dei social che, a loro volta, alimentano le vendite degli spazi pubblicitari nei vari profili. Non è raro sentire che, se si tratta di una libera scelta di una persona adulta, allora non ci sarebbe nulla da obiettare. Verrebbe da chiedersi se è proprio così e verrebbe anche da domandarsi se un certo modo di rappresentare la donna e il suo corpo alimenti quella inaccettabile spirale di violenza in cui anche una sola vittima è troppo. Se venisse accertato che una relazione tra commodification e violenza esiste, le considerazioni sul “se si tratta di adulti consenzienti, allora va tutto bene”, probabilmente cambierebbero. Sono tutte domande delicate, di quelle che non accettano risposte semplicistiche e a buon mercato. Pare evidente, però, che da qualche parte e in qualche modo il filo del discorso sia stato smarrito. Nel frattempo, chi è ricco ha continuato ad arricchirsi e i poveri sono diventati sempre più poveri e, nell’indifferenza più o meno generale, la gamma di ciò che viene comprato e venduto è diventata sempre più ampia, in un impoverimento generale che non è solo economico, ma anche e soprattutto umano.

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