Lunedì 14 aprile alle 20,45 in Sala Miretti a Savigliano si tiene l’assemblea provinciale del Partito Democratico che porterà al rinnovo della classe dirigente del partito e del segretario. Lascia Mauro Calderoni. Unico candidato Davide Sannazzaro, 46 anni, sindaco di Cavallermaggiore e consigliere provinciale.
Mauro Calderoni, 51 anni, è stato consigliere comunale a Saluzzo dal 2001, poi assessore per dieci anni, e sindaco per altri dieci, fino all’entrata lo scorso anno in consiglio regionale. Ha ricoperto molti ruoli ma il più “delicato” è stato quello dell’Ato provinciale dell’acqua dal 2020 al 2024. È segretario provinciale del Pd dal dicembre del 2021.
Come sta il Pd provinciale?
In un contesto nazionale e internazionale certamente complesso per le forze progressiste, la comunità democratica provinciale è indubbiamente in salute e in crescita: siamo arrivati a 19 circoli, con iscritti che aumentano e ci hanno permesso di realizzare iniziative sui territori, inclusi quelli più marginali, su temi rilevanti per la qualità di vita di cittadine e cittadini come la sanità, il welfare, le infrastrutture e i trasporti. Questo sforzo ci ha indubbiamente premiati se è vero che il Pd partecipa con ruoli determinanti in 4 delle giunte delle “7 sorelle” ed è presente anche in tante città più piccole e paesi.
In Provincia con uno scatto all’ultimo avete scelto di rompere la coalizione unitaria di Robaldo, strategia o anche con le liste civiche ci sono ancora differenze?
Sulla Provincia ha rotto Robaldo che, diventato presidente coi voti degli amministratori di centrosinistra, ha poi scelto di mettersi alla testa di una sedicente lista civica regionale, portando acqua alla destra piemontese. Non è più il nostro presidente, ma non per questo verrà meno il contributo di proposta, stimolo o critica per il bene della nostra provincia. Non possiamo negare le difficoltà di un ente che si sta appiattendo su maggioranze politiche regionali e nazionali che, come è sotto gli occhi di tutti, sono quanto meno in affanno (sanità e welfare alla sbando, bilancio regionale e nazionale in deficit, su infrastrutture e trasporti stendiamo un pietoso velo). Da qui la necessità di costruire una nuova proposta politica per la Granda. Alla provincia di Cuneo serve uno scatto, un’autonomia che, a nostro avviso, Robaldo totalmente asservito alle logiche partitiche della destra, non può più garantire.
Cosa pensa dunque di Patto Civico? Più alleato o più nemico?
Al momento il Patto Civico nasce come declinazione provinciale della lista civica di Alberto Cirio quindi evidentemente su posizioni non conciliabili con politiche e programmi di centrosinistra. Bisognerà però capire se e come questa formazione si presenterà alle urne e dunque se si affaccerà nelle amministrazioni locali. Mi pare di poter dire che in questa fase il Patto Civico è non altro che una suggestione, al massimo un auspicio, ma vedremo. Ben altro si muove al centro del panorama politico, con un fermento sincero e dal basso che si percepisce anche in Granda e che non strizza l’occhio al post fascismo.
Eppure governate ovunque, a partire dalle quattro delle sette sorelle del centrosinistra, con le liste civiche, sono un valore o no?
Lo chiede a me? Pur avendo avuto la tessera di un partito fin dal compimento dei miei 18 anni, ho sempre praticato una politica di grande attenzione alle specificità locali. I miei ispiratori sono stati Lido Riba e Mario Riu, uomini convintamente di partito, ma altresì sinceri animatori di formule civiche per il governo di paesi e città della Granda, persino dell’ente provinciale. Quel modello che Beppe Manfredi realizzò per primo a Fossano, l’abbiamo applicato ovunque, col nostro partito che si è sempre messo collaborativamente a disposizione di coalizioni ampie ed inclusive che sapessero sinceramente interpretare problemi ed aspettative delle varie comunità.
Fra due anni si va al voto nel capoluogo? Pensa a un Manassero bis? Anche con chi, come Centro per Cuneo, guarda a Patto Civico? O a una maggioranza diversa?
Come la sindaca ha più volte detto, e condivido, oggi tutta la concentrazione e le energie di giunta e maggioranza sono incanalate nello sforzo di completare il programma di mandato e in particolare i tanti progetti dei cospicui fondi straordinari intercettati e che stanno trasformando in meglio il capoluogo. Dal prossimo anno la Manassero aprirà il tavolo di confronto tra tutte le forze partitiche e civiche che la sostengono per iniziare ad imbastire un progetto per la Cuneo che verrà.
Ma c’è una vera alternativa a questa destra? Ve lo state chiedendo seriamente o vi siete rassegnati a una comoda opposizione sia a Torino che a Roma?
L’alternativa a questa destra c’è e sta in una forte presa di coscienza dei ceti popolari e medi e nella collaborazione tra loro sul presupposto che queste fasce stanno vivendo gli stessi problemi e hanno le stesse prospettive e insieme sono maggioranza nel Paese. Compito della sinistra e del Pd è di promuovere questa presa di coscienza e la necessità di mobilitazione di tutte le forze civiche moderate, ma non sovraniste e populiste, applicando a livello nazionale il modello con cui governiamo efficacemente apprezzati dai nostri concittadini tante comunità locali.
Riesce a fare politica nel nuovo ruolo regionale?
Il Consiglio è il luogo della politica e il ruolo di consigliere consente di avere uno sguardo largo sulle problematiche che attanagliano le comunità locali e sulle prospettive di sviluppo tracciate dai governi regionale e nazionale, comprese le opportunità offerte dai finanziamenti delle fondazioni bancarie, della regione, dei ministeri o della UE. Senza l’affanno e le incombenze dell’impegno amministrativo che, per come ho cercato di interpretarlo nella mia esperienza di assessore e sindaco, assorbiva quasi totalmente le mie giornate, ho l’opportunità di recuperare relazioni umane e politiche sui territori e di allacciarne di nuove per consolidare quell’alternativa di governo provinciale e regionale di cui la Granda e il Piemonte hanno bisogno.
cuneo
Lunedì 14 aprile alle 20,45 in Sala Miretti a Savigliano si tiene l’assemblea provinciale del Partito Democratico che porterà al rinnovo della classe dirigente del partito e del segretario. Lascia Mauro Calderoni. Unico candidato Davide Sannazzaro, 46 anni, sindaco di Cavallermaggiore e consigliere provinciale.
Mauro Calderoni, 51 anni, è stato consigliere comunale a Saluzzo dal 2001, poi assessore per dieci anni, e sindaco per altri dieci, fino all’entrata lo scorso anno in consiglio regionale. Ha ricoperto molti ruoli ma il più “delicato” è stato quello dell’Ato provinciale dell’acqua dal 2020 al 2024. È segretario provinciale del Pd dal dicembre del 2021.
Come sta il Pd provinciale?
In un contesto nazionale e internazionale certamente complesso per le forze progressiste, la comunità democratica provinciale è indubbiamente in salute e in crescita: siamo arrivati a 19 circoli, con iscritti che aumentano e ci hanno permesso di realizzare iniziative sui territori, inclusi quelli più marginali, su temi rilevanti per la qualità di vita di cittadine e cittadini come la sanità, il welfare, le infrastrutture e i trasporti. Questo sforzo ci ha indubbiamente premiati se è vero che il Pd partecipa con ruoli determinanti in 4 delle giunte delle “7 sorelle” ed è presente anche in tante città più piccole e paesi.
In Provincia con uno scatto all’ultimo avete scelto di rompere la coalizione unitaria di Robaldo, strategia o anche con le liste civiche ci sono ancora differenze?
Sulla Provincia ha rotto Robaldo che, diventato presidente coi voti degli amministratori di centrosinistra, ha poi scelto di mettersi alla testa di una sedicente lista civica regionale, portando acqua alla destra piemontese. Non è più il nostro presidente, ma non per questo verrà meno il contributo di proposta, stimolo o critica per il bene della nostra provincia. Non possiamo negare le difficoltà di un ente che si sta appiattendo su maggioranze politiche regionali e nazionali che, come è sotto gli occhi di tutti, sono quanto meno in affanno (sanità e welfare alla sbando, bilancio regionale e nazionale in deficit, su infrastrutture e trasporti stendiamo un pietoso velo). Da qui la necessità di costruire una nuova proposta politica per la Granda. Alla provincia di Cuneo serve uno scatto, un’autonomia che, a nostro avviso, Robaldo totalmente asservito alle logiche partitiche della destra, non può più garantire.
Cosa pensa dunque di Patto Civico? Più alleato o più nemico?
Al momento il Patto Civico nasce come declinazione provinciale della lista civica di Alberto Cirio quindi evidentemente su posizioni non conciliabili con politiche e programmi di centrosinistra. Bisognerà però capire se e come questa formazione si presenterà alle urne e dunque se si affaccerà nelle amministrazioni locali. Mi pare di poter dire che in questa fase il Patto Civico è non altro che una suggestione, al massimo un auspicio, ma vedremo. Ben altro si muove al centro del panorama politico, con un fermento sincero e dal basso che si percepisce anche in Granda e che non strizza l’occhio al post fascismo.
Eppure governate ovunque, a partire dalle quattro delle sette sorelle del centrosinistra, con le liste civiche, sono un valore o no?
Lo chiede a me? Pur avendo avuto la tessera di un partito fin dal compimento dei miei 18 anni, ho sempre praticato una politica di grande attenzione alle specificità locali. I miei ispiratori sono stati Lido Riba e Mario Riu, uomini convintamente di partito, ma altresì sinceri animatori di formule civiche per il governo di paesi e città della Granda, persino dell’ente provinciale. Quel modello che Beppe Manfredi realizzò per primo a Fossano, l’abbiamo applicato ovunque, col nostro partito che si è sempre messo collaborativamente a disposizione di coalizioni ampie ed inclusive che sapessero sinceramente interpretare problemi ed aspettative delle varie comunità.
Fra due anni si va al voto nel capoluogo? Pensa a un Manassero bis? Anche con chi, come Centro per Cuneo, guarda a Patto Civico? O a una maggioranza diversa?
Come la sindaca ha più volte detto, e condivido, oggi tutta la concentrazione e le energie di giunta e maggioranza sono incanalate nello sforzo di completare il programma di mandato e in particolare i tanti progetti dei cospicui fondi straordinari intercettati e che stanno trasformando in meglio il capoluogo. Dal prossimo anno la Manassero aprirà il tavolo di confronto tra tutte le forze partitiche e civiche che la sostengono per iniziare ad imbastire un progetto per la Cuneo che verrà.
Ma c’è una vera alternativa a questa destra? Ve lo state chiedendo seriamente o vi siete rassegnati a una comoda opposizione sia a Torino che a Roma?
L’alternativa a questa destra c’è e sta in una forte presa di coscienza dei ceti popolari e medi e nella collaborazione tra loro sul presupposto che queste fasce stanno vivendo gli stessi problemi e hanno le stesse prospettive e insieme sono maggioranza nel Paese. Compito della sinistra e del Pd è di promuovere questa presa di coscienza e la necessità di mobilitazione di tutte le forze civiche moderate, ma non sovraniste e populiste, applicando a livello nazionale il modello con cui governiamo efficacemente apprezzati dai nostri concittadini tante comunità locali.
Riesce a fare politica nel nuovo ruolo regionale?
Il Consiglio è il luogo della politica e il ruolo di consigliere consente di avere uno sguardo largo sulle problematiche che attanagliano le comunità locali e sulle prospettive di sviluppo tracciate dai governi regionale e nazionale, comprese le opportunità offerte dai finanziamenti delle fondazioni bancarie, della regione, dei ministeri o della UE. Senza l’affanno e le incombenze dell’impegno amministrativo che, per come ho cercato di interpretarlo nella mia esperienza di assessore e sindaco, assorbiva quasi totalmente le mie giornate, ho l’opportunità di recuperare relazioni umane e politiche sui territori e di allacciarne di nuove per consolidare quell’alternativa di governo provinciale e regionale di cui la Granda e il Piemonte hanno bisogno.
“Pd e civiche per battere questa destra in Granda e in Piemonte”
12 aprile 2025
Cuneo
Lunedì 14 aprile alle 20,45 in Sala Miretti a Savigliano si tiene l’assemblea provinciale del Partito Democratico che porterà al rinnovo della classe dirigente del partito e del segretario. Lascia Mauro Calderoni. Unico candidato Davide Sannazzaro, 46 anni, sindaco di Cavallermaggiore e consigliere provinciale.
Mauro Calderoni, 51 anni, è stato consigliere comunale a Saluzzo dal 2001, poi assessore per dieci anni, e sindaco per altri dieci, fino all’entrata lo scorso anno in consiglio regionale. Ha ricoperto molti ruoli ma il più “delicato” è stato quello dell’Ato provinciale dell’acqua dal 2020 al 2024. È segretario provinciale del Pd dal dicembre del 2021.
Come sta il Pd provinciale?
In un contesto nazionale e internazionale certamente complesso per le forze progressiste, la comunità democratica provinciale è indubbiamente in salute e in crescita: siamo arrivati a 19 circoli, con iscritti che aumentano e ci hanno permesso di realizzare iniziative sui territori, inclusi quelli più marginali, su temi rilevanti per la qualità di vita di cittadine e cittadini come la sanità, il welfare, le infrastrutture e i trasporti. Questo sforzo ci ha indubbiamente premiati se è vero che il Pd partecipa con ruoli determinanti in 4 delle giunte delle “7 sorelle” ed è presente anche in tante città più piccole e paesi.
In Provincia con uno scatto all’ultimo avete scelto di rompere la coalizione unitaria di Robaldo, strategia o anche con le liste civiche ci sono ancora differenze?
Sulla Provincia ha rotto Robaldo che, diventato presidente coi voti degli amministratori di centrosinistra, ha poi scelto di mettersi alla testa di una sedicente lista civica regionale, portando acqua alla destra piemontese. Non è più il nostro presidente, ma non per questo verrà meno il contributo di proposta, stimolo o critica per il bene della nostra provincia. Non possiamo negare le difficoltà di un ente che si sta appiattendo su maggioranze politiche regionali e nazionali che, come è sotto gli occhi di tutti, sono quanto meno in affanno (sanità e welfare alla sbando, bilancio regionale e nazionale in deficit, su infrastrutture e trasporti stendiamo un pietoso velo). Da qui la necessità di costruire una nuova proposta politica per la Granda. Alla provincia di Cuneo serve uno scatto, un’autonomia che, a nostro avviso, Robaldo totalmente asservito alle logiche partitiche della destra, non può più garantire.
Cosa pensa dunque di Patto Civico? Più alleato o più nemico?
Al momento il Patto Civico nasce come declinazione provinciale della lista civica di Alberto Cirio quindi evidentemente su posizioni non conciliabili con politiche e programmi di centrosinistra. Bisognerà però capire se e come questa formazione si presenterà alle urne e dunque se si affaccerà nelle amministrazioni locali. Mi pare di poter dire che in questa fase il Patto Civico è non altro che una suggestione, al massimo un auspicio, ma vedremo. Ben altro si muove al centro del panorama politico, con un fermento sincero e dal basso che si percepisce anche in Granda e che non strizza l’occhio al post fascismo.
Eppure governate ovunque, a partire dalle quattro delle sette sorelle del centrosinistra, con le liste civiche, sono un valore o no?
Lo chiede a me? Pur avendo avuto la tessera di un partito fin dal compimento dei miei 18 anni, ho sempre praticato una politica di grande attenzione alle specificità locali. I miei ispiratori sono stati Lido Riba e Mario Riu, uomini convintamente di partito, ma altresì sinceri animatori di formule civiche per il governo di paesi e città della Granda, persino dell’ente provinciale. Quel modello che Beppe Manfredi realizzò per primo a Fossano, l’abbiamo applicato ovunque, col nostro partito che si è sempre messo collaborativamente a disposizione di coalizioni ampie ed inclusive che sapessero sinceramente interpretare problemi ed aspettative delle varie comunità.
Fra due anni si va al voto nel capoluogo? Pensa a un Manassero bis? Anche con chi, come Centro per Cuneo, guarda a Patto Civico? O a una maggioranza diversa?
Come la sindaca ha più volte detto, e condivido, oggi tutta la concentrazione e le energie di giunta e maggioranza sono incanalate nello sforzo di completare il programma di mandato e in particolare i tanti progetti dei cospicui fondi straordinari intercettati e che stanno trasformando in meglio il capoluogo. Dal prossimo anno la Manassero aprirà il tavolo di confronto tra tutte le forze partitiche e civiche che la sostengono per iniziare ad imbastire un progetto per la Cuneo che verrà.
Ma c’è una vera alternativa a questa destra? Ve lo state chiedendo seriamente o vi siete rassegnati a una comoda opposizione sia a Torino che a Roma?
L’alternativa a questa destra c’è e sta in una forte presa di coscienza dei ceti popolari e medi e nella collaborazione tra loro sul presupposto che queste fasce stanno vivendo gli stessi problemi e hanno le stesse prospettive e insieme sono maggioranza nel Paese. Compito della sinistra e del Pd è di promuovere questa presa di coscienza e la necessità di mobilitazione di tutte le forze civiche moderate, ma non sovraniste e populiste, applicando a livello nazionale il modello con cui governiamo efficacemente apprezzati dai nostri concittadini tante comunità locali.
Riesce a fare politica nel nuovo ruolo regionale?
Il Consiglio è il luogo della politica e il ruolo di consigliere consente di avere uno sguardo largo sulle problematiche che attanagliano le comunità locali e sulle prospettive di sviluppo tracciate dai governi regionale e nazionale, comprese le opportunità offerte dai finanziamenti delle fondazioni bancarie, della regione, dei ministeri o della UE. Senza l’affanno e le incombenze dell’impegno amministrativo che, per come ho cercato di interpretarlo nella mia esperienza di assessore e sindaco, assorbiva quasi totalmente le mie giornate, ho l’opportunità di recuperare relazioni umane e politiche sui territori e di allacciarne di nuove per consolidare quell’alternativa di governo provinciale e regionale di cui la Granda e il Piemonte hanno bisogno.