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Attilio Martinetto e i suoi quattro compagni

16 giugno 2025

Cuneo

Attilio Martinetto era nato a Castell’Alfero (Asti) il 1° febbraio 1922. Allo scoppio dell’ultima guerra, il 14 dicembre 1940 si arruolò nella Guardia di Finanza, e fu mandato sul fronte jugoslavo come allievo sottotenente. L’armistizio dell’8 settembre 1943 lo sorprese a Lubiana, ed allora rientrò a Castell’Alfero, dove partecipò alla costituzione del locale gruppo di Resistenza. Agente del Servizio X dei Partigiani Alle dipendenze della 6° Divisione Autonoma Alpina “Asti”, venne incaricato di arruolarsi nelle file della Repubblica Sociale, infiltrandosi nell’U.P.I. (il famigerato Ufficio Politico Investigativo) alle dipendenze del Federale di Cuneo Dino Ronza, un’ attività di grande responsabilità e di pericolo personale Con il nome di “Timo” agì quale agente del Servizio X, la rete partigiana di spionaggio ideata da Dino Giacosa e Aldo Sacchetti, distinguendosi per una preziosissima attività informativa politico-militare e di collegamento fra i comandi partigiani. Arrestato il 25 novembre 1944, a seguito del ritrovamento di documenti che rivelavano la sua doppia identità, riuscì ad evadere ma venne ripreso durante la fuga in treno con la giovane moglie Anna Maria Comandù , staffetta partigiana, e fu rinchiuso nel carcere di Cuneo. Una targa metallica sul muro della fucilazione Il mattino del 25 aprile 1945 Attilio Martinetto venne fucilato con quattro compagni - Rocco Bracciale (alias Rea), Edilio Gatti, Virgilio Cornaglia e Renato Tomatis - da un plotone di Brigate Nere contro il muro settentrionale del cimitero urbano, dove, per iniziativa di Sergio Costagli e Christian Vigne, è stata recentemente collocata una targa metallica alla memoria dei cinque Martiri. L’ultima lettera alla moglie Anna Maria Attilio Martinetto aveva sposato Anna Maria Comandù il 27 maggio 1944. Negli ultimi giorni di vita, dal carcere dell’UPI scrisse alcune lettere alla giovane moglie (non ancora diciottenne), che dimostrano il tenerissimo amore per Anna Maria e una fede religiosa straordinaria. Queste sono alcune frasi della sua ultima lettera, scritta nella notte del 24 aprile, poche ore prima della fucilazione: “Anna Maria cara, forse tu piangerai a leggere questa mia. Se piangi per te, per il tuo avvenire troncato, passi, ma se piangi per me, no! Ti sbagli. Anna Maria, nella tua ultima lettera mi esortavi ad avere fede in Dio; non credi quanto mi senta vicino a Lui in questi momenti! (…) Amore mio, ti ho sempre amata tanto, tu lo sai, ora ti amo più che mai perché ora maggiormente si accostano i due amori, per te e per Dio. (...) Prega, prega, prega tanto per me, e non dubitare che io pregherò tanto per te, perché Dio ti conceda quella felicità che purtroppo io non ti ho potuto dare. Vedi che io sono sereno, spero di esserlo anche tra poco davanti ai miei carnefici; sii forte anche tu nel tuo dolore e rendi forti anche i nostri genitori. Non ti dico addio … perché fra noi non vi è addio; resta e sii la consolazione dei nostri genitori, specie di tua madre che è sola e poi … arrivederci. Il tuo Attilio”. La Medaglia d’oro alla memoria di Attilio Martinetto Il 31 ottobre 2007 il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano firmò il decreto di conferimento della Medaglia d’oro al valore della Guardia di Finanza alla memoria di Attilio Martinetto, che il 21 giugno 2008, presso il Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Cuneo, alla presenza delle massime autorità civili, militari e religiose cuneesi fu consegnata alla vedova di Attilio, la signora Anna Maria Comandù, con la seguente motivazione: “Giovane e ardente finanziere, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 aderiva alla Resistenza, aggregandosi ad una divisione partigiana che lo incaricava di svolgere delicate e pericolose azioni informative. Infiltratosi nell’ufficio politico di una questura fascista repubblicana (di Cuneo), forniva preziose informazioni che consentirono di evitare la cattura di numerosi partigiani. In tale veste riuscì a far pervenire ai comandi partigiani il piano dettagliato per l’attacco alla città di Alba, proclamatasi repubblica autonoma, consentendo ai difensori di protrarre la resistenza oltre ogni logico limite. Catturato dai fascisti, riusciva a fuggire, ma si riconsegnava ai suoi carnefici per ottenere la liberazione della sua giovane sposa, presa in ostaggio. Dopo interminabili sevizie, veniva fucilato assieme ad altri compagni, nel giorno della Liberazione, dando esempio di luminoso spirito di sacrificio, eccezionale senso del dovere, prorompente anelito alla libertà ed eroico sprezzo della morte”.
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