Un momento di festa alla Casa della giovane con il gruppo dei volontari e alcune delle ragazze ospiti
È il 1897: l’industrializzazione di fine secolo porta notevoli cambiamenti nella società, con la forbice tra ricchi e poveri che si allarga inesorabilmente in seguito alla concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi. Le donne in particolare sono le più sfruttate, costrette ad abbandonare le campagne e i luoghi di nascita e a trasferirsi nelle grandi città, alla ricerca di lavori sottopagati nelle nuove fabbriche, spesso irretite e costrette alla prostituzione.
Qualche anno prima con la “Rerum Novarum” la Chiesa ha posto con forza l’attenzione sulla nuova situazione sociale, e stimolato così la coscienza delle tante persone che sentono il bisogno di aiutare i più poveri. In questo clima a Friburgo un gruppo di donne benestanti fonda l’“Opera Cattolica Italiana della Protezione della Giovane” che alcuni anni più tardi diventerà l’Associazione Cattolica Internazionale al Servizio della Giovane (Acisif). L’idea si espande rapidamente, e in Italia viene trapiantata a Torino nel febbraio del 1902 da persone dell’ambiente cattolico, aristocratico, borghese e culturale della città d’inizio secolo. Nasce come associazione cattolica femminile e internazionale di volontariato. La lotta contro la “tratta delle bianche” è la motivazione che dà impulso alla sua nascita.
Contemporaneamente, ci si pone l’obiettivo di offrire alle giovani, che – per i motivi più diversi – si trovano lontane o prive dell’ambiente familiare, uno spazio e dei rapporti per favorirne la crescita umana e spirituale e lo sviluppo socio-culturale, assistendole nei loro diversi bisogni. L’associazione vuole essere fin dall’inizio uno spazio di famiglia per tutte le giovani alle quali non è data la possibilità di farne parte e per questo mette in opera numerosi servizi a “tutela e difesa” delle ragazze.
Passano pochi mesi, e già nel maggio del 1902 Monsignor Andrea Fiore, allora Vescovo della Diocesi, chiede che nasca una casa anche a Cuneo, assicurando ad essa tutto il suo appoggio. Per dare vita, sviluppo e continuità all’opera, la consegna alla Congregazione delle Suore di San Giuseppe affinché ne assumano la direzione morale ed economica.
All’inizio l’Associazione si occupa del collocamento di giovani donne a servizio nelle case borghesi, ma ben presto nasce l’esigenza di ospitare ragazze senza un alloggio, e la Congregazione delle Suore mette a disposizione una prima cameretta all’interno dei propri istituti.
Gli anni compresi tra il 1908 e il 1920 sono caratterizzati da vita povera, da stenti: si intensifica il lavoro «allo scopo di proteggere la giovane dappertutto dove si trovi sola, bisognosa e indifesa» (dallo Statuto del Comitato di Cuneo del 1913).
Si rivolgono all’Associazione circa 200 giovani l’anno, mandate dai parroci, condotte dalla polizia ferroviaria e dalla questura, raccolte dalle strade, sottratte a situazioni pericolose. Ad ognuna si cerca di dare consigli, appoggio, impiego temporaneo nell’ospizio, in altri istituti o presso famiglie fidate. Sono anche gli anni della guerra, durante i quali l’Associazione si dedica alle donne i cui mariti sono partiti per il fronte. Durante il periodo fascista, quando le leggi si fanno esplicitamente avverse alle donne, l’opera continua la sua attività anche se il suo nome deve cambiare in ottemperanza alle richieste del Governo: si chiama ora “Associazione Nazionale”. Perde, ma soltanto esteriormente, il carattere di internazionalità.
Nel luglio del 1927 viene affittato un alloggetto in via Asilo, angolo via Garibaldi, la cui direzione viene affidata a due suore Giuseppine, che consta di 9 letti e una cucina. I pasti caldi inizialmente provengono dalla Casa Madre delle suore Giuseppine. Le esigenze di ospitalità però aumentano continuamente, insieme alle richieste di aiuto, e dopo vari traslochi nella città, finalmente, grazie ad una cospicua eredità, a contributi del Ministero degli Interni e del Comune e donazioni di ricche famiglie, nel 1938 viene acquistato dalla Congregazione e successivamente donato all’Associazione l’immobile sito in Via Bersezio 27. Arriva una nuova guerra e le notti di ricovero di giovani di passaggio non si contano: 7.033 nel 1939, 10.685 nel 1940, 11.900 nel 1941, così come non si contano le giovani ospitate: 649 nel 1939, 712 nel 1940, 972 nel 1941; affollatissima la Casa nel 1942. Vengono accolte in modo particolare, provvedendo all’ospitalità anche con letti di fortuna, giovani profughe sfollate dalla vicina Francia.
Da quel 1938 la Casa della Giovane, come viene amichevolmente chiamata dai cuneesi, è ancora lì, a svolgere la sua funzione di ospitalità. Ha subito notevoli lavori di ampliamento, con l’elevazione di un piano nel 1960, e continui lavori di manutenzione e ammodernamento. Questi lavori hanno consentito anche di organizzare la presenza delle ospiti in piccole comunità alloggio che si autogestiscono: oggi la casa, divisa in mini appartamenti con la cucina in comune, è in grado di ospitare 22 ragazze contemporaneamente, che si organizzano e convivono tra di loro, con responsabilità e libertà, all’interno di una comunità di volontari che le aiuta e le protegge.
Rispetto a 123 anni fa la sua missione è ancora attualissima: la casa continua ad ospitare, senza alcuna discriminazione o distinzione di nazionalità, religione e appartenenza sociale (nel 2024 42 ragazze da 14 paesi), giovani donne che hanno bisogno di un alloggio perché scappano da situazioni di violenza in famiglia, che arrivano dalla strada, ragazze fragili, migranti provenienti non più dalle campagne ma da ogni parte del mondo per studiare o lavorare e costruirsi una vita indipendente, ragazze in difficoltà con le proprie famiglie, o semplicemente che cercano un lavoro e una sistemazione temporanea che non trovano. Ma la casa, oggi come nel passato, non è solo un tetto.
Nella casa vivono anche in modo permanente alcune suore della Congregazione di San Giuseppe: la loro presenza, insieme a quella dei volontari che dedicano parte del proprio tempo alla gestione, e ad organizzare momenti di incontro e formazione per le ospiti, fa sì che le ragazze trovino un ambiente che le accoglie, le aiuta, le sostiene nelle difficoltà, le supporta negli aspetti pratici della vita, e contribuisce alla loro realizzazione per raggiungere il pieno sviluppo della loro persona.
cuneo
Un momento di festa alla Casa della giovane con il gruppo dei volontari e alcune delle ragazze ospiti
È il 1897: l’industrializzazione di fine secolo porta notevoli cambiamenti nella società, con la forbice tra ricchi e poveri che si allarga inesorabilmente in seguito alla concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi. Le donne in particolare sono le più sfruttate, costrette ad abbandonare le campagne e i luoghi di nascita e a trasferirsi nelle grandi città, alla ricerca di lavori sottopagati nelle nuove fabbriche, spesso irretite e costrette alla prostituzione.
Qualche anno prima con la “Rerum Novarum” la Chiesa ha posto con forza l’attenzione sulla nuova situazione sociale, e stimolato così la coscienza delle tante persone che sentono il bisogno di aiutare i più poveri. In questo clima a Friburgo un gruppo di donne benestanti fonda l’“Opera Cattolica Italiana della Protezione della Giovane” che alcuni anni più tardi diventerà l’Associazione Cattolica Internazionale al Servizio della Giovane (Acisif). L’idea si espande rapidamente, e in Italia viene trapiantata a Torino nel febbraio del 1902 da persone dell’ambiente cattolico, aristocratico, borghese e culturale della città d’inizio secolo. Nasce come associazione cattolica femminile e internazionale di volontariato. La lotta contro la “tratta delle bianche” è la motivazione che dà impulso alla sua nascita.
Contemporaneamente, ci si pone l’obiettivo di offrire alle giovani, che – per i motivi più diversi – si trovano lontane o prive dell’ambiente familiare, uno spazio e dei rapporti per favorirne la crescita umana e spirituale e lo sviluppo socio-culturale, assistendole nei loro diversi bisogni. L’associazione vuole essere fin dall’inizio uno spazio di famiglia per tutte le giovani alle quali non è data la possibilità di farne parte e per questo mette in opera numerosi servizi a “tutela e difesa” delle ragazze.
Passano pochi mesi, e già nel maggio del 1902 Monsignor Andrea Fiore, allora Vescovo della Diocesi, chiede che nasca una casa anche a Cuneo, assicurando ad essa tutto il suo appoggio. Per dare vita, sviluppo e continuità all’opera, la consegna alla Congregazione delle Suore di San Giuseppe affinché ne assumano la direzione morale ed economica.
All’inizio l’Associazione si occupa del collocamento di giovani donne a servizio nelle case borghesi, ma ben presto nasce l’esigenza di ospitare ragazze senza un alloggio, e la Congregazione delle Suore mette a disposizione una prima cameretta all’interno dei propri istituti.
Gli anni compresi tra il 1908 e il 1920 sono caratterizzati da vita povera, da stenti: si intensifica il lavoro «allo scopo di proteggere la giovane dappertutto dove si trovi sola, bisognosa e indifesa» (dallo Statuto del Comitato di Cuneo del 1913).
Si rivolgono all’Associazione circa 200 giovani l’anno, mandate dai parroci, condotte dalla polizia ferroviaria e dalla questura, raccolte dalle strade, sottratte a situazioni pericolose. Ad ognuna si cerca di dare consigli, appoggio, impiego temporaneo nell’ospizio, in altri istituti o presso famiglie fidate. Sono anche gli anni della guerra, durante i quali l’Associazione si dedica alle donne i cui mariti sono partiti per il fronte. Durante il periodo fascista, quando le leggi si fanno esplicitamente avverse alle donne, l’opera continua la sua attività anche se il suo nome deve cambiare in ottemperanza alle richieste del Governo: si chiama ora “Associazione Nazionale”. Perde, ma soltanto esteriormente, il carattere di internazionalità.
Nel luglio del 1927 viene affittato un alloggetto in via Asilo, angolo via Garibaldi, la cui direzione viene affidata a due suore Giuseppine, che consta di 9 letti e una cucina. I pasti caldi inizialmente provengono dalla Casa Madre delle suore Giuseppine. Le esigenze di ospitalità però aumentano continuamente, insieme alle richieste di aiuto, e dopo vari traslochi nella città, finalmente, grazie ad una cospicua eredità, a contributi del Ministero degli Interni e del Comune e donazioni di ricche famiglie, nel 1938 viene acquistato dalla Congregazione e successivamente donato all’Associazione l’immobile sito in Via Bersezio 27. Arriva una nuova guerra e le notti di ricovero di giovani di passaggio non si contano: 7.033 nel 1939, 10.685 nel 1940, 11.900 nel 1941, così come non si contano le giovani ospitate: 649 nel 1939, 712 nel 1940, 972 nel 1941; affollatissima la Casa nel 1942. Vengono accolte in modo particolare, provvedendo all’ospitalità anche con letti di fortuna, giovani profughe sfollate dalla vicina Francia.
Da quel 1938 la Casa della Giovane, come viene amichevolmente chiamata dai cuneesi, è ancora lì, a svolgere la sua funzione di ospitalità. Ha subito notevoli lavori di ampliamento, con l’elevazione di un piano nel 1960, e continui lavori di manutenzione e ammodernamento. Questi lavori hanno consentito anche di organizzare la presenza delle ospiti in piccole comunità alloggio che si autogestiscono: oggi la casa, divisa in mini appartamenti con la cucina in comune, è in grado di ospitare 22 ragazze contemporaneamente, che si organizzano e convivono tra di loro, con responsabilità e libertà, all’interno di una comunità di volontari che le aiuta e le protegge.
Rispetto a 123 anni fa la sua missione è ancora attualissima: la casa continua ad ospitare, senza alcuna discriminazione o distinzione di nazionalità, religione e appartenenza sociale (nel 2024 42 ragazze da 14 paesi), giovani donne che hanno bisogno di un alloggio perché scappano da situazioni di violenza in famiglia, che arrivano dalla strada, ragazze fragili, migranti provenienti non più dalle campagne ma da ogni parte del mondo per studiare o lavorare e costruirsi una vita indipendente, ragazze in difficoltà con le proprie famiglie, o semplicemente che cercano un lavoro e una sistemazione temporanea che non trovano. Ma la casa, oggi come nel passato, non è solo un tetto.
Nella casa vivono anche in modo permanente alcune suore della Congregazione di San Giuseppe: la loro presenza, insieme a quella dei volontari che dedicano parte del proprio tempo alla gestione, e ad organizzare momenti di incontro e formazione per le ospiti, fa sì che le ragazze trovino un ambiente che le accoglie, le aiuta, le sostiene nelle difficoltà, le supporta negli aspetti pratici della vita, e contribuisce alla loro realizzazione per raggiungere il pieno sviluppo della loro persona.
La Casa della Giovane, una storia di accoglienza al femminile
01 giugno 2025
Cuneo
Un momento di festa alla Casa della giovane con il gruppo dei volontari e alcune delle ragazze ospiti
È il 1897: l’industrializzazione di fine secolo porta notevoli cambiamenti nella società, con la forbice tra ricchi e poveri che si allarga inesorabilmente in seguito alla concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi. Le donne in particolare sono le più sfruttate, costrette ad abbandonare le campagne e i luoghi di nascita e a trasferirsi nelle grandi città, alla ricerca di lavori sottopagati nelle nuove fabbriche, spesso irretite e costrette alla prostituzione.
Qualche anno prima con la “Rerum Novarum” la Chiesa ha posto con forza l’attenzione sulla nuova situazione sociale, e stimolato così la coscienza delle tante persone che sentono il bisogno di aiutare i più poveri. In questo clima a Friburgo un gruppo di donne benestanti fonda l’“Opera Cattolica Italiana della Protezione della Giovane” che alcuni anni più tardi diventerà l’Associazione Cattolica Internazionale al Servizio della Giovane (Acisif). L’idea si espande rapidamente, e in Italia viene trapiantata a Torino nel febbraio del 1902 da persone dell’ambiente cattolico, aristocratico, borghese e culturale della città d’inizio secolo. Nasce come associazione cattolica femminile e internazionale di volontariato. La lotta contro la “tratta delle bianche” è la motivazione che dà impulso alla sua nascita.
Contemporaneamente, ci si pone l’obiettivo di offrire alle giovani, che – per i motivi più diversi – si trovano lontane o prive dell’ambiente familiare, uno spazio e dei rapporti per favorirne la crescita umana e spirituale e lo sviluppo socio-culturale, assistendole nei loro diversi bisogni. L’associazione vuole essere fin dall’inizio uno spazio di famiglia per tutte le giovani alle quali non è data la possibilità di farne parte e per questo mette in opera numerosi servizi a “tutela e difesa” delle ragazze.
Passano pochi mesi, e già nel maggio del 1902 Monsignor Andrea Fiore, allora Vescovo della Diocesi, chiede che nasca una casa anche a Cuneo, assicurando ad essa tutto il suo appoggio. Per dare vita, sviluppo e continuità all’opera, la consegna alla Congregazione delle Suore di San Giuseppe affinché ne assumano la direzione morale ed economica.
All’inizio l’Associazione si occupa del collocamento di giovani donne a servizio nelle case borghesi, ma ben presto nasce l’esigenza di ospitare ragazze senza un alloggio, e la Congregazione delle Suore mette a disposizione una prima cameretta all’interno dei propri istituti.
Gli anni compresi tra il 1908 e il 1920 sono caratterizzati da vita povera, da stenti: si intensifica il lavoro «allo scopo di proteggere la giovane dappertutto dove si trovi sola, bisognosa e indifesa» (dallo Statuto del Comitato di Cuneo del 1913).
Si rivolgono all’Associazione circa 200 giovani l’anno, mandate dai parroci, condotte dalla polizia ferroviaria e dalla questura, raccolte dalle strade, sottratte a situazioni pericolose. Ad ognuna si cerca di dare consigli, appoggio, impiego temporaneo nell’ospizio, in altri istituti o presso famiglie fidate. Sono anche gli anni della guerra, durante i quali l’Associazione si dedica alle donne i cui mariti sono partiti per il fronte. Durante il periodo fascista, quando le leggi si fanno esplicitamente avverse alle donne, l’opera continua la sua attività anche se il suo nome deve cambiare in ottemperanza alle richieste del Governo: si chiama ora “Associazione Nazionale”. Perde, ma soltanto esteriormente, il carattere di internazionalità.
Nel luglio del 1927 viene affittato un alloggetto in via Asilo, angolo via Garibaldi, la cui direzione viene affidata a due suore Giuseppine, che consta di 9 letti e una cucina. I pasti caldi inizialmente provengono dalla Casa Madre delle suore Giuseppine. Le esigenze di ospitalità però aumentano continuamente, insieme alle richieste di aiuto, e dopo vari traslochi nella città, finalmente, grazie ad una cospicua eredità, a contributi del Ministero degli Interni e del Comune e donazioni di ricche famiglie, nel 1938 viene acquistato dalla Congregazione e successivamente donato all’Associazione l’immobile sito in Via Bersezio 27. Arriva una nuova guerra e le notti di ricovero di giovani di passaggio non si contano: 7.033 nel 1939, 10.685 nel 1940, 11.900 nel 1941, così come non si contano le giovani ospitate: 649 nel 1939, 712 nel 1940, 972 nel 1941; affollatissima la Casa nel 1942. Vengono accolte in modo particolare, provvedendo all’ospitalità anche con letti di fortuna, giovani profughe sfollate dalla vicina Francia.
Da quel 1938 la Casa della Giovane, come viene amichevolmente chiamata dai cuneesi, è ancora lì, a svolgere la sua funzione di ospitalità. Ha subito notevoli lavori di ampliamento, con l’elevazione di un piano nel 1960, e continui lavori di manutenzione e ammodernamento. Questi lavori hanno consentito anche di organizzare la presenza delle ospiti in piccole comunità alloggio che si autogestiscono: oggi la casa, divisa in mini appartamenti con la cucina in comune, è in grado di ospitare 22 ragazze contemporaneamente, che si organizzano e convivono tra di loro, con responsabilità e libertà, all’interno di una comunità di volontari che le aiuta e le protegge.
Rispetto a 123 anni fa la sua missione è ancora attualissima: la casa continua ad ospitare, senza alcuna discriminazione o distinzione di nazionalità, religione e appartenenza sociale (nel 2024 42 ragazze da 14 paesi), giovani donne che hanno bisogno di un alloggio perché scappano da situazioni di violenza in famiglia, che arrivano dalla strada, ragazze fragili, migranti provenienti non più dalle campagne ma da ogni parte del mondo per studiare o lavorare e costruirsi una vita indipendente, ragazze in difficoltà con le proprie famiglie, o semplicemente che cercano un lavoro e una sistemazione temporanea che non trovano. Ma la casa, oggi come nel passato, non è solo un tetto.
Nella casa vivono anche in modo permanente alcune suore della Congregazione di San Giuseppe: la loro presenza, insieme a quella dei volontari che dedicano parte del proprio tempo alla gestione, e ad organizzare momenti di incontro e formazione per le ospiti, fa sì che le ragazze trovino un ambiente che le accoglie, le aiuta, le sostiene nelle difficoltà, le supporta negli aspetti pratici della vita, e contribuisce alla loro realizzazione per raggiungere il pieno sviluppo della loro persona.