editoriale
Il 20 maggio dell’anno 325, quindi esattamente 1700 anni fa, si apriva quello che poi fu chiamato il primo concilio ecumenico della storia cristiana: lo ricorda anche un documento, elaborato poche settimane fa, dalla Commissione Teologica Internazionale (vale a dire, la “crema della crema” della teologia globale…).
La sede del concilio fu la città di Nicea (oggi Iznik, in Turchia), alle porte della residenza imperiale di Nicomedia: dell’antica località oggi si può ancora vedere la moschea di anta Sofia (dove si tenne il settimo concilio ecumenico nel 787, contro gli iconoclasti, mentre un’antica leggenda parla dei resti di una basilica in fondo a un lago, sede del primo concilio niceno…).
Esso durò 5-6 mesi, convocato e presieduto dall’imperatore Costantino (tramite il suo fiduciario Osio vescovo di Cordova); da Roma il papa Silverio già anziano manderà due delegati; i vescovi della penisola italica hanno un solo rappresentante, così la Gallia, la Spagna, l’Africa; quindi i circa 300 padri conciliari (un’altra leggenda posteriore parlerà di 318 padri, come i servitori biblici di Abramo) provengono quasi tutti dalle chiese orientali.
L’imperatore, che fino a pochi anni prima era il Grande Satana, il Nemico dei cristiani, ora è diventato il “defensor fidei”, il protettore della fede cristiana (gli storici parleranno poi della “svolta costantiniana”): Costantino siede al centro dell’assemblea, i padri gli rendono omaggio (pur sapendo che egli non è ancora cristiano, perché si farà battezzare, dal vescovo Eusebio di Cesarea, solo poco prima della morte…).
Le chiese dell’Oriente lo venerano come santo (insieme alla madre Elena).
Il primo obiettivo del concilio niceno è, per usare il linguaggio della teologia, cristologico: si tratta di reagire con forza alla crisi ariana (da Ario, presbitero di Alessandria), che metteva in discussione la natura divina di Gesù Cristo.
Nell’oriente mediterraneo la lingua più diffusa e ufficiale era il greco, mentre le chiese occidentali usavano il latino: i padri discussero in toni accesi, usando parole che probabilmente non risuonavano in modo univoco nelle loro menti (sostanza e natura; consustanziale, in greco homo-oùsios, termine filosofico prima molto raro…); il vocabolario teologico (sul mistero della Trinità, il Figlio, lo Spirito Santo) era ancora in formazione, in progress…
Condannando l’eresia ariana il concilio elaborò un nuovo “Simbolo” della fede (integrato poi nel 381 dal secondo concilio ecumenico di Costantinopoli, da cui il termine niceno-costantinopolitano).
La prima parte del Credo niceno, di andamento più “statico”, descrive i rapporti tra il Padre e il Figlio (generato, non creato, della stessa sostanza del Padre…); la seconda, più “dinamica”, precisa l’opera redentrice del Figlio nella storia umana (con i vari verbi “di azione”: Gesù Cristo è disceso, si è incarnato, fatto uomo, ha patito, è morto, è risorto, salì al cielo; l’ultimo verbo è al futuro, verrà a giudicare…).
Alcuni Padri della Chiesa diranno che il Credo di Nicea è per un cristiano il “sigillo che si porta nel cuore”, san Tommaso d’Aquino lo chiamerà “compendio di tutta la Scrittura”.
Oltre alle definizioni dogmatiche su Gesù, Figlio incarnato, il Concilio di Nicea promulgò una ventina di cànoni disciplinari per il clero e l’amministrazione delle chiese e fissò la data liturgica della Pasqua (sulla quale c’erano discussioni e incertezze) nella domenica seguente al plenilunio di primavera.
Ma la crisi ariana era tutt’altro che risolta, e l’unità fra le chiese lontana dall’essere realizzata: dissidi e divisioni nelle chiese e tra i vescovi continuarono (anche per quelle difficoltà linguistiche accennate sopra, il vocabolario teologico-trinitario in fieri…).
L’imperatore Costantino si dimostrò incerto e altalenante (mandò più volte in esilio Atanasio vescovo di Alessandria, grande oppositore di Ario), diversi vescovi si scomunicarono a vicenda…). Nel 381 l’imperatore Teodosio (che l’anno precedente aveva dichiarato il cristianesimo religione di stato!) convocò un altro Concilio a Costantinopoli: la prima sessione si tenne addirittura nel palazzo imperiale; vi presero parte solo 150 padri (ma nessuno dalle chiese occidentali): fu integrato il Credo di Nicea, definendo lo Spirito Santo “consustanziale” al Padre e al Figlio.
Nell’anno 325 si teneva il Concilio di Nicea
11 maggio 2025
Cuneo
Il 20 maggio dell’anno 325, quindi esattamente 1700 anni fa, si apriva quello che poi fu chiamato il primo concilio ecumenico della storia cristiana: lo ricorda anche un documento, elaborato poche settimane fa, dalla Commissione Teologica Internazionale (vale a dire, la “crema della crema” della teologia globale…).
La sede del concilio fu la città di Nicea (oggi Iznik, in Turchia), alle porte della residenza imperiale di Nicomedia: dell’antica località oggi si può ancora vedere la moschea di anta Sofia (dove si tenne il settimo concilio ecumenico nel 787, contro gli iconoclasti, mentre un’antica leggenda parla dei resti di una basilica in fondo a un lago, sede del primo concilio niceno…).
Esso durò 5-6 mesi, convocato e presieduto dall’imperatore Costantino (tramite il suo fiduciario Osio vescovo di Cordova); da Roma il papa Silverio già anziano manderà due delegati; i vescovi della penisola italica hanno un solo rappresentante, così la Gallia, la Spagna, l’Africa; quindi i circa 300 padri conciliari (un’altra leggenda posteriore parlerà di 318 padri, come i servitori biblici di Abramo) provengono quasi tutti dalle chiese orientali.
L’imperatore, che fino a pochi anni prima era il Grande Satana, il Nemico dei cristiani, ora è diventato il “defensor fidei”, il protettore della fede cristiana (gli storici parleranno poi della “svolta costantiniana”): Costantino siede al centro dell’assemblea, i padri gli rendono omaggio (pur sapendo che egli non è ancora cristiano, perché si farà battezzare, dal vescovo Eusebio di Cesarea, solo poco prima della morte…).
Le chiese dell’Oriente lo venerano come santo (insieme alla madre Elena).
Il primo obiettivo del concilio niceno è, per usare il linguaggio della teologia, cristologico: si tratta di reagire con forza alla crisi ariana (da Ario, presbitero di Alessandria), che metteva in discussione la natura divina di Gesù Cristo.
Nell’oriente mediterraneo la lingua più diffusa e ufficiale era il greco, mentre le chiese occidentali usavano il latino: i padri discussero in toni accesi, usando parole che probabilmente non risuonavano in modo univoco nelle loro menti (sostanza e natura; consustanziale, in greco homo-oùsios, termine filosofico prima molto raro…); il vocabolario teologico (sul mistero della Trinità, il Figlio, lo Spirito Santo) era ancora in formazione, in progress…
Condannando l’eresia ariana il concilio elaborò un nuovo “Simbolo” della fede (integrato poi nel 381 dal secondo concilio ecumenico di Costantinopoli, da cui il termine niceno-costantinopolitano).
La prima parte del Credo niceno, di andamento più “statico”, descrive i rapporti tra il Padre e il Figlio (generato, non creato, della stessa sostanza del Padre…); la seconda, più “dinamica”, precisa l’opera redentrice del Figlio nella storia umana (con i vari verbi “di azione”: Gesù Cristo è disceso, si è incarnato, fatto uomo, ha patito, è morto, è risorto, salì al cielo; l’ultimo verbo è al futuro, verrà a giudicare…).
Alcuni Padri della Chiesa diranno che il Credo di Nicea è per un cristiano il “sigillo che si porta nel cuore”, san Tommaso d’Aquino lo chiamerà “compendio di tutta la Scrittura”.
Oltre alle definizioni dogmatiche su Gesù, Figlio incarnato, il Concilio di Nicea promulgò una ventina di cànoni disciplinari per il clero e l’amministrazione delle chiese e fissò la data liturgica della Pasqua (sulla quale c’erano discussioni e incertezze) nella domenica seguente al plenilunio di primavera.
Ma la crisi ariana era tutt’altro che risolta, e l’unità fra le chiese lontana dall’essere realizzata: dissidi e divisioni nelle chiese e tra i vescovi continuarono (anche per quelle difficoltà linguistiche accennate sopra, il vocabolario teologico-trinitario in fieri…).
L’imperatore Costantino si dimostrò incerto e altalenante (mandò più volte in esilio Atanasio vescovo di Alessandria, grande oppositore di Ario), diversi vescovi si scomunicarono a vicenda…). Nel 381 l’imperatore Teodosio (che l’anno precedente aveva dichiarato il cristianesimo religione di stato!) convocò un altro Concilio a Costantinopoli: la prima sessione si tenne addirittura nel palazzo imperiale; vi presero parte solo 150 padri (ma nessuno dalle chiese occidentali): fu integrato il Credo di Nicea, definendo lo Spirito Santo “consustanziale” al Padre e al Figlio.