Paola Brivio è nata il 6 ottobre 1962 a Saluzzo e oggi vive in una piccola borgata della valle Maira, a Stroppo. Dove è felice di poter accogliere i turisti (soprattutto tedeschi) che arrivano in tutte le stagioni.
I suoi genitori?
“Vivevo a Saluzzo con mia mamma, Lorenzina Barale, casalinga (nata a Verzuolo nel 1936) e con mio papà Ettore Brivio, antiquario (nato a Saluzzo nel 1935). Mio papà è mancato nel 1989 e mia mamma nel 2023. Sono figlia unica. Da loro ho imparato il rispetto per gli altri e la passione nel lavoro”.
Da bambina ha giocato tanto o poco?
“Da bambina ho giocato tantissimo! Ci trovavamo sempre sotto i viali in corso Roma a giocare a nascondino, ai ‘quattro angoli’ e sui pattini a rotelle. Andavamo anche all’oratorio delle Guglielmine, dove è nata la mia passione per la pallavolo”.
Le piaceva studiare?
“Ho frequentato l’Istituto tecnico commerciale Carlo Denina a Saluzzo e mi sono diplomata ragioniera. Studiare non mi piaceva esageratamente!”.
Quando ha iniziato a lavorare e che lavori ha fatto?
“Da bambina sognavo di diventare professoressa di Educazione Fisica. Ho iniziato a lavorare nel 1982 come segretaria, ma dopo due anni ho capito che non faceva per me. Ho così fatto la commessa presso la ‘Profumeria Madala’ di Saluzzo per alcuni anni. Dopo questa esperienza, ho scelto il mondo della ristorazione. Ho lavorato alla ‘Gargotta del Pellico’ e poi presso il ‘Bar Beppe’ di Saluzzo. Ho anche gestito per alcuni anni lo ‘Sporting Club’, un circolo di Saluzzo”.
Quando e come mai è arrivata a San Martino di Stroppo?
“In valle Maira sono arrivata nel 2001 e ho lavorato a Camoglieres nella ‘Locanda del Silenzio’, fino al 2007 e poi al “Convitto alpino” di Stroppo, per due anni scolastici. Nel 2008 sono arrivata a San Martino al Centro Culturale dove mi trovo tuttora. Ho così avuto modo di conoscere meglio Maria Schneider: una donna dura, ma con un buon cuore”.
E poi cosa è successo?
“Il Centro Culturale Borgata San Martino è diventato parte di me, e adesso, dopo la morte di Maria, avvenuta nel febbraio del 2022, lo gestisco io”.
Cosa bisogna fare per accogliere al meglio i turisti?
“Occorre impegnarsi per farli sentire a casa loro!”.
La Valle Maira è molto conosciuta fra i tedeschi grazie ad Andrea e Maria Schneider: che ricordi ha di loro?
“Erano veramente delle persone lungimiranti! Quando sono arrivati nella valle il turismo non c’era. I paesi erano spopolati. Hanno creato un ‘turismo lento’ e hanno dato vita ai “Percorsi occitani”, un anello di sentieri formato di 14 tappe su cui si sono sviluppate negli anni le nuove strutture ricettive”.
Il Centro culturale di borgata San Martino cosa propone?
“Il nostro Centro culturale offre camere, Posto Tappa e servizi di ristorazione. Abbiamo inoltre uno spazio dedicato a corsi Yoga e ad attività varie”.
Chi sono i turisti che arrivano, e da dove?
“I turisti che arrivano qui sono principalmente di madre lingua tedesca. Sono persone super rispettose dell’ambiente e abbiamo tanto da imparare da loro! Ci sgridano ad esempio se usiamo la pellicola per confezionare i picnic...”.
La fatica più grande, per lei?
“Portare avanti il lavoro fatto dagli Schneider, nella loro filosofia. Bisogna vedere le cose non solo come business, ma come modo di vita”.
La soddisfazione più grande?
“Vedere che i clienti storici continuano a frequentare San Martino, dove ritornano volentieri”.
Come vede il futuro della Valle Maira e su cosa deve puntare, secondo lei?
“Non bisogna puntare solo sul turismo. Bisognerebbe sviluppare anche attività legate all’artigianato e all’agricoltura. In valle Maira esistono già, ma secondo me non sono sufficienti”.
Lo Stato è attento ai problemi della montagna?
“Non proprio. I servizi sono carenti. Abbiamo strade piene di buche, ma evidentemente questo dettaglio, non secondario, non interessa a nessuno. Mancano anche servizi importanti, non c’è un asilo nido per i bimbi”.
Il mondo di oggi?
“Non mi piace. Troppa violenza sulle donne e troppa violenza anche da parte degli adolescenti. Sarebbe bello poter vivere in un mondo pieno di pace ed amore!”.
Cosa mette al primo posto nella sua vita?
“La serenità: e credo e spero in un futuro migliore”.
Il suo primo pensiero quando si sveglia?
“Penso subito a fare un buon caffè e poi a come pianificare la giornata lavorativa”.
paesi
Paola Brivio è nata il 6 ottobre 1962 a Saluzzo e oggi vive in una piccola borgata della valle Maira, a Stroppo. Dove è felice di poter accogliere i turisti (soprattutto tedeschi) che arrivano in tutte le stagioni.
I suoi genitori?
“Vivevo a Saluzzo con mia mamma, Lorenzina Barale, casalinga (nata a Verzuolo nel 1936) e con mio papà Ettore Brivio, antiquario (nato a Saluzzo nel 1935). Mio papà è mancato nel 1989 e mia mamma nel 2023. Sono figlia unica. Da loro ho imparato il rispetto per gli altri e la passione nel lavoro”.
Da bambina ha giocato tanto o poco?
“Da bambina ho giocato tantissimo! Ci trovavamo sempre sotto i viali in corso Roma a giocare a nascondino, ai ‘quattro angoli’ e sui pattini a rotelle. Andavamo anche all’oratorio delle Guglielmine, dove è nata la mia passione per la pallavolo”.
Le piaceva studiare?
“Ho frequentato l’Istituto tecnico commerciale Carlo Denina a Saluzzo e mi sono diplomata ragioniera. Studiare non mi piaceva esageratamente!”.
Quando ha iniziato a lavorare e che lavori ha fatto?
“Da bambina sognavo di diventare professoressa di Educazione Fisica. Ho iniziato a lavorare nel 1982 come segretaria, ma dopo due anni ho capito che non faceva per me. Ho così fatto la commessa presso la ‘Profumeria Madala’ di Saluzzo per alcuni anni. Dopo questa esperienza, ho scelto il mondo della ristorazione. Ho lavorato alla ‘Gargotta del Pellico’ e poi presso il ‘Bar Beppe’ di Saluzzo. Ho anche gestito per alcuni anni lo ‘Sporting Club’, un circolo di Saluzzo”.
Quando e come mai è arrivata a San Martino di Stroppo?
“In valle Maira sono arrivata nel 2001 e ho lavorato a Camoglieres nella ‘Locanda del Silenzio’, fino al 2007 e poi al “Convitto alpino” di Stroppo, per due anni scolastici. Nel 2008 sono arrivata a San Martino al Centro Culturale dove mi trovo tuttora. Ho così avuto modo di conoscere meglio Maria Schneider: una donna dura, ma con un buon cuore”.
E poi cosa è successo?
“Il Centro Culturale Borgata San Martino è diventato parte di me, e adesso, dopo la morte di Maria, avvenuta nel febbraio del 2022, lo gestisco io”.
Cosa bisogna fare per accogliere al meglio i turisti?
“Occorre impegnarsi per farli sentire a casa loro!”.
La Valle Maira è molto conosciuta fra i tedeschi grazie ad Andrea e Maria Schneider: che ricordi ha di loro?
“Erano veramente delle persone lungimiranti! Quando sono arrivati nella valle il turismo non c’era. I paesi erano spopolati. Hanno creato un ‘turismo lento’ e hanno dato vita ai “Percorsi occitani”, un anello di sentieri formato di 14 tappe su cui si sono sviluppate negli anni le nuove strutture ricettive”.
Il Centro culturale di borgata San Martino cosa propone?
“Il nostro Centro culturale offre camere, Posto Tappa e servizi di ristorazione. Abbiamo inoltre uno spazio dedicato a corsi Yoga e ad attività varie”.
Chi sono i turisti che arrivano, e da dove?
“I turisti che arrivano qui sono principalmente di madre lingua tedesca. Sono persone super rispettose dell’ambiente e abbiamo tanto da imparare da loro! Ci sgridano ad esempio se usiamo la pellicola per confezionare i picnic...”.
La fatica più grande, per lei?
“Portare avanti il lavoro fatto dagli Schneider, nella loro filosofia. Bisogna vedere le cose non solo come business, ma come modo di vita”.
La soddisfazione più grande?
“Vedere che i clienti storici continuano a frequentare San Martino, dove ritornano volentieri”.
Come vede il futuro della Valle Maira e su cosa deve puntare, secondo lei?
“Non bisogna puntare solo sul turismo. Bisognerebbe sviluppare anche attività legate all’artigianato e all’agricoltura. In valle Maira esistono già, ma secondo me non sono sufficienti”.
Lo Stato è attento ai problemi della montagna?
“Non proprio. I servizi sono carenti. Abbiamo strade piene di buche, ma evidentemente questo dettaglio, non secondario, non interessa a nessuno. Mancano anche servizi importanti, non c’è un asilo nido per i bimbi”.
Il mondo di oggi?
“Non mi piace. Troppa violenza sulle donne e troppa violenza anche da parte degli adolescenti. Sarebbe bello poter vivere in un mondo pieno di pace ed amore!”.
Cosa mette al primo posto nella sua vita?
“La serenità: e credo e spero in un futuro migliore”.
Il suo primo pensiero quando si sveglia?
“Penso subito a fare un buon caffè e poi a come pianificare la giornata lavorativa”.
Paola Brivio e il centro culturale di San Martino di Stroppo
07 giugno 2025
Cuneo
Paola Brivio è nata il 6 ottobre 1962 a Saluzzo e oggi vive in una piccola borgata della valle Maira, a Stroppo. Dove è felice di poter accogliere i turisti (soprattutto tedeschi) che arrivano in tutte le stagioni.
I suoi genitori?
“Vivevo a Saluzzo con mia mamma, Lorenzina Barale, casalinga (nata a Verzuolo nel 1936) e con mio papà Ettore Brivio, antiquario (nato a Saluzzo nel 1935). Mio papà è mancato nel 1989 e mia mamma nel 2023. Sono figlia unica. Da loro ho imparato il rispetto per gli altri e la passione nel lavoro”.
Da bambina ha giocato tanto o poco?
“Da bambina ho giocato tantissimo! Ci trovavamo sempre sotto i viali in corso Roma a giocare a nascondino, ai ‘quattro angoli’ e sui pattini a rotelle. Andavamo anche all’oratorio delle Guglielmine, dove è nata la mia passione per la pallavolo”.
Le piaceva studiare?
“Ho frequentato l’Istituto tecnico commerciale Carlo Denina a Saluzzo e mi sono diplomata ragioniera. Studiare non mi piaceva esageratamente!”.
Quando ha iniziato a lavorare e che lavori ha fatto?
“Da bambina sognavo di diventare professoressa di Educazione Fisica. Ho iniziato a lavorare nel 1982 come segretaria, ma dopo due anni ho capito che non faceva per me. Ho così fatto la commessa presso la ‘Profumeria Madala’ di Saluzzo per alcuni anni. Dopo questa esperienza, ho scelto il mondo della ristorazione. Ho lavorato alla ‘Gargotta del Pellico’ e poi presso il ‘Bar Beppe’ di Saluzzo. Ho anche gestito per alcuni anni lo ‘Sporting Club’, un circolo di Saluzzo”.
Quando e come mai è arrivata a San Martino di Stroppo?
“In valle Maira sono arrivata nel 2001 e ho lavorato a Camoglieres nella ‘Locanda del Silenzio’, fino al 2007 e poi al “Convitto alpino” di Stroppo, per due anni scolastici. Nel 2008 sono arrivata a San Martino al Centro Culturale dove mi trovo tuttora. Ho così avuto modo di conoscere meglio Maria Schneider: una donna dura, ma con un buon cuore”.
E poi cosa è successo?
“Il Centro Culturale Borgata San Martino è diventato parte di me, e adesso, dopo la morte di Maria, avvenuta nel febbraio del 2022, lo gestisco io”.
Cosa bisogna fare per accogliere al meglio i turisti?
“Occorre impegnarsi per farli sentire a casa loro!”.
La Valle Maira è molto conosciuta fra i tedeschi grazie ad Andrea e Maria Schneider: che ricordi ha di loro?
“Erano veramente delle persone lungimiranti! Quando sono arrivati nella valle il turismo non c’era. I paesi erano spopolati. Hanno creato un ‘turismo lento’ e hanno dato vita ai “Percorsi occitani”, un anello di sentieri formato di 14 tappe su cui si sono sviluppate negli anni le nuove strutture ricettive”.
Il Centro culturale di borgata San Martino cosa propone?
“Il nostro Centro culturale offre camere, Posto Tappa e servizi di ristorazione. Abbiamo inoltre uno spazio dedicato a corsi Yoga e ad attività varie”.
Chi sono i turisti che arrivano, e da dove?
“I turisti che arrivano qui sono principalmente di madre lingua tedesca. Sono persone super rispettose dell’ambiente e abbiamo tanto da imparare da loro! Ci sgridano ad esempio se usiamo la pellicola per confezionare i picnic...”.
La fatica più grande, per lei?
“Portare avanti il lavoro fatto dagli Schneider, nella loro filosofia. Bisogna vedere le cose non solo come business, ma come modo di vita”.
La soddisfazione più grande?
“Vedere che i clienti storici continuano a frequentare San Martino, dove ritornano volentieri”.
Come vede il futuro della Valle Maira e su cosa deve puntare, secondo lei?
“Non bisogna puntare solo sul turismo. Bisognerebbe sviluppare anche attività legate all’artigianato e all’agricoltura. In valle Maira esistono già, ma secondo me non sono sufficienti”.
Lo Stato è attento ai problemi della montagna?
“Non proprio. I servizi sono carenti. Abbiamo strade piene di buche, ma evidentemente questo dettaglio, non secondario, non interessa a nessuno. Mancano anche servizi importanti, non c’è un asilo nido per i bimbi”.
Il mondo di oggi?
“Non mi piace. Troppa violenza sulle donne e troppa violenza anche da parte degli adolescenti. Sarebbe bello poter vivere in un mondo pieno di pace ed amore!”.
Cosa mette al primo posto nella sua vita?
“La serenità: e credo e spero in un futuro migliore”.
Il suo primo pensiero quando si sveglia?
“Penso subito a fare un buon caffè e poi a come pianificare la giornata lavorativa”.