cuneo

Khosro Nikzat racconta la situazione attuale e i diritti umani in Iran

20 luglio 2025

Cuneo

Dr. Khosro Nikzat Dr. Khosro Nikzat Khosro Nikzat, medico presso il reparto di Chirurgia generale ed oncologica dell’ospedale Santa Croce e Carle di Cuneo e presidente dell’Associazione dei medici e farmacisti iraniani residenti in Italia, ci ha raccontato la situazione attuale del Paese, approfondendo gli sviluppi delle ultime settimane. Ci ha anche descritto la realtà dell’associazione di cui è presidente, che da diversi anni conduce attività di informazione e momenti di incontro aperti alla cittadinanza tutta. Quando è nata l’associazione e come opera sul territorio? L’associazione, che ormai può contare su più di 15 anni di attività, organizza e partecipa a molti eventi nel corso dei quali si discute di diritti umani in Iran e della situazione in Medio Oriente. Alcuni di questi vengono organizzati anche da altri enti ed associazioni locali come ANPI, o dal Comune di Cuneo, in collaborazione con la nostra realtà. L’ultimo di questi è stato lo scorso maggio presso il Salone d’Onore del Comune di Cuneo, dove erano anche presenti 11 sindaci della provincia. Qual è l’obiettivo della vostra associazione? La nostra realtà è nata per essere di aiuto ai rifugiati politici e a tutti coloro che avessero bisogno di assistenza medica all’estero, soprattutto in Italia. Successivamente, siccome siamo tutti iraniani, la situazione del Paese per quanto riguarda i diritti umani in modo particolare ci premeva di prendere una direzione verso la difesa degli stessi e la condanna della violazione dei diritti umani e dei diritti delle donne in Iran. Il nostro obiettivo principale, quindi, è la difesa dei diritti umani. Noi cerchiamo di fare un lavoro di informazione su quanto succede. Svolgiamo quest’attività siccome il regime iraniano è stato condannato 72 volte dall’Assemblea generale dell’ONU per violazioni dei diritti umani. Questo perché è un regime dittatoriale, teocratico, integralista che opprime e reprime il popolo iraniano per motivi di egenomia politica all’interno e di espansione ideologica, politica e militare all’esterno, nel Medio Oriente. Voi come associazione avete contatti con la popolazione locale? Noi essendo dissidenti non abbiamo contatti con altre associazioni che convivono compiacentemente con il regime iraniano. Siamo in contatto e collaboriamo con tante altre associazioni che si posizionano contro il regime iraniano, sia all’estero che in Iran. Le andrebbe di raccontare la situazione attuale nel Paese? Dopo l’uccisione della povera Mahsa Amini per un ciuffo di capelli fuori posto, in Iran c’è stata una grandissima rivolta. All’anniversario della stessa, il regime iraniano ha creato questa guerra in Medio Oriente per deviare l’opinione pubblica interna ed esterna. Il regime pensava di archiviare questa crisi in pochi giorni, mentre poi non ha potuto più controllare il dilagarsi della fiamma della guerra che aveva causato lui stesso. Ora ci troviamo di fronte a una situazione molto particolare con un regime molto indebolito sia dal punto di vista esterno, siccome i suoi tentacoli hanno preso colpi duri, ma anche dal punto di vista interno: dopo gli ultimi attacchi, molti capi dei Pasdaran e dei militari hanno perso, causando anche all’interno dell’Iran un indebolimento fortissimo. Noi siamo simpatizzanti della Resistenza iraniana e del Consiglio nazionale della Resistenza iraniana, che è guidato da una donna che si chiama Maryam Rajavi. Sono 45 anni che questa resistenza è in lotta con il regime e noi, come sempre proposto da Maryam Rajavi, guida di questa resistenza, diciamo con forza no alla guerra, no alla condiscendenza con il regime, ma sì all’aiutare e al sostenere il popolo iraniano per rovesciare il regime ed instaurare una repubblica democratica libera, laica e non atomica. Ribadiamo la nostra condanna alla pena di morte e siamo per la pace con i nostri vicini. Infine, non vogliamo più le leggi della  Sharia, ma vogliamo le leggi della giustizia moderna basata sui diritti umani sanciti dalle Nazioni Unite. In Iran, ora, il regime ha molta paura di essere travolto dal popolo, per cui comincia a reprimere ancora di più di quanto fatto fino ad ora. In media uccide una persona ogni quattro ore. Per cui noi chiediamo ai governi, soprattutto quelli europei e quello italiano, di inserire nella lista dei terroristi i Pasdaran, di chiudere le ambasciate iraniane che sono covi di terrorismo e che reclutano persone per compiere atti terroristici, di chiudere tutti i centri culturali e le moschee legate al regime iraniano e di riconoscere il diritto all’autodifesa del popolo iraniano contro i Pasdaran e contro il regime, per poter cambiare l’Iran verso una democrazia libera e laica. Ci tengo a specificare che la resistenza iraniana è quella che per la prima volta ha svelato il sito atomico del regime iraniano nel 2022. Fino a quel momento, nessuno al mondo sapeva che l’Iran stava costruendo armi atomiche. Dopodiché, queste rivelazioni sono state fatte diverse volte da esponenti della resistenza, i quali, in ultimo qualche mese fa, hanno svelato un’altra centrale segreta che dimostra che, nonostante per tutti questi anni abbia firmato gli accordi atomici con il G7, il regime continuava a costruire centrali atomiche. La politica di condiscendenza degli stati europei e dell’Occidente nella sua totalità ha portato il regime a compiere gli atti disumani, cioè a fare uccidere le persone: 120.000 membri della resistenza sono stati giustiziati in questi anni, di cui 30.000 solo nel 1988. In più hanno potuto ancora costruire siti atomici e svolgere operazioni terroristiche in tutto il mondo. Questa politica di condiscendenza dell’Occidente è arrivata l’ora che smetta di esistere. Maryam Rajavi Maryam Rajavi
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