sanità
Martedì 29 aprile è stato presentato alla Commissione Sanità dall’assessore alla Sanità Federico Riboldi e dall’ assessore al Welfare Maurizio Marrone, un dossier di circa novanta pagine propedeutico all’approvazione del nuovo Piano socio sanitario della Regione Piemonte. Il documento è la sintesi di studi commissionati dalla Giunta regionale a diversi soggetti esterni come l’Università Bocconi, il Consorzio per il sistema informativo e l’Istituto di ricerca socio economiche del Piemonte.
L’incontro avvenuto a Palazzo Lascaris ha acceso il dibattito tra maggioranza e opposizione presenti in consiglio regionale, rivelando due visioni completamente contrapposte sul documento che dovrà ridisegnare il sistema sanitario e sociale piemontese per i prossimi anni con investimenti, integrazione e innovazione.
La maggioranza lo ha definito “un atto di coraggio da parte del governo regionale perché, dopo molti anni, apporterà cambiamenti importanti nel rapporto tra sanità e sociale, ospedali e territorio, regolamentazione dei rapporti della sanità territoriale e del welfare all’interno delle Asl, rapporti con gli erogatori e i consorzi”.
La minoranza Pd ha invece replicato affermando che si tratta di “un documento fumoso che si limita a ribadire alcune ovvietà: la popolazione che invecchia, la necessità di offrire servizi sul territorio, costruire rapporti tra hub e spoke, le aziende sanitarie che si comportano in maniera disomogenea”.
Anche i 5 Stelle hanno un giudizio lapidario “Abbiamo assistito all’ennesima presa in giro: una semplice lettura di slide da parte degli assessori Riboldi e Marrone, senza alcuna documentazione ufficiale depositata, né una bozza completa del Piano, né un cronoprogramma seri”.
Al di là della contrapposizione partitica quello dell’altra settimana è l’avvio di un importante confronto che, oltre alle forze politiche, coinvolgerà gli operatori del settore e le amministrazioni locali. Il dibattito con l’ordine del giorno presentato in Provincia lunedì 5 maggio contro il declassamento di Ceva e Saluzzo sono già il primo esempio delle difficoltà che dovranno essere superate. Nel documento infatti si legge come ”Si rende necessario ripensare il sistema di Emergenza-Urgenza per renderlo più appropriato, sostenibile, efficiente ed efficace” anche se l’Assessore Riboldi ha affermato che non ci saranno chiusure dei Presidi.
Il dossier presentato, al momento, è una fotografia dell’esistente, ma nel Piano che dovrà essere approvato dal Consiglio regionale ci dovranno anche essere le proposte e soluzioni. Nelle prossime settimane sono previste circa 300 audizioni. Il percorso si presenta impegnativo, ma è fondamentale dare nuove strategie e politiche moderne e innovative al comparto socio sanitario che durante la pandemia ha evidenziato tutti i suoi limiti.
Il documento presenta la possibilità di molte analisi. Scegliamo due spunti tra i tanti che fanno riflettere.
La popolazione continua a diminuire
Le previsioni demografiche per la Regione mostrano un futuro caratterizzato dalla continua diminuzione della popolazione piemontese. Tra il 2023 e il 2050, si prevede una riduzione del numero di abitanti, che passerà da 4.251.351 a 3.936.841, con una perdita di oltre 300.000 residenti.
La popolazione del Piemonte sta attraversando un processo di invecchiamento progressivo, che sebbene rifletta una tendenza consolidata a livello nazionale, assume una particolare rilevanza per il sistema sanitario regionale. In effetti, l’età media della popolazione Piemontese (47,9 anni) è superiore a molte le regioni italiane.
Liste d’attesa per gli anziani non autosufficienti
Un altro argomento interessante sono le liste d’attesa degli anziani non autosufficienti e che confermano le preoccupazioni espresse dagli operatori del settore.
Il documento presentato in Commissione Sanità conferma che “In Piemonte vivono 255.000 anziani non autosufficienti e il peso dell’assistenza ricade in larga misura sulle famiglie”. Il documento però conclude affermando “che purtroppo non è realistico attendersi risorse aggiuntive significative”.
Sul tema è intervenuta la consigliera regionale PD Monica Canalis che con una nota ha accusato come “Sono quasi 24.000 in Piemonte gli anziani non autosufficienti in attesa per un posto convenzionato in Rsa o per una prestazione a domicilio, nonostante sia stata loro riconosciuta la necessità di assistenza. Il trend è in peggioramento: in quattro anni la lista è cresciuta dal 25%, passando da 19.145 a 23.876 persone. Sono persone non autosufficienti in condizioni gravissime, ma che restano in un limbo perché la Regione, per risparmiare, non attiva un numero sufficiente di convenzioni in Rsa e di progetti domiciliari. Sui 32.976 posti letto accreditati a dicembre 2024 nelle Rsa piemontesi, solo 14.000-15.000 sono in convenzione con il SSR per ricoveri definitivi, cioè con il 50% della retta finanziato dalla sanità regionale”
In effetti la spesa in Piemonte per convenzionamenti in RSA negli esercizi finanziari 2018, 2019 e 2020, è in costante diminuzione (2018 euro 249.402.754; 2019 euro 249.370.350; 2020 euro 238.474.690) nonostante gli aumenti inflattivi e contrattuali e sono oltre 2240 in Piemonte le richieste di valutazione all’Unità di Valutazione Geriatrica (194 nella ASL CN1) che non sono state concluse entro i 90 giorni previsti. Un tema ora certificato da dati oggettivi su cui bisognerà intervenire al più presto.
Entro il 2050 in Piemonte 300.000 abitanti in meno
11 maggio 2025
Cuneo
Martedì 29 aprile è stato presentato alla Commissione Sanità dall’assessore alla Sanità Federico Riboldi e dall’ assessore al Welfare Maurizio Marrone, un dossier di circa novanta pagine propedeutico all’approvazione del nuovo Piano socio sanitario della Regione Piemonte. Il documento è la sintesi di studi commissionati dalla Giunta regionale a diversi soggetti esterni come l’Università Bocconi, il Consorzio per il sistema informativo e l’Istituto di ricerca socio economiche del Piemonte.
L’incontro avvenuto a Palazzo Lascaris ha acceso il dibattito tra maggioranza e opposizione presenti in consiglio regionale, rivelando due visioni completamente contrapposte sul documento che dovrà ridisegnare il sistema sanitario e sociale piemontese per i prossimi anni con investimenti, integrazione e innovazione.
La maggioranza lo ha definito “un atto di coraggio da parte del governo regionale perché, dopo molti anni, apporterà cambiamenti importanti nel rapporto tra sanità e sociale, ospedali e territorio, regolamentazione dei rapporti della sanità territoriale e del welfare all’interno delle Asl, rapporti con gli erogatori e i consorzi”.
La minoranza Pd ha invece replicato affermando che si tratta di “un documento fumoso che si limita a ribadire alcune ovvietà: la popolazione che invecchia, la necessità di offrire servizi sul territorio, costruire rapporti tra hub e spoke, le aziende sanitarie che si comportano in maniera disomogenea”.
Anche i 5 Stelle hanno un giudizio lapidario “Abbiamo assistito all’ennesima presa in giro: una semplice lettura di slide da parte degli assessori Riboldi e Marrone, senza alcuna documentazione ufficiale depositata, né una bozza completa del Piano, né un cronoprogramma seri”.
Al di là della contrapposizione partitica quello dell’altra settimana è l’avvio di un importante confronto che, oltre alle forze politiche, coinvolgerà gli operatori del settore e le amministrazioni locali. Il dibattito con l’ordine del giorno presentato in Provincia lunedì 5 maggio contro il declassamento di Ceva e Saluzzo sono già il primo esempio delle difficoltà che dovranno essere superate. Nel documento infatti si legge come ”Si rende necessario ripensare il sistema di Emergenza-Urgenza per renderlo più appropriato, sostenibile, efficiente ed efficace” anche se l’Assessore Riboldi ha affermato che non ci saranno chiusure dei Presidi.
Il dossier presentato, al momento, è una fotografia dell’esistente, ma nel Piano che dovrà essere approvato dal Consiglio regionale ci dovranno anche essere le proposte e soluzioni. Nelle prossime settimane sono previste circa 300 audizioni. Il percorso si presenta impegnativo, ma è fondamentale dare nuove strategie e politiche moderne e innovative al comparto socio sanitario che durante la pandemia ha evidenziato tutti i suoi limiti.
Il documento presenta la possibilità di molte analisi. Scegliamo due spunti tra i tanti che fanno riflettere.
La popolazione continua a diminuire
Le previsioni demografiche per la Regione mostrano un futuro caratterizzato dalla continua diminuzione della popolazione piemontese. Tra il 2023 e il 2050, si prevede una riduzione del numero di abitanti, che passerà da 4.251.351 a 3.936.841, con una perdita di oltre 300.000 residenti.
La popolazione del Piemonte sta attraversando un processo di invecchiamento progressivo, che sebbene rifletta una tendenza consolidata a livello nazionale, assume una particolare rilevanza per il sistema sanitario regionale. In effetti, l’età media della popolazione Piemontese (47,9 anni) è superiore a molte le regioni italiane.
Liste d’attesa per gli anziani non autosufficienti
Un altro argomento interessante sono le liste d’attesa degli anziani non autosufficienti e che confermano le preoccupazioni espresse dagli operatori del settore.
Il documento presentato in Commissione Sanità conferma che “In Piemonte vivono 255.000 anziani non autosufficienti e il peso dell’assistenza ricade in larga misura sulle famiglie”. Il documento però conclude affermando “che purtroppo non è realistico attendersi risorse aggiuntive significative”.
Sul tema è intervenuta la consigliera regionale PD Monica Canalis che con una nota ha accusato come “Sono quasi 24.000 in Piemonte gli anziani non autosufficienti in attesa per un posto convenzionato in Rsa o per una prestazione a domicilio, nonostante sia stata loro riconosciuta la necessità di assistenza. Il trend è in peggioramento: in quattro anni la lista è cresciuta dal 25%, passando da 19.145 a 23.876 persone. Sono persone non autosufficienti in condizioni gravissime, ma che restano in un limbo perché la Regione, per risparmiare, non attiva un numero sufficiente di convenzioni in Rsa e di progetti domiciliari. Sui 32.976 posti letto accreditati a dicembre 2024 nelle Rsa piemontesi, solo 14.000-15.000 sono in convenzione con il SSR per ricoveri definitivi, cioè con il 50% della retta finanziato dalla sanità regionale”
In effetti la spesa in Piemonte per convenzionamenti in RSA negli esercizi finanziari 2018, 2019 e 2020, è in costante diminuzione (2018 euro 249.402.754; 2019 euro 249.370.350; 2020 euro 238.474.690) nonostante gli aumenti inflattivi e contrattuali e sono oltre 2240 in Piemonte le richieste di valutazione all’Unità di Valutazione Geriatrica (194 nella ASL CN1) che non sono state concluse entro i 90 giorni previsti. Un tema ora certificato da dati oggettivi su cui bisognerà intervenire al più presto.