cuneo
Patti di collaborazione tra cittadini e Comune per prendersi cura di beni, materiali e immateriali
17 maggio 2025
Cuneo
Cuneo avrà il suo regolamento per l’amministrazione condivisa dei beni comuni, che arriva al termine di un lungo percorso partito tre anni fa e che, sulle orme di quanto hanno fatto già molte altre città, norma le modalità di collaborazione tra Amministrazione e “cittadini attivi” che vogliano prendersi cura, a titolo volontario e gratuito, di un bene comune.
“Arriviamo finalmente a mettere a terra un regolamento di cui l’Amministrazione ha iniziato a discutere nel 2022, con una delibera di Giunta. È stato un percorso lungo e che ha richiesto un grosso lavoro, prendendo spunto da regolamenti simili e facendone uno su misura per la nostra città, in base alle nostre esigenze e peculiarità. Sappiamo che non sarà perfetto, nessun regolamento lo è, ma grazie al lavoro fatto dall’ing. Lovera siamo a un buon punto di partenza” ha detto l’assessore con delega alla Valorizzazione del Patrimonio, Alessandro Spedale.
La premessa da cui si parte è che la città intende tutelare i beni che la collettività riconosce come comuni, vale a dire quelli, di carattere materiale e immateriale, che siano funzionali al benessere della comunità e dei suoi membri e all’esercizio dei diritti fondamentali.
Il regolamento, il cui testo è stato sdoganato dalla Commissione consiliare competente e che ora dovrà essere approvato dal Consiglio comunale, nasce con lo scopo di disciplinare le forme di collaborazione tra i cittadini e l’Amministrazione per la cura, la gestione condivisa e la rigenerazione dei beni comuni. Non possono però rientrare in questo tipo di collaborazione alcune materie specifiche, già disciplinate da altri regolamenti, come gli impianti sportivi, fatte salve aree sportive libere o dismesse (play-ground in parchi pubblici, campi da bocce...), l’organizzazione di eventi o manifestazioni e la manutenzione del verde delle rotatorie stradali. Tutta materia che viene infatti disciplinata con altri regolamenti a parte, già esistenti.
“Il cittadino ha la completa libertà di proporre qualsiasi forma di collaborazione e francamente vedendo i casi di altri comuni abbiamo notato una ricchezza di creatività incredibile. Ci sono patti che nemmeno ci saremmo immaginati, anche attività immateriali piuttosto inconsuete. Possono arrivare proposte molto fantasiose, da gestire in maniera ogni volta diversa. Sarà una bella sfida” ha spiegato Elena Lovera, responsabile dell’Ufficio per l’Amministrazione Condivisa, che è stato istituito ad hoc per seguire questa nuova materia.
“Ora arriva la parte più interessante e difficile: inizieranno ad arrivare le proposte dei cittadini e vedremo che succederà. I primi passi non saranno scontati. Anzitutto sarà fondamentale la collaborazione tra i vari uffici del Comune, perché per ogni patto servirà il contributo e la consulenza dell’ufficio di competenza. In secondo luogo, le proposte dei cittadini potranno essere le più svariate: ora inizia il lavoro interessante, che è anche un po’ un’incognita” ha commentato Massimiliano Galli, dirigente del settore Urbanistica, Attività Produttive, Politiche ambientali e Mobilità, che avrà competenza anche sul nuovo ufficio.
Patti di collaborazione: cosa sono e come funzionano
A legare il Comune con i cittadini attivi, che possono essere persone singole o associate, saranno i cosiddetti “patti di collaborazione”, uno strumento con cui le due parti concordano, al termine di un’attività di co-progettazione, tutto ciò che è necessario per la realizzazione degli interventi di cura, gestione o rigenerazione dei beni comuni. Il patto definisce obiettivi, durata, modalità di attuazione, ruolo e reciproci impegni, strumenti e procedure, nonché responsabilità e modalità di monitoraggio periodico.
Sono due le modalità che possono essere attivate, secondo il regolamento, per arrivare ad un patto di collaborazione. Da una parte i cittadini possono presentare proposte su loro iniziativa, inviandole all’Ufficio per l’Amministrazione Condivisa, che procederà all’istruttoria insieme a un tavolo tecnico. Dall’altra, la Giunta comunale può individuare beni comuni potenziali oggetto di patti di collaborazione e approvare linee di indirizzo per la loro cura, gestione e rigenerazione, pubblicando avvisi pubblici che ne specificano requisiti, termini, criteri e tempi per l'istruttoria.
I patti di collaborazione previsti possono essere di due tipi: ordinari o complessi. I primi riguardano interventi di cura su spazi e beni materiali e immateriali, ma non interventi di gestione condivisa o di rigenerazione. Sono considerate ordinarie, ad esempio, le collaborazioni che propongono attività di riparazione, pulizia, giardinaggio e tinteggiatura in piccoli spazi pubblici (piazze, marciapiedi, locali e cortili scolastici di proprietà pubblica...) o piccole aree verdi (aiuole, fioriere, orti collettivi, aree gioco, aree cani, ma non rotatorie e spartitraffico). Possono essere oggetto di patti di collaborazione ordinari anche attività come animazione territoriale, aggregazione sociale, iniziative educative e formative.
I patti di collaborazione complessi, invece, riguardano spazi pubblici o privati di uso pubblico, immobili di proprietà comunale o beni comuni immateriali, che possono avere caratteristiche di valore storico-culturale o dimensioni e valore economico significativo, su cui i cittadini propongono di attivare iniziative di gestione condivisa o rigenerazione sociale che comportino attività complesse o innovative di rivitalizzazione, riuso e gestione continuativa nel tempo. In questo caso la procedura è più complessa e prevede una serie di passaggi diversi a seconda della tipologia di collaborazione.
Come immaginabile, le attività oggetto dei patti devono essere prive di scopo di lucro, ad eccezione di piccole azioni e interventi previsti dal patto e finalizzate all'autofinanziamento delle attività, delle spese di gestione o dei costi. Dal canto suo, il Comune non può corrispondere compensi di nessuna natura, se non eventualmente l’attribuzione di vantaggi economici o forme di sostegno, come la disponibilità gratuita o l’acquisto di piccole attrezzature, materiali di consumo e dispositivi di protezione individuale, costi relativi alla formazione, polizze assicurative, uso gratuito di locali o spazi di proprietà comunale, utenze e spese di manutenzione.
Il regolamento integrale, le modalità di presentazione delle domande e ogni altra informazione ulteriore saranno consultabili sul sito del Comune (e in seguito su un sito ad hoc: www.impatti.cuneo.it), una volta che il regolamento sarà approvato dal Consiglio e sarà operativo.